Covid, il Natale fa paura: l’ipotesi del governo di limitare feste e viaggi

Covid, Natale fa paura: l ipotesi di limitare feste e viaggi
di Mauro Evangelisti
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Venerdì 2 Ottobre 2020, 23:31 - Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre, 12:03

«Dobbiamo salvare il Natale» ripete il professor Massimo Galli, direttore di Malattie infettive del Sacco di Milano. Ma quando gli mostrano i dati delle ultime 24 ore - il secondo giorno consecutivo attorno ai 2.500 nuovi casi positivi - va oltre: «Ma qui rischiamo di dovere chiudere prima, altro che Natale. Le prossime tre settimane saranno decisive. Dobbiamo ancora passare la nottata. Anzi, sta diventando ancora più buia». Scenario: ieri la cabina di regia del Ministero della Salute ha confermato il decollo dell’epidemia, negli ultimi 14 giorni siamo passati a 34,2 casi ogni casi ogni 100mila abitanti, il 10 per cento in più delle due settimane precedenti; l’Rt nazionale (calcolato solo sui sintomatici) sia pure di poco è sopra 1 e in 12 regioni è oltre il livello critico. Scrivono gli esperti: «Al momento i dati confermano l’opportunità delle ulteriori misure di prevenzione e controllo adottate dalle Regioni e invitano ad essere pronti all’attivazione di ulteriori interventi in caso di peggioramento». Chiaro?

Si andrà verso a nuove misure di contenimento, che non significa lockdown nazionale ma limitazioni delle attività. Ma se la tendenza di crescita proseguirà, se tra due mesi, il 2 dicembre, si continuerà ad aumentare a questi ritmi e ci troveremo a 4-5mila casi giornalieri, sul tavolo del Comitato tecnico scientifico, del Governo e delle Regioni, si presenterà la necessità di scelte molto dolorose. Le feste di Natale e Capodanno potrebbero avere lo stesso effetto moltiplicatore dell’estate senza regole della movida. E non ce lo possiamo permettere. Per Natale gli italiani si sposteranno, da una regione all’altra, da territori ad alta circolazione del virus ad altri a bassa circolazione. Ci saranno feste e riunioni di famiglie, con un’aggravante rispetto all’estate: tutto avverrà al chiuso. «Ci sarà però la pausa delle lezioni scolastiche e questo potrebbe aiutare» osserva il professor Massimo Andreoni, direttore di Malattie infettive al Policlinico Tor Vergata di Roma. «Ma è chiaro che nelle prossime settimane ci giochiamo il modo in cui festeggeremo il Natale - dice Andreoni - se resteremo sui numeri di oggi, tutto sommato accettabili, se si confermerà che l’effetto della riapertura delle scuole è stato sostenibile, allora dicembre non sarà così difficile. Altrimenti, saranno inevitabili contromisure».

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Le opzioni dei provvedimenti per non ripetere gli stessi errori dell’estate, quando comunque la curva era stata notevolmente abbassata grazie a un lockdown che non è più proponibile, sono varie e tra gli esperti c’è già chi sta facendo queste valutazioni: stop agli spostamenti tra regioni; limiti, come già deciso ad esempio in Campania, al numero di persone che possono partecipare a riunioni e feste private; limitazioni delle presenze nei ristoranti. L’obbligo di mascherina, anche all’aperto, ormai deciso da varie regioni e che potrebbe diventare un provvedimento nazionale, sarebbe il male minore. «È importante - aggiunge il professor Andreoni - che nei prossimi giorni ci sia un rispetto serio delle regole da parte di tutti, proprio per evitare che il numero dei contagi giornalieri diventi troppo alto in vista di un periodo a rischio come quello natalizio. Poi, certo: io continuo a preferire di trovarmi a Roma che a Madrid o Parigi, dove la situazione è molto peggiore. Ma ricordiamoci che un’epidemia spesso parte all’improvviso ed è difficile fermarla».

Il professor Galli è perentorio: «Ci hanno dato delle Cassandre a noi virologi e infettivologi, ci hanno detto che volevamo prevaricare i diritti degli altri. Ma di fronte a una epidemia come questa, purtroppo, non puoi pensare agli interessi particolari, ma a quello generale. E ora non è il momento di aprire nuove attività, lo stadio o le discoteche. C’è il rischio che, invece, si debba arrivare a nuovi limitazioni». Sullo sfondo i numeri del monitoraggio della cabina di regia del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità: «A livello nazionale continua a salire il numero di persone ricoverate (2.846 contro 2.365 in area medica, 254 contro 222 in terapia intensiva nei giorni 27/9 e 20/9, rispettivamente) e, conseguentemente, aumentano i tassi di occupazione». I focolai sono 3.266, 909 quelli nuovi. Facciamo attenzione, salviamo il Natale.
 

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