CORONAVIRUS

Covid-19 e cibo: meno spreco, più cucina e attenzione ai prezzi

Domenica 3 Maggio 2020

Il 41% degli italiani butta meno cibo rispetto a prima, inoltre si cuciniamo e mangiamo di più rispettivamente nel 49% e nel 35% dei casi; diminuiscono gli alimenti freschi nel carrello, mentre il 22% acquista più snack salati e dolci rispetto a prima. C’è una maggiore attenzione ai prezzi quando si fa la spesa e una propensione ad andare meno spesso al supermercato, magari scegliendo l’online o i negozi di quartiere, anche se il 44% ha mantenuto la stessa frequenza della grande distribuzione rispetto a prima. Sono i risultati dell'indagine statistica di altroconsumo su come sono mutate le abitudini alimentari degli italiani nel corso dell’emergenza Covid-19 (1.044 rispondenti tra i 18 e i 74 anni, distribuiti come la popolazione generale per genere, età, livello di istruzione e area geografica. Rilevazione svolta tra il 16 e il 17 aprile 2020).
Non solo il 41% della popolazione butta meno cibo rispetto a prima dell’emergenza Covid-19, ma in ben il 95% delle case italiane, quasi nulla o poco cibo finisce nella pattumiera (rispettivamente nel 66% e 29% dei casi). Un trend, che era già emerso prima della pandemia, ma che ora si rafforza ulteriormente. C’è inoltre un aumento delle corrette abitudini anti-spreco, come rivela sempre lo studio di altroconsumo, come pianificare i pasti e fare la lista della spesa (il 39% lo fa più spesso) e riutilizzare gli avanzi (33% lo fa più spesso). La percentuale di chi invece attua meno questi comportamenti rispetto a prima resta tra il 6% e il 10%. Inoltre, si osserva che le coppie tendenzialmente sprecano meno cibo rispetto a chi vive da solo e alle famiglie più numerose (da tre componenti in su): il 77% di chi vive in due ritiene di non sprecare quasi nulla a casa, contro il 65% di chi vive solo e il 66% dei nuclei più numerosi. Quanto alle differenze tra aree del Paese, il Nordest sembra un po’ più attento al tema spreco: la percentuale di chi ritiene di non sprecare quasi niente è al 76%, contro il 67% del Centro, il 63% di Sud e Isole e il 62% del nord Ovest. Se circa la metà della popolazione ha mantenuto le sue abitudini precedenti, ci sono comunque alte percentuali di italiani che, come si legge dai dati pubblicati da altroconsumo, hanno modificato alcuni comportamenti: in molti hanno ritrovato il tempo e la voglia di cucinare (49% cucina più di prima, di cui il 20% cucina molto più di prima); e, forse di conseguenza, il 35% delle persone mangia di più, ma evidentemente - in generale - stare in casa invita anche alla buona tavola (solo il 13% mangia meno rispetto a prima, magari volendo compensare il fatto di fare molto meno movimento). La buona tavola per cui sembra esserci apprezzamento, comunque, è quella “fatta in casa”: c’è, infatti, una brusca riduzione degli ordini a domicilio. Rispetto a prima del coronavirus, ben il 40% ne fa meno, contro un 16% che ne fa di più; oltre al tempo maggiore che c’è per cucinare, ovviamente c’è da considerare la chiusura di molti locali che non si sono organizzati per le consegne a domicilio e il fatto che non tutte le località sono ricche di piattaforme per il delivery come le grandi città.
Restando sempre al momento degli acquisti, non sempre in questo periodo può essere facile fare la spesa nel modo giusto ma c’è da notare un certo occhio in più ai prezzi, con il 34% che ci fa più caso rispetto a prima (il 12% di questi presta “molta” più attenzione rispetto a prima): d’altronde le difficoltà economiche e la preoccupazione di molti, di questi tempi, non sono una sorpresa e, in generale, si sta più attenti anche a questo. Il fatto di non andare più spesso a fare la spesa e il problema di garantirsi una buona conservazione degli alimenti implica una certa riduzione nell’acquisto di cibi freschi come frutta, verdura, carne e pesce: il 30% ne compra meno rispetto a prima (contro il 19% che lo fa di più).
Si compra di conseguenza più surgelato e più alimenti in scatola in circa il 30% dei casi (18% e 17% lo fanno meno). Attenzione agli snack dolci e salati: se il 25% ne compra meno di prima, un buon 22% ne compra più di prima, il che - associato a una vita più sedentaria - potrebbe non essere proprio un buon segno. La spesa online viaggia su due fronti: il 30% la fa più di prima, ma c’è anche un 28% che la fa meno, forse per colpa delle difficoltà di consegna dei supermercati riscontrate nelle scorse settimane. Anche i negozietti di quartiere, si legge dallo studio di altroconsumo, sembrano cercare una compensazione tra chi va meno di prima e chi di più, anche se alla fine vince la percentuale di chi ha ridotto la frequenza di questi luoghi: piccoli market, macellerie, panetterie vedono un 25% delle persone che li frequenta di più, a fronte di un 35% che li frequenta meno di prima. A perderci più di tutti sembrano i produttori locali, che solitamente distribuiscono tramite reti di vendita specifiche: il 45% compra meno di prima presso questi rivenditori.

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