Covid, arrestati dottoressa e imprenditore che rubavano attrezzature mediche: «Ci dispiace per i pazienti, però...»

Venerdì 5 Giugno 2020
4

«Il bene del paziente prima di tutto» non valeva per una dirigente dell'ospedale di Saronno, nel Varesotto: nonostante la situazione disperata dell'emergenza Coronavirus, infatti, i ricoverati spesso dovevano attendere, perché prima veniva il guadagno, tanto che la donna scherzava al telefono sul desiderato acquisto di una «borsa di Prada». È questo l'incredibile scenario emerso dalle indagini dei Carabinieri di Varese e dalla Gdf di Saronno che hanno portato alla luce i loschi affari di due amanti, una dottoressa che gestiva la logistica degli approvvigionamenti della struttura sanitaria, e un imprenditore brianzolo che li piazzava nuovamente sul mercato, rivendendoli a caro prezzo a ospedali a caccia di materiali durante la persistente carenza causata dall'epidemia. I due sono stati arrestati.

Covid-19, Pompeo: «Virus arriva da Wuhan, la Cina ha fatto di tutto per nasconderlo»

«Coronavirus, a Saronno si rischiano 1.200 morti». Bufera sul sindaco (che poi si scusa)

Era ai domiciliari per il Coronavirus, minaccia la moglie con un coltello: arrestato

Nell'ordinanza firmata dal gip, Luisa Bovitutti, si leggono anche alcuni commenti sprezzanti: «Mi dispiace per i pazienti, però...ho detto: mi spiace non ne ho», raccontava al telefono l'arrestata riferendosi ai reparti che le chiedevano con urgenza i pezzi di ricambio per i pazienti in gravi condizioni. Ma non solo: si premurava di mettere in difficoltà altre aziende di prodotti medicali, sempre per favorire il suo amante. E cercava, dicendo di no alle richieste interne, di favorire nuovi ordinativi che dirottava verso di lui. Si trattava quasi sempre di materiale per intubare i pazienti, come lame e pile per laringoscopi: prodotti altamente specifici, negati deliberatamente ai reparti intensivi, e poi sottratti, per essere rivenduti; oppure procurati tramite ordini di acquisto ingigantiti.

Carabinieri e Fiamme Gialle hanno alla fine eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Busto Arsizio (Varese) nei confronti di un medico 59enne e un 49enne di Barlassina (Monza Brianza), amministratore di una società specializzata in dispositivi medici, la Aritec Srl. Il medico arrestato, Sara Veneziano, nelle telefonate intercorse con il presunto complice, l'imprenditore Andrea Arnaboldi, con cui secondo le indagini la donna ha una relazione, chiedeva insistentemente di far pagare le pile per laringoscopi sottratte «almeno 250 euro l'una» vista la carenza che imperversava. Per entrambi gli arrestati il reato contestato è peculato in concorso, e l'uomo dovrà rispondere anche di autoriciclaggio. Il materiale indebitamente sottratto, secondo le indagini dei carabinieri e dei finanzieri, veniva consegnato in scatoloni anonimi all'imprenditore di prodotti medicali, che li rivendeva «con regolare fattura» ad altri clienti tra cui anche ignari ospedali tra cui due note strutture milanesi. Nell'ordinanza l'autorità giudiziaria contesta oltre mille pezzi venduti «senza che siano mai stati acquistati dalla ditta». L'indagine congiunta scaturisce dalla segnalazione di un dirigente sanitario «responsabile delle farmacie ospedaliere dell'Asst Valle Olona - precisano gli investigatori - L'Azienda sanitaria, lo scorso mese di novembre, quindi ancor prima del palesarsi dell'emergenza, aveva infatti rilevato una serie di ordinativi anomali partiti dalla farmacia ospedaliera di Saronno a firma della dirigente indagata». E con l'intensificarsi dei casi, e l'emergere del dramma, invece di moderarsi o astenersi dai comportamenti presunti illeciti, i due ne hanno approfittato, intensificandoli. Ora le indagini dovranno anche stabilire se la donna abbia goduto di appoggi e accondiscendenze all'interno della struttura sanitaria o se abbia orchestrato tutto da sola con l'imprenditore, che come il marito svolgeva l'attività di venditore di prodotti medicali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani