Coprifuoco, Lombardia verso la stretta. Gallera contro i medici: «Decide l'Iss»

Covid, Lombardia: il corto circuito istituzionale di fronte al lockdown
di Stefania Piras
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Martedì 3 Novembre 2020, 21:02 - Ultimo aggiornamento: 23:03

Un corto circuito. È quello che sta vivendo la Lombardia, la regione più flagellata in assoluto dal coronavirus. Quella a cui tutti pensano quando si evoca il coprifuoco o quel lockdown che fa scattare l'orticaria ai politici lombardi. Nessuno lo vuole nella regione che produce oltre il 20% del Pil nazionale, nononstante lo chiedano i medici e lo reclamino i numeri. Ecco perché l'assessore regionale Giulio Gallera che fiuta odore di lockdown da giorni, oggi ha detto che su questo deciderà l'Iss. Non lui. Una specie di resa incondizionata? Macché. In tarda serata è arrivata la lettera corale dei governatori regionali al premier Giuseppe Conte, ai ministri Speranza e Boccia  e al presidente della Conferenza Stato-regioni Stefano Bonaccini che lamenta una sorta di commissariamento dell'ente regionale.

«Ci sentiamo esautorati», questa la sintesi della missiva. «Destano forti perplessità e preoccupazione le disposizioni che comprimono ed esautorano il ruolo e i compiti delle Regioni e delle Province autonome, ponendo in capo al Governo ogni scelta e decisione sulla base delle valutazioni svolte dagli organismi tecnici», si legge. Secondo le Regioni è «indispensabile instaurare un contraddittorio per l'esame dei dati con i dipartimenti di prevenzione dei servizi sanitari regionali prima della adozione degli elenchi» delle aree a rischio. Bizzarro se si pensa che i dati a disposizione del governo su cui verranno decise le eventuali zone rosse sono inviate dalle regioni stesse. Corto circuito, di nuovo. 

«Da questa difficile situazione si uscirà solo tutti insieme, se tutti potranno dare il loro contributo», dice ecumenico il sindaco di Milano Beppe Sala.

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In Lombardia ci sono quasi un terzo delle 353 vittime di Covid nelle ultime 24 ore, il livello più alto dal 6 maggio. La regione annovera anche 40 pazienti in più in terapia intensiva, dove si è arrivati al 45% di saturazione dei posti per pazienti Covid (la soglia d'allarme è abbondantemente superata: è il 30%).

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Confcommercio avverte che «le nuove restrizioni anticovid» impatteranno in maniera devastante su interi comparti del terziario, sul commercio, sulla ristorazione, sulle attività del turismo della Lombardia. E soprattutto prevede un disastro: stima perdite di 1,7 miliardi dal 5 novembre al 3 dicembre.

Giulio Gallera, assessore regionale alla Sanità, voleva delle misure nazionali, omogenee sul territorio. Ma ha capito che così non sarà e prende tempo. Dice che aspetterà di sapere cosa deciderà l'Istituto superiore di Sanità. L'Iss ha già pubblicato il rapporto settimanale della settimana dal 19 al 25 ottobre. Già in quei sette giorni l'Rt in Lombardia segnava 2.09. La settimana successiva non si è abbassato sotto l'1,5. Questa è la terza settimana e se l'Rt non scenderà il lockdown sarà pressoché ineluttabile. 

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Ai medici che hanno chiesto alla regione di applicare il lockdown, Gallera dice anche che, per via dell'accordo collettivo nazionale, «sono chiamati ad eseguire i tamponi». «La maggior parte degli studi dei medici di famiglia - replica la Federazione degli Ordini dei medici lombardi - non ha e non può assumere caratteristiche idonee a garantire l'esecuzione in sicurezza dei tamponi, che resta una manovra ad alto rischio, che richiede protezioni complete, distanziamento, sanificazione»

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