Belluno, l'albergatrice disperata: «Senza soldi per mangiare, rovinata dallo Stato e dalle banche»

Sabrina Soppera, l'albergatrice di Rocca Pietore che lancia il grido d'allarme
di Raffaella Gabrieli
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Giovedì 11 Marzo 2021, 10:40 - Ultimo aggiornamento: 12:16

ROCCA PIETORE «Io, albergatrice, mi sento abbandonata. A fronte di un anno senza lavoro mi ritrovo con tante bollette e fatture in scadenza e zero ristori. Non siamo morti di Covid-19, è vero. Ma se il Governo continua su questa strada a non aver più vita saranno le nostre attività». E’ uno sfogo accorato quello di Sabrina Soppera, titolare dell’hotel Villa Eden di Rocca Pietore, che ai giovani, colleghi e non, dice: «Scappate all’estero: forse avrete più rispetto di quello che stiamo ricevendo qua in questo momento».

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NELL’INDIFFERENZA
«Dopo un anno - afferma l’imprenditrice - siamo allo stremo delle forze, con gli indennizzi che continuano a non arrivare. Ci ritroviamo senza nemmeno più il diritto di avere i soldi per mangiare. E intanto di notte si dorme poco e ci si risveglia nel panico. Da metà febbraio dell’anno scorso ad oggi abbiamo lavorato in agosto mentre un giorno prima di Natale ci hanno fatto chiudere lasciandoci in preda all’ansia. Sono seguite tutte le cancellazioni con le caparre da restituire: lavorando per il 60-80% con il mercato estero chi poteva venire con certe restrizioni? Pochi conoscono la realtà e i sacrifici degli albergatori oppure, più semplicemente, non se ne vuol parlare. Lo scorso anno abbiamo ricevuto 3-4mila euro di ristori su fatturati di 100-200mila euro mentre i colleghi europei hanno avuto indennizzi prima dell’estate e anche in autunno. Siamo tutti europei, ci dicono. Ma allora non dovremmo essere tutti uguali?». L’albergatrice evidenzia come la situazione, nel complesso, stia giocando sulla pelle della sua e di altre categorie. «Da italiana - sottolinea - mi vergogno. E pensare che abbiamo l’attività dal 1973 e ne abbiamo passate tante… Sono stanca di sentire da anni che si abbasseranno le tasse e invece ciò non accade mai: bisognerebbe denunciare in Europa questa ingiustizia. Che poi, le chiamano tasse, ma quando paghi il 40-50-60% degli introiti diventano ben altro».

GLI AIUTI
«In tempi di benessere - ricorda Soppera - le banche venivano a bussare alla porta per offrire soldi. Ora, con la pandemia, sono state le prime a metterci in ginocchio: è facile portare via in un minuto i sacrifici di una vita. I miei genitori, emigranti, lasciarono la Svizzera per tornare a lavorare in Italia, questa Italia che abbiamo sempre avuto nel cuore, nell’orgoglio del lavoro e del sacrificio. Ma ora chi ci dovrebbe guidare non ha evidentemente lo stesso amor di patria. Chiedo al Governo: chi ci pagherà la scadenza dell’Enel tra pochi giorni? L’alternativa è che ci venga staccata la corrente. E chi farà fronte ad acqua, rifiuti, fornitori e altro ancora? In quest’anno di non lavoro la politica si rende conto delle difficoltà? O per farglielo capire serve l’ennesimo gesto estremo di qualche imprenditore sfinito?». «Noi - conclude l’albergatrice di Bosco Verde di Rocca Pietore - siamo italiani nell’anima e nel cuore, a differenza di chi prende lo stipendio per aiutare i cittadini mentre lo dovrebbero restituire. Dopo un anno di parole e di rassicurazioni dove sono i fatti? Chiedo giustizia: dateci subito quello che abbiamo perso perché ci avete fatto chiudere. Altrimenti, avreste dovuto lasciarci lavorare. Ciò, come ci è stato spiegato, ci è stato negato perché il virus era pericoloso e mortale. Ma alla luce dell’attuale situazione si sappia che siamo morti lo stesso».

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