«Io, disabile bullizzata dalle mie compagne». Aggredita da una trentina di coetanei

Milano, botte e intimidazioni per anni. Adesso indaga la procura dei minori

«Io, disabile bullizzata dalle mie compagne». E scrive tutto sul diario
di Michela Allegri
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Sabato 9 Aprile 2022, 00:21 - Ultimo aggiornamento: 10 Aprile, 11:51

Vessazioni, prese in giro, vere e proprie aggressioni. Un inferno durato per anni e che non si è interrotto nemmeno con la decisione di cambiare scuola. Vittima delle violenze di un branco di bulle, una quattordicenne milanese portatrice di handicap, derisa a causa della sua patologia, additata e addirittura picchiata, prima nel bagno della scuola, poi nello spogliatoio della palestra e, alla fine, aggredita mentre era con un’amica in un parcheggio da un gruppo composto da una trentina di coetanei. Ora, dopo la denuncia della madre, sul caso indaga la Procura dei minorenni di Milano.

LE VIOLENZE

Anna - il nome è di fantasia - ha raccontato il suo malessere in un diario. Gli anni della scuola media sono stati i più difficili della sua giovane vita: una compagna di classe l’aveva presa di mira e non perdeva occasione per farla sentire una nullità, insieme a un gruppetto di amiche. Per mesi Anna avrebbe subito prese in giro e violenze. Finché, tornata a casa piena di lividi e con il collo bloccato, si è confidata con la sorella maggiore, che ha raccontato ogni cosa alla madre, spingendola a sporgere denuncia. Anna ha messo nelle mani della donna il suo diario e ha detto che non sarebbe più andata a scuola. Così, la famiglia ha deciso di iscriverla in un altro istituto. Le vessazioni, però, non si sarebbero interrotte.

LA DENUNCIA

Ma ecco i fatti. Anna sostiene di essere stata presa in giro quasi ogni giorno e di essersi sentita isolata, frustrata, triste, spaventata. Nel dicembre 2019, sarebbe stata aggredita nel bagno della scuola. Un gruppetto di compagne, capeggiate dalla baby bulla, l’avrebbe spinta a terra. Poi, la capobranco l’avrebbe colpita allo stomaco con una raffica di calci. In gennaio, un nuovo agguato: Anna sarebbe stata picchiata all’interno dello spogliatoio della palestra dopo la lezione di educazione fisica. Racconta alla madre di essere stata spinta contro il muro. In effetti, ha riportato un trauma cranico, cervicale e lombare con prognosi di 7 giorni, durante i quali deve indossare il collare. È dopo questa aggressione che la vittima, all’epoca tredicenne, si confida con la sorella. Poco tempo dopo, i familiari decidono di cambiare scuola alla ragazzina. Le violenze, però, sarebbero proseguite, diventando ancora più pesanti. Nel febbraio del 2021, Anna trascorre un pomeriggio insieme a un’amica. Sono su un pullman, dirette a Milano. Sul mezzo è presente anche uno dei suoi ex compagni di scuola. Il ragazzino prende il telefono e chiama a rapporto gli amici.

«Scenderemo tra un paio di fermate, fatevi trovare lì», avrebbe detto. Quando Anna e l’amica scendono dall’autobus, si ritrovano accerchiate da una trentina di ragazzi. Tra loro c’è anche la bulla che per anni avrebbe vessato la ragazzina tra i banchi di scuola. Una delle ex compagne strappa il cellulare dalle mani di Anna, per impedirle di chiamare aiuto. Le vittime vengono trascinate in un parcheggio. «Va bene ragazzi, possiamo cominciare», dice la capobranco. E partono botte e spintoni. Fortunatamente, un carabiniere in borghese vede la scena, interviene e lancia l’allarme. Gli aggressori fuggono, mentre Anna finisce di nuovo al pronto soccorso: ha una spalla lussata e contusioni, i giorni di prognosi sono 21. Da quel giorno riceve telefonate anonime, denuncia ancora la madre, che si rivolge al Centro Nazionale Contro il Bullismo - Bulli Stop, associazione presieduta da Giovanna Pini. A presentare la denuncia - per stalking, sequestro di persona e lesioni - è stato il legale dell’associazione, l’avvocato Eugenio Pini, penalista esperto in materia e che assiste per il centro le vittime di violenza e bullismo.
 

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