Lockdown Covid, maxi-zone rosse in 4 Regioni, ipotesi stop agli spostamenti

Covid, maxi-zone rosse in 4 Regioni, ipotesi stop agli spostamenti
di Mauro Evangelisti
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Domenica 1 Novembre 2020, 00:29 - Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 15:22

Non chiudere tutto, ma intervenire chirurgicamente nelle province in cui l’epidemia appare fuori controllo, come a Milano, Torino e Napoli. Questa è in sintesi la proposta del Comitato tecnico scientifico, riunito ieri sera, su richiesta del governo. Si valuta anche lo stop alla mobilità tra una regione e l’altra tra le mosse per fermare l’avanzata del coronavirus, anche se una decisione ancora non è stata presa. Se non ci saranno lockdown su base regionale, bloccare gli spostamenti appare complicato. Ma dove s’interverrà? Piemonte e Lombardia sono le aree in cui l’epidemia sta correndo più velocemente.

Il governo, sulla base del parere del Comitato tecnico scientifico, sta preparando le chiusure locali dove l’Rt è alle stelle e in quelle dure regioni è ormai sopra a 2, il doppio del limite considerato accettabile. In Lombardia ci sono le province con una più alta incidenza di casi positivi nelle ultime due settimane: Monza e Varese, mentre anche Milano vede una impennata di contagi e ricoveri. Molto grave la situazione in Valle d’Aosta, dove anche ieri un tampone su 4 è risultato positivo, e nella provincia autonoma di Bolzano. Altre regioni sotto osservazione sono la Campania (il caso Napoli in particolare, ma ieri è stato sottolineato che non sono ancora stati inviati tutti i dati), timori per parte della Toscana, della Liguria, dell’Umbria e per alcune zone del Veneto.

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TERRITORI
Secondo il Cts bisogna ragionare su chiusure di intere aree metropolitane o province, come Milano, Torino, Genova e Napoli. Se guardiamo all’incidenza del virus (nuovi casi positivi in base al numero di abitanti) oltre a Monza, Varese, Aosta, Milano e Napoli, sono in affanno Prato, Firenze, Pistoia, Bolzano e Caserta. La riunione del Comitato tecnico scientifico è iniziata ieri attorno alle 18, dopo che il coordinatore Agostino Miozzo, il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli e il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, avevano partecipato al vertice con il premier Conte. Non è solo un problema di Rt (tra l’altro i valori diffusi dalla cabina di regia del Ministero della salute hanno un limite, fotografano una situazione vecchia di una settimana). Per decidere sui lockdwon locali ci sono altri elementi di cui tenere conto, come la percentuale di riempimento dei reparti (terapie intensive e altre specialistiche). In questo caso notizie preoccupanti arrivano da Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, Campania, Toscana, Umbria e Liguria. Il Lazio ha l’Rt attorno a 1,5, sta rafforzando l’offerta dei posti letto, ma in questa fase si ritrova con una sorta di tappo nei pronto soccorso per i pazienti Covid in attesa di ricovero. Il sistema è già in crisi. Ma eventuali zone rosse sembrano mano probabili a Roma, dove l’Rt è più basso, possibili nelle province di Viterbo e Latina, dove è molto più alto. 

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Il numero che spaventa di più nell’analisi del governo e del Cts è riferito a ieri: 297. Sono i decessi per Covid-19 registrati. Sia chiaro, la statistica spesso è influenzata dai tempi di notifica delle Regioni e non deve sorprendere la differenza con il giorno prima, quando i morti erano stati 199. Su base settimanale, con un dato più omogeneo, è evidente che l’incremento dei decessi, sempre in ritardo rispetto all’aumento dei casi positivi, è arrivato: nell’ultima settimana sono stati 1.280, in quella precedente 667.


LA CURVA
E c’è un altro aumento che sta invitando con forza il governo a inasprire le misure di contenimento del contagio: i ricoveri. Anche ieri il dato è stato marcato: altri 97 posti di terapia intensiva occupati, siamo arrivati a 1.843, non lontano dal limite critico considerato a quota 2.300-2.400. I dati dei nuovi casi positivi ieri sono tornati ad aumentare, se ne sono aggiunti altri 31.758 su un totale di 215.866 tamponi. Detto con estrema prudenza, l’incremento dei nuovi casi è molto alto, ma con qualche lieve segnale di raffreddamento: viaggiamo a più 61,6 per cento rispetto al sabato della settimana precedente. Se facciamo il confronto tra i nuovi casi positivi di sabato 17 e quelli di sabato 24 ottobre scopriamo che l’incremento fu attorno all’80 per cento. In sintesi: la velocità di diffusione dell’epidemia è sempre molto elevata, ma non così tanto come lo era nelle settimane precedenti. Primi effetti delle misure decise con i precedenti lockdown? Presto per dirlo. E anche su questo, sulla necessità di aspettare qualche giorno per valutare l’effetto delle mascherine obbligatorie e della chiusura di bar e ristoranti alle 18, ieri sera si sono concentrati gli esperti del Cts.

 

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