MILANO

Il Covid al tempo del Rinascimento: Raffaello ucciso da una polmonite acuta e dai salassi

Giovedì 16 Luglio 2020 di Alessandra Spinelli
Febbre alta e difficoltà respiratoria prolungate nel tempo, 15 giorni tondi tondi, una polmonite acuta a tutti gli effetti. E come estrema cura, ultimo tentativo, il salasso, pratica medievale che ha indebolito ancora di più il paziente fino a farlo morire. Certo, intubarlo non si poteva. Correva infatti l’anno 1520, giorno 6 aprile, venerdì santo, e a spirare era il Divin pittore, ovvero Raffaello Sanzio. Niente malaria, dunque, né tifo, né sifilide - anche se nel suo libro “Le vite” il Vasari annota che la morte è causata secondo il biografo da “eccessi amorosi” - ma appunto una polmonite aggravata da un errore medico: potrebbe sembrare un episodio di cronaca legato a Covid-19, e invece è l’ultima ricostruzione della misteriosa morte di Raffaello, elaborata a 500 anni di distanza dagli esperti dell’Università di Milano-Bicocca.



LE TESTIMONIANZE
La loro analisi, basata su testimonianze dirette e indirette dell’epoca, è pubblicata su Internal and Emergency Medicine, la rivista della Società italiana di medicina interna (Simi). Per cercare una soluzione al giallo della morte di Raffaello, i ricercatori hanno confrontato le informazioni contenute ne’ “Le vite” appunto del Vasari con testimonianze di personaggi storici coevi del pittore e presenti a Roma in quel periodo, come quella di Alfonso Paolucci, ambasciatore del duca di Ferrara Alfonso I d’Este o alcuni documenti riscoperti nell’Ottocento dallo storico dell’arte Giuseppe Campori. «Il decorso della malattia unito ad altri sintomi indurrebbe a pensare a una forma di polmonite», spiega Michele Augusto Riva, ricercatore di Storia della medicina dell’Università di Milano-Bicocca. «Non possiamo affermarlo con sicurezza né possiamo ipotizzare se sia stata di origine batterica o virale come l’attuale Covid-19, ma tra le varie cause è quella che più corrisponde a quanto ci viene raccontato: un decorso acuto ma non immediato, la mancanza di perdita di coscienza, assenza di sintomi gastroenterici e febbre continua».



Ecco come si spiega l’aver escluso gli altri morbi. La sifilide è una malattia dal decorso molto lungo «mentre i testimoni ci raccontano di una malattia sviluppatasi all’improvviso, che porta alla febbre e alla morte sopraggiunta dopo 8-10 giorni. Per quanto la sifilide fosse molto diffusa nel ‘500, i sintomi descritti sullo stato di salute di Raffaello non vanno in quella direzione» continua il professore. Esclusi anche malaria e tifo. «La malaria ha come sintomi febbri intermittenti - osserva il ricercatore di Milano-Bicocca - mentre quella di Raffaello fu continua. Inoltre, in quegli anni non vengono segnalate epidemie di tifo, malattia che, soprattutto per le condizioni igienico-sanitarie di quei tempi, aveva un alto tasso di contagiosità». Non solo. «La sua malattia stata di natura infettiva - prosegue la sua diagnosi medico-storica Michele Riva - ha causato la comparsa di una febbre, ma non stata invalidante: Raffaello riesce a fare testamento, a individuare gli eredi, dare gli ultimi ordini, vigile e cosciente».



LA PRATICA
A peggiorare però il quadro clinico ci sarebbe stato anche un errore medico: la pratica del salasso. «Secondo la teoria degli umori, derivata dalla tradizione medica ippocratica-galenica e allora in voga, si pensava che un eccesso di sangue potesse causare la febbre. Uno dei possibili rimedi era il salasso, ovvero sottrarre alla persona malata una certa quantità di sangue per riequilibrare gli umori. Cosa assolutamente sconsigliata in caso di febbre polmonare. Inoltre Vasari ci dice che il pittore nascose ai medici di essere uscito spesso nelle notti precedenti per scorribande amorose. Non conoscendo la condotta del paziente e non potendo inquadrare meglio l’origine della febbre - ipotizza Riva - i medici avrebbero sbagliato a insistere con il salasso».

  Ultimo aggiornamento: 22:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA