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Colpo di sonno dopo 11 ore in reparto Covid, infermiere si schianta con l'auto e viene multato: «Nessuna tutela dallo Stato»

Mercoledì 4 Novembre 2020
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Colpo di sonno dopo 11 ore in ospedale, infermiere Covid si schianta e viene multato: «Nessuna tutela dallo Stato»

Ha avuto un colpo di sonno alla guida e si è schiantato con la sua auto in tangenziale, dopo aver passato oltre 11 ore all'interno di uno scafandro, in un reparto Covid. Alla fine, un infermiere di un ospedale di Bologna è stato multato dalle forze dell'ordine perché «non in grado di conservare il controllo del veicolo».

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Una storia destinata a far discutere, quella raccontata anche da Il Resto del Carlino. Medici e infermieri, che nella prima ondata erano stati acclamati da tutta Italia come eroi, ora per tanti sono 'nemici del popolo' e 'strumenti della dittatura sanitaria'. Lavorativamente parlando, non è cambiato nulla rispetto a marzo e aprile: i turni continuano ad essere lunghi e massacranti ed il rischio di contagio, nel fare il proprio lavoro, nella migliore delle ipotesi è rimasto inalterato. A denunciare quanto accaduto a Bologna è Lorenzo, il compagno dell'infermiere 31enne multato: «Lunedì mattina si è addormentato alla guida, schiantandosi e salvandosi per miracolo, dopo 11 ore in uno scafandro. Dopo lo schianto, l'auto ha colpito un'altra vettura e si è completamente distrutta. Mi ha chiamato dopo l'incidente, per fortuna lui è rimasto ferito in modo lieve ma era in lacrime e sotto choc. Lo Stato, rappresentato da due uomini in divisa, ha pensato bene di sanzionarlo perché troppo stanco, senza che alcun operatore sanitario accertasse le sue condizioni psicofisiche».

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L'infermiere sanzionato, il giorno dopo lo schianto, è stato trasferito all'ospedale Maggiore per esigenze di reparto, a causa di un'impennata del numero dei pazienti ricoverati dopo il contagio da coronavirus. Nonostante lo choc per l'incidente e per la multa da 84 euro, il 31enne continua a fare il proprio dovere, come se nulla fosse, eppure quella sanzione fa davvero male. «La politica si preoccupa dei contagi, dei ricoveri, delle vittime e degli ospedali, ma trascura professionisti e professioniste che lavorano in condizioni disumane e sono ridotti a numeri. Lo Stato non tutela affatto gli operatori spremuti all'osso, che stanno dando la vita per salvare l'Italia» - spiega ancora Lorenzo - «Ecco il glorioso epilogo del nostro eroe, che rischia la vita per 1500 euro al mese, torna a casa senza auto, distrutta ma da pagare a rate ancora per due anni, e col rimorso di aver coinvolto altre persone in un incidente. Volevo convincerlo a non andare a lavorare, almeno oggi, ma lui ha preso l'autobus ed è andato comunque, dicendo che c'è troppo bisogno di personale. Cari signori, non meritate un eroe come lui».

 

 

Ultimo aggiornamento: 15:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA