Covid, allarme Pronto soccorso: «Difficile ricoverare pazienti entro le 36 ore»

Secondo la Società Italiana della Medicina di Emergenza Urgenza (Simeu) in alcune regioni la situazione è vicina al collasso

Covid, allarme Pronto soccorso: «Difficile ricoverare pazienti entro le 36 ore»
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Venerdì 10 Dicembre 2021, 16:04 - Ultimo aggiornamento: 17:29

Allarme pronto soccorso: la quarta ondata Covid avanza e aumentano anche gli accessi nei punti di emergenza, al punto che ci «sono ospedali in cui si fatica a ricoverare i pazienti entro le 24-36 ore». Lo sottolinea la Società Italiana della Medicina di Emergenza Urgenza (Simeu). La situazione «non è ancora drammatica» ma rischia di diventarlo, avverte Simeu. Ciò che è «drammatico - sottolineano gli specialisti - è l'impossibilità di ricoverare tanti pazienti non Covid». 

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L'allerta: «Il sistema sta crollando»

«Si stanno convertendo reparti normali in reparti Covid a volte e per forza di cose anche per pochi pazienti, e questo taglia il numero dei posti letto disponibili per altre patologie», prosegue Susi, Direttore del Reparto d'urgenza a Civitavecchia-Bracciano. Una situazione che mette sotto pressione i medici che «sono stanchi, affaticati e vivono una quotidianità deprimente che giorno dopo giorno diventa sempre più insostenibile». La realtà del Covid, denuncia Simeu «pone di fronte alle debolezze del sistema» e «si sta partendo per combattere l'ennesima battaglia senza un adeguato esercito e senza le giuste armi».

A distanza di meno di un mese dalla manifestazione organizzata a Roma lo scorso 17 novembre organizzata da Simeu a difesa dei Pronto Soccorso, del servizio di emergenza urgenza e del 118, il sistema «sta crollando: cosa deve ancora succedere perché se ne renda conto chi potrebbe intervenire con provvedimenti urgenti e straordinari?». «Bisogna accordarsi con il ministero dell'Università e della Ricerca - afferma il presidente Simeu Salvatore Manca - affinché gli ospedali diventino luogo di formazione e gli specializzandi vengano mandati e integrati nei servizi ospedalieri da subito, se questo non accadrà i Pronto Soccorso rischiano veramente di chiudere e questo sarebbe un danno gravissimo alla comunità». Per questo occorre una programmazione. Intanto, però, è l'appello, «bisogna fare qualcosa subito. Anche i cittadini devono aiutare medici ed infermieri a reggere l'urto, a resistere o la quarta ondata rischia di essere lo scossone definitivo».

Le regioni in cui la situazione è a rischio

«I pronto soccorso in Sardegna sono vicini al collasso, ma criticità si registrano in diverse regioni italiane, in particolare Puglia, Campania e Lazio, dove soprattutto nella stagione invernale storicamente si registra un sovraffollamento nei reparti di Emergenza e Urgenza - spiega Susi - A queste regioni se ne stanno aggiungendo altre, con situazioni storicamente meno critiche da questo punto di vista, come Piemonte, Lombardia e l'Emilia Romagna e regioni che in queste settimane sotto particolare pressione per i contagi Covid, come il Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte e Veneto». È di ieri la notizia del Pronto Soccorso andato in tilt a Pescara per un eccesso di richieste di ricoveri che ha costretto a dirottare pazienti in ospedali vicini. Ancor più critica è la situazione a Nuoro, dove presso l'ospedale San Francesco una decina di medici si sono dimessi per la grave situazione di affanno del reparto che lavora sotto organico da tempo.

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Le criticità si segnalano un pò ovunque «per la crescita di pazienti, Covid e non, che stazionano in attesa di letti, a causa della difficoltà a ricoverare nei reparti di area medica e specialistiche, spesso saturi», prosegue Beniamino Susi, che dirige il Reparto d'urgenza a Civitavecchia-Bracciano. Mentre nella prima ondata gli accessi i Pronto Soccorso «erano diminuiti nel 30% per paura dei contagi, ora siamo tornati a livelli pre-Covid ma con la pandemia in corso. Questo super afflusso è dovuto anche al diffondersi di sindromi influenzali e parainfluenzali, ma ci sono anche molti pazienti che arrivano da noi con sintomi Covid gravi, già in parziale carenza di ossigeno e che necessitano un ricovero urgente, a volte anche direttamente in terapia intensiva. E, oltre a questo, - conclude - siamo sommersi di pazienti che vengono anche per banalità da codice bianco».

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