Diagnosi sbagliata al pronto soccorso: «Torni a casa, è una forte contusione». Ma la ragazza ha il perone fratturato

Secondo caso in pochi giorni segnalato a Pordenone. La giovane - dopo un incidente in scooter - «liquidata dall'ospedale senza neanche una lastra»

Diagnosi sbagliata al pronto soccorso: «Torni a casa, è una forte contusione». Ma la ragazza ha il perone fratturato
di Loris Del Frate
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Domenica 8 Gennaio 2023, 09:56 - Ultimo aggiornamento: 16:20

PORDENONE - Quando il destino decide di scomporre le carte della vita può succedere veramente di tutto. Già, sembra impossibile, eppure è proprio così. Due donne, due visite al Pronto soccorso senza fare le lastre, due diagnosi uguali, “una forte contusione”, la stessa cura “cinque giorni di antidolorifici” e lo stesso esito: non era una botta, ma una frattura non diagnosticata. Ma c’è di più: entrambe le donne hanno le stesse iniziali, D. V.. Incredibile.

Diagnosi sbagliata al pronto soccorso. «Ha preso solo una botta vada a casa», invece è una frattura

Diagnosi sbagliate in ospedale

Tre sono le cose, invece, che divergono: ovviamente non sono le stesse donne, una vive a Pordenone, l’altra a Codroipo in provincia di Udine, i Pronto soccorso sono differenti e per finire una si era fratturata il gomito, l’altra il perone. A vedere quello che è accaduto, però, sembra proprio che la realtà sia stata più fantasiosa di ogni storia inventata.



LA PRIMA
Nei giorni scorsi è stata segnalata la disavventura di D.V., una donna pordenonese finita al Pronto soccorso dopo una caduta in casa. La dottoressa che l’aveva visitata l’ha liquidata senza aver ritenuto necessario farle fare una lastra. Sufficiente un antidolorifico. Alcuni giorni dopo, però, il dolore era ancora forte. Nuova visita e la scoperta: c’era una frattura al gomito.

LA SECONDA
Ieri al Gazzettino arriva una mail. A scrivere ancora D. V., ma si tratta di un’altra donna che racconta la sua di disavventura sanitaria, molto simile alla precedente. Il pronto soccorso è quello di San Daniele del Friuli, cittadina evidentemente più nota per il prosciutto che per la qualità delle cure del suo ospedale. «Sono D. V. e ho le stesse iniziali della donna di cui ho letto la storia. Vivo a Codroipo, leggo l’articolo e mi sembra di rivivere la mia stessa disavventura, anche se è capitata a mia figlia. Sconvolgente. Identica».

LA SCORSA PASQUA

«La stessa cosa, infatti - racconta D.V. di Codroipo - mi è successa il 16 aprile 2022, vigilia di Pasqua, però al Pronto soccorso di San Daniele del Friuli. Dopo una caduta con lo scooter, mia figlia viene portata in ospedale per accertamenti. Dopo la visita viene dimessa con diagnosi di semplice contusione, ma senza fare radiografie o accertamenti più specifici, nonostante avesse forti dolori alla gamba. Il medico nella sua diagnosi scrive anche che è sufficiente una cura con antidolorifici. Ce ne andiamo un po’ più rassicurate, anche se quella storia della mancata lastra non ci convinceva del tutto».

IL RITORNO
«Tutto finito? Neppure per sogno. Siccome i dolori non si placavano, due giorni dopo sono tornata al Pronto soccorso. Questa volta le hanno fatto i raggi e l’esito è stato evidente: frattura scomposta del perone! Non solo frattura, ma addirittura scomposta. Morale della favola quaranta giorni di gesso e infinite sedute di fisioterapia che sono ancora in corso. Siamo indignati per quanto accaduto e per le risposte ricevute alle nostre richieste di chiarimenti. A detta dei medici, infatti, la loro procedura non è stata sbagliata. Insomma, quella lastra secondo loro non serviva, nonostante l’errore visto che non era una contusione. Non ho mai fatto un esposto ufficiale, ma sto appurando che eventi del genere, purtroppo, non sono né isolati né rari. Anzi, da quanto ho sentito in giro si verificano spesso e in tutti i Pronto soccorso degli ospedali della regione. Non voglio trarre conclusioni affrettate - conclude - perchè sarebbe un po’ come sparare sulla Croce rossa. Invece voglio invitare tutti a una riflessione su Sanità, professionalità e responsabilità. È importante che la popolazione conosca e comprenda quello che accade in modo che fatti simili non di ripetano. E chi ha sbagliato si prenda le proprie responsabilità».

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