Depressa ricorre all'eutanasia in Svizzera a 47 anni: aperta un'inchiesta

Giovedì 11 Aprile 2019
Depressa ricorre all'eutanasia in Svizzera: aperta un'inchiesta

Istigazione al suicidio. La Procura di Catania ha aperto un'inchiesta per istigazione al suicidio sulla morte di una donna di 47 anni della provincia etnea che il 27 marzo ha fatto ricorso all'eutanasia in una clinica in SvizzeraLa donna non era malata terminale, ma da tempo avrebbe sofferto di una forma di depressione ed era seguita da psicologi dell'Azienda sanitaria provinciale. Il fascicolo, contro ignoti, è stato aperto dopo la denuncia ai carabinieri di uno dei fratelli della donna.

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I fratelli della donna, che era separata, erano all'oscuro della decisione della loro congiunta e avevano scoperto delle sue intenzioni per caso: un amico l'aveva incontrata all'aeroporto di Catania, dove era in attesa di un volo per la Svizzera, e aveva segnalato loro con un messaggio di «essere contento di averla vista fuori di casa». Raggiunta telefonicamente i suoi familiari hanno scoperto le sue intenzioni e hanno cercato, invano, di dissuaderla ma non sono riusciti a raggiungerla in tempo per parlarle di persona.

La donna, ha ricostruito la Procura di Catania sulla denuncia ricevuta, aveva già inviato 7.000 franchi svizzeri alla clinica elvetica, circa 6.200 euro, e aveva assunto la qualità di socio dell'associazione nella cui sede è stata poi praticata la morte assistita. L'ipotesi dei magistrati di Catania è che «il proposito suicida sia stato determinato o quanto meno rafforzato» dalla struttura medica dove è stata eseguita l'eutanasia. Convinzione rafforzata, secondo l'accusa, dal fatto che «la depressione non appare idonea a determinare l'accesso al 'suicidio assistito'». Per la Procura, infatti, quella patologia, seppure in forma grave e delirante di tipo somatico in soggetto con 'sindrome di eagle' di cui la donna soffriva, non è un male incurabile.

Alla luce di questo la Procura ha fatto eseguire un sequestro cautelare dai carabinieri e dalla guardia di finanza di un immobile e di un conto corrente intestato alla 47enne. Il provvedimento, però, è stato rigettato dal Gip che ha sottolineato come la donna abbia seguito regolarmente l'iter per la preparazione per la morte assistita ottenendo la cosiddetta 'luce verde provvisoria' per l'accompagnamento alla morte volontaria. Inoltre il giudice ha osservato che la 47enne, quando si è rivolta all'associazione in Svizzera, non fosse in uno stato di infermità o deficienza fisica tale da indurla ad avere compiuto la sua scelta senza averne la necessaria consapevolezza. Inoltre ha evidenziato che la depressione, seppure grave, non comporta di per sé una compromissione o un'alterazione della capacità di intendere e volere da parte di chi ne soffre. Per il Giudice delle indagini preliminari, insomma, non esiste il 'fumus del reato in contestazione'. Per la Procura di Catania invece sì, tanto che sta valutando se ricorrere contro la decisione del Gip.
 

Ultimo aggiornamento: 18:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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