CORONAVIRUS

Covid Sardegna, barman rinchiuso in hotel con sintomi: «Nessuno mi visita, non mi portavano nemmeno il cibo»

Venerdì 28 Agosto 2020
Sardegna, barman rinchiuso in hotel con sintomi: «Nessuno mi visita, non mi portavano nemmeno il cibo»

Odissea per un giovane di Orgosolo (Nuoro), Marco Piras di 20 anni, barman in un hotel a cinque stelle di Porto Rotondo, con sintomi riconducibili al Covid (febbre, olfatto e gusto alterati) per poter essere sottoposto al tampone e visitato da un medico. È lo stesso giovane a raccontare la sua storia su Instagram, dalla piccola dependance dell'albergo dove si trova in isolamento da domenica scorsa, senza che riesca a ottenere risposte dalla Assl e dal Mater Olbia.

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Non solo: i genitori non riescono ad organizzare un trasferimento in auto ad Orgosolo perché ci vogliono mezzi speciali: «Stavo lavorando vicino a Porto Rotondo - scrive il giovane - Da domenica ho iniziato ad avvertire un forte mal di gola e mal di testa. L'hotel mi ha messo in isolamento nel mio alloggio nascondendo la notizia per non creare allarmismi. Per due giorni non sono stato visitato da nessun medico e non mi è neanche stato portato da mangiare. Al terzo giorno ho avvisato chi di dovere e il pranzo e la cena hanno iniziato ad arrivare».

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«I sintomi hanno iniziato a peggiorare: sono arrivati febbre, olfatto e gusto alterati, e una debolezza fisica presente anche ora, che mi impedisce di stare per molto tempo in piedi senza avvertire capogiro. Sono andato al Mater Olbia da cui sono stato mandato via dicendomi di chiamare la Assl. Dopo 40 chiamate senza risposta mi sono rivolto ai Carabinieri che mi hanno fornito un altro numero, ma anche lì mi hanno detto che loro non potevano fare niente e che avrei dovuto contattare la Assl. Ancora chiamate senza risposta».

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«Non riusciamo a far visitare Marco a Olbia nonostante i solleciti anche da parte nostra - spiega all'Ansa la madre Tiziana - Abbiamo coinvolto anche il sindaco di Orgosolo che si è dato da fare in tutti i modi. La Assl di Nuoro ci farebbe subito il tampone se riuscissimo a trasferire qui mio figlio, ma noi con la nostra macchina non lo possiamo fare. Siamo stanchi e preoccupati - conclude - Chiediamo a chi di dovere, all'Ats in primis, di darci qualsiasi mezzo che possa riportare a casa mio figlio».

Rettifica: l'immagine precedentemente posta in questo articolo non appartiene a M.P. ma ad altro soggetto, completamente estraneo alla vicenda. 
 

Ultimo aggiornamento: 1 Settembre, 10:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA