«L'ho uccisa per 3,20 euro, mi sono comprato una birra»: confessa l'assassino di Barge

«L'ho uccisa per 3,20 euro, mi sono comprato una birra»: confessa l'assassino di Barge
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Venerdì 8 Febbraio 2019, 21:35

CUNEO Ha ucciso per una manciata di spicci, 3,20 euro, poi ha usato il bottino per comprarsi una birra. Ha confessato Daniele Ermanno Bianco, il muratore quarantenne arrestato per l’omicidio di Anna Piccato, la pensionata di settant’anni anni uccisa lo scorso 23 gennaio a Barge, nel Cuneese, il volto irriconoscibile per le ferite inferte. In carcere da dieci giorni, l’uomo ha ammesso di averla colpita più volte con una chiave inglese - che non è stata trovata - per rapinarla e poi ha speso i soldi per una birra.
UNDICI COLPI INFERTI AL VOLTO
L’ammissione è avvenuta durante l’interrogatorio in carcere, di fronte al procuratore capo Onelio Dodero e al sostituto Alberto Braghin. Stando alle indagini, Anna Piccato è uscita di casa di buon mattino per sbrigare alcune piccole commissioni, poi si è fermata a fare colazione al bar: in tasca aveva il resto di 3,20 euro, che non è stato trovato. Le indagini la donna avrebbe avuto in tasca 3,20 euro, il resto della colazione al bar, che non sono stati trovati. Anna Piccato è stata colpita undici volte con una chiave inglese al volto, ferite di violenza inaudita - riferiscono gli investigatori - che hanno sfigurato la pensionata. Quindi Daniele Bianco ha trascinato il corpo senza vita della donna dietro il muro della chiesa, dove è stata ritrovato tre ore dopo. Nessuna traccia invece della chiave inglese e del giubbotto arancione che l’aggressore indossava quel mattino: li ha getti in un cassonetto della spazzatura svuotato poche ore dopo.
ASCOLTATI 180 TESTIMONI
A incastrare definitivamente l’omicida sono state le tracce di dna della vittima trovate sulle sue scarpe e sul suo zaino, oltre all’acquisizione e all’esame di una quindicina di video tratti da sistemi di videosorveglianza privati. Bianco, ben prima di decidere di confessare ammettendo le sue responsabilità, ha materialmente apposto la propria firma sull’omicidio: incontrovertibili sono stati infatti i match biologici che hanno documentato la presenza di tracce ematiche della povera Anna Piccato su capi di abbigliamento e manufatti di proprietà dell’arrestato. Alla luce di ciò, delle numerose incongruenze nonché delle continue ritrattazioni fornite in merito alla ricostruzione di ciò che ha fatto la mattina dell’omicidio, l’uomo è stato inchiodato alle proprie responsabilità. Dall’alba del 24 gennaio è nel carcere Cerialdo e per due settimane si è dichiarato innocente. Nelle ore successive all’uccisione sono stati ascoltati come testimoni dai carabinieri 180 persone, tutti coloro in possesso di un telefono che ha agganciato la cella della zona, passanti e residenti, oltre al controllo di quindici telecamere private della zona. «Il caso era molto complicato - afferma il procuratore Dodero - E’ stata una confessione di necessità: quando si compie un grave crimine si tende naturalmente a rimuoverlo perché il peso è troppo grande. Bianco non ha spiegato il motivo di tanta efferatezza e ci stiamo ancora lavorando. L’arrestato sostiene di aver agito da solo».

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