Spruzza deodorante sui colleghi stranieri: «Vi rimando in Africa», condannato pizzaiolo e il titolare del ristorante a Milano Video

Sabato 25 Gennaio 2020
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Si è difeso dicendo che «stava scherzando», «che non aveva intenti razzisti» mentre spruzzava deodorante sui colleghi stranieri, ma non gli hanno creduto e hanno condannato anche la società della pizzeria di cui è dipendente. «Alza le ascelle», «ma perché non lo usate questo?». Lo diceva un anno fa un pizzaiolo, ma con funzioni direttive, ad alcuni suoi colleghi di lavoro di colore mentre spruzzava contro di loro del deodorante, a Rossopomodoro alla Stazione Centrale di Milano.


Rossopomodoro, spray "disinfestante" sui lavoratori neri in una pizzeria a Milano



 

Il video, realizzato da un collega, era finito su Facebook e ne era nata una causa, decisa dal giudice del Tribunale del lavoro di Milano che ha condannato in solido il dipendente e la società a una cifra intorno agli 8mila euro a favore dei due lavoratori. 

Il giudice ha condannato non solo l'autore del gesto ma anche la società che non ha impedito si creasse un «clima umiliante e offensivo» nei confronti dei lavoratori insultati e ha anche imposto alla pizzeria di organizzare un corso di formazione al rispetto delle persone. La società in giudizio aveva sostenuto che il pizzaiolo era il solo responsabile del gesto da cui aveva preso le distanze. 

Un teste aveva riferito di aver sentito pronunciare dall'uomo frasi come «africani di merda», «ti rimando in Africa», «devo comperare il deodorante per loro». Fino alla goccia che ha fatto traboccare il vaso, il 26 gennaio 2019, nella pizzeria all'interno della Stazione centrale di Milano. 

I dipendenti oggetto delle molestie a sfondo razzista si erano rivolti agli avvocati Alberto Guariso, Livio Neri e Daniele Bergonzi, che rappresentano l'Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione). Il giudice ha qualificato il comportamento del pizzaiolo come «molestie razziali» e ha condannato il datore di lavoro perché ha di fatto consentito queste condotte, creando «un ambiente lavorativo non inclusivo e di non accoglienza». 

«Non vi è dubbio che fra gli obblighi vi è anche quello - è scritto nell'ordinanza del giudice Sara Manuela Moglia - di assicurare ai propri dipendenti un ambiente lavorativo nel quale la persona non sia vittima di soprusi, trattamenti degradanti, umilianti e discriminatori». 

Per il giudice, inoltre, «il diritto fa obbligo al datore di lavoro di assicurare ai lavoratori il diritto all'integrità fisica e la personalità morale». «Nelle immagini - scrive il magistrato nell'asettico linguaggio giuridico, ma non per questo meno impressionante, descrivendo il video - si vede il sig... che, con in mano un deodorante, chiama al suo cospetto, uno per volta, tre dipendenti, ordina loro si alzare la maglietta e di alzare le braccia, spruzza sotto le ascelle e sul corpo il prodotto e poi se ne va».
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