Covid 19, il successo della mascherina made in Italy: asse Stato-privati, subito 50 assunzioni

Sabato 16 Maggio 2020 di Diodato Pirone
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Covid 19, il successo della mascherina made in Italy: asse Stato-privati, subito 50 assunzioni

ROMA Come è necessario fare in tempo di guerra, in pochissimi giorni l'Italia si è dotata di una produzione nazionale di mascherine professionali, quelle strategiche per gli ospedali, tecnicamente note come Ffp2 e Ffp3. A partire dal 20 maggio ne saranno prodotte 3 milioni di pezzi al mese grazie ad una collaborazione fra privati (italiani) e Stato, con il dettaglio non piccolo che lo Stato viene rappresentato da un'azienda "militare".

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Non si tratta di un improbabile ritorno all'autarchia e tuttavia fino a poche settimane fa una storia così sarebbe stata improponibile. Chi avrebbe mai immaginato di incrociare una piccola azienda lombarda, specializzata in una produzione di nicchia come le mascherine, con una impresa di grande dimensione esperta soprattutto nella produzione di armi? Ma la Covid-economia è fatta proprio di queste storie "minori", in realtà ricche di simboli. Si tratta infatti delle prime tracce concrete dell'evoluzione futura dell'economia italiana, che fatalmente si baserà su un nuovo equilibrio fra Stato e privati.

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Ma chi sta liberando gli italiani dalla schiavitù della dipendenza dai cinesi per le mascherine? Da una parte c'è una sconosciuta aziendina milanese che a febbraio si è trovata su un vulcano. Si chiama BLS ed è una srl da 15 milioni di euro di fatturato e una settantina di dipendenti, di cui una trentina appena assunti, guidata dall'imprenditore Pier Paolo Zani. La BLS è solo l'ultimo di quei gioiellini nascosti nei forzieri della manifattura italiana apprezzati più all'estero che in Patria. L'azienda vanta un know how oggi di gran pregio: da 50 anni, fabbrica a Cormano, vicino Milano, mascherine professionali e altri dispositivi di protezione frutto di propri brevetti e di macchinari progettati in casa, come si faceva un tempo. Una dinamica multinazionale tascabile, italiana al 100% ma con tanto di secondo stabilimento in Spagna, che esportava milioni di mascherine fino alla fine di febbraio anche nella patria di questi dispositivi: la Cina. Il che è un po' come vendere ghiaccio agli eschimesi.

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Dall'altra parte c'è una impresa grande e pubblica, anzi addirittura militare, l'Agenzia Industrie Difesa (Aid), che ha nove fabbriche strategiche che spaziano dalle munizioni, alle centraline elettroniche dei missili, alle medicine dell'Istituto Farmaceutico di Firenze e 1.100 dipendenti, buona parte dei quali in divisa. Anche questa società che ha il quartier generale a Roma e dal 2014 è guidata da un manager dell'industria della Difesa come l'ingegner Gian Carlo Anselmino, è stata catapultata in prima linea dall'aggressione del Covid.

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Dall'oggi al domani all'Aid è stata affidata in fretta e furia una missione anti-virus molto complicata: centuplicare in tempo zero la produzione di beni introvabili in Italia come mascherine e ventilatori ospedalieri, anche a costo di "militarizzare" intere filiere della manifattura italiana trasformandole in spezzoni di "produzioni belliche". E così l'Aid ha gettato in trincea come commandos i suoi ingegneri in divisa. Tra l'altro inviati in aiuto all'unica azienda italiana e fra le poche nel mondo che produce ventilatori polmonari, la Siare di Bologna. E i risultati sono stati clamorosi perché anche grazie alla collaborazione di FCA e di Ferrari la produzione di ventilatori salvavita è passata da 40 a 125 pezzi alla settimana. E vale la pena ricordare che la Siare ha venduto i ventilatori alla Protezione civile a meno di 10.000 euro l'uno contro un prezzo di mercato di 17.000 euro al pezzo.

Ora Aid e BLS hanno dato vita ad un'alleanza ibrida "pubblico-privato" destinata  al decollo della mascherina professionale "made in Italy". Nella fabbrica "Spolette" di Torre Annunziata in provincia di Napoli, gestita oggi dall'Aid ma che ha radici addirittura nel 1652 quando il Regno delle Due Sicilie la fondò come Real Polveriera, sta partendo la produzione di 40 mascherine Ffp2 al minuto e di altre 30 Ffp3 che saranno sfornate H24 per 7 giorni alla settimana. Fanno 4.200 pezzi l'ora, 100.000 al giorno e 3 milioni al mese tutte destinate alla Difesa e alla Protezione Civile . "Ma superata la fase da emergenza "bellica" pensiamo di rifornire anche il mercato libero", dice Anselmino. Che non nasconde una notevole soddisfazione per la collaborazione con gli ingegneri della BLS con i quali in pochissimo tempo sono stati costruiti e messi a punto a Milano alcuni macchinari sforna-mascherine che stanno per essere messi in moto a Torre Annunziata. 
 
La morale di questa storia è evidente: ancora una volta, come accadde durante la prima guerra mondiale e nella ricostruzione post bellica, due momenti decisivi della crescita economica italiana, Stato e privati, aziende grandi e piccole, Nord e Sud, manager pubblici e imprenditori globali, Roma, Milano e Napoli, si incrociano lungo la strada della produzione industriale. E tutti assieme sviluppano energie latenti della nostra società. L'alleanza Aid-BLS non è solo economica perché rilocalizza in Italia una produzione manifatturiera strategica ed è un embrione di geo-politica. In ognuna di quelle mascherine si intravedono i prodomi di una fase che si preannuncia lunga e che sarà ricca di grosse sorprese per l'Italia.

Ultimo aggiornamento: 23:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA