CORONAVIRUS

Vaccino contro il coronavirus, militari e poliziotti: «Non vogliamo fare da cavie di laboratorio»

Sabato 18 Aprile 2020
Vaccino contro il coronavirus, militari e poliziotti: «Non vogliamo fare da cavie di laboratorio»

Vaccino contro il coronavirus per miltari e forze dell'ordine? «Non vogliamo fare da cavie di laboratorio». L'annuncio della disponibilità di un vaccino contro il coronavirus probabilmente disponibile già da settembre, non è passato inosservato a miltari e poliziotti, visto che il governo ha annunciato che molto presto potrà essere somministrato in "modalità d'uso compassionevole", definizione riferita a un farmaco in fase di sperimentazione non ancora approvato dalle autorità sanitarie, quando viene impiegato al di fuori degli studi clinici per pazienti che, si ritiene, potrebbero trarne beneficio, ma che non hanno i requisiti necessari per accedere ad uno studio sperimentale.  

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IL CASO DELL'URANIO IMPOVERITO
Per questo motivo alcuni sindacati, tra cui il Sindacato dei Militari e il Sindacato autonomo di polizia (Sap) hanno chiesto chiarimenti. «Dagli atti delle numerose Commissioni parlamentari di inchiesta sull’uranio impoverito  - spiegano i rappresentanti dei soldati - che hanno rivolto la loro attenzione anche sulla questione della somministrazione dei vaccini ai militari è emerso, nei molti casi esaminati, che il mancato rispetto dei protocolli vaccinali sia stata la possibile causa, o concausa, dello sviluppo di patologie gravemente invalidanti o addirittura mortali». Preoccupazone suffragata dagli incartamenti depositati presso le procure miltari e civili.

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«In chiunque abbia potuto leggere i copiosi resoconti delle Commissioni di inchiesta  - spiega il sindacato dei militari - potrebbe sorgere il dubbio che, dietro alle resistenze e all’ostruzionismo opposti dai vertici militari alle pressanti richieste dei Commissari di conoscere gli atti attestanti la regolarità delle procedure seguite per la somministrazione di vaccini ai militari oggetto dell’indagine parlamentare, si sia potuta celare una attività di sperimentazione. Quando si affrontano argomenti seri come la salute non possiamo riporre la nostra incondizionata fiducia e quella dei nostri iscritti nelle azioni dei vertici militari. Per questa ragione impediremo a chiunque di fare “sperimentazioni compassionevoli” sul personale delle Forze dell’Ordine e sui militari affinché non ci siano mai più casi di morti bianche tra i servitori dello Stato».

IL SAP SCRIVE AL CAPO DELLA POLIZIA
Dello stesso avviso anche il Sap che ha scritto al capo della polizia, Franco Gabrielli. «Pur ritenendo pregevoli gli intenti dei ricercatori italiani - scrive in un documento protocollato al ministero -, non possiamo esimerci dal mostrare preoccupazioni sui possibili esiti di tale “sperimentazione” se dovesse corrispondere a realtà». E ancora: «Non è dato comprendere in virtù di quale disposizione un’azienda privata può esternare pubblicamente una siffatta iniziativa nei confronti del personale delle forze dell’ordine senza alcuna intermediazione da parte del Ministero dell’Interno e senza che la notizia sia stata mai smentita».

IL DOCUMENTO ORIGINALE

Una questione delicata per il segretario generale del Sap Stefano Paoloni «che coinvolge l’apparto sicurezza tutto, facendo apparire pubblicamente i nostri colleghi come una sorta di “cavia da laboratorio”, riteniamo doveroso avere chiarezza e contezza sul profilo significato, onde evitare anche effetti destabilizzanti sul benessere psico-fisico degli operatori delle forze di polizia, già sottoposti in questo periodo ad immense fonti di stress ed impegni di carattere straordinario».

IL COMUNICATO SUL SITO DEL MINISTERO
L'azienda italiana Advent Irbm di Pomezia e lo Jenner Institute della Oxford University -  spiega il ministero della Salute sul sito web ufficiale - hanno, infatti, annunciato che inizieranno a fine aprile in Inghilterra i test accelerati del prototipo di vaccino anti Covid-19 su 550 volontari sani. Normalmente i tempi medi per arrivare ad immettere un vaccino sul mercato sono di 2-3 anni, ma, a fronte dell'esigenza di arrivare quanto prima ad una soluzione sicura ed efficace, l'azienda di Pomezia ha deciso di «passare direttamente alla fase di sperimentazione clinica sull'uomo ritenendo - dice l’amministratore delegato dell'azienda Pietro Di Lorenzo (ospitato sempre sul sito del Ministero) - sufficientemente testata la non tossicità e l'efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio ottenuti e definiti particolarmente buoni».  «E’ in fase finale la trattativa - dichiara Di Lorenzo - per un finanziamento con un pool di investitori internazionali e vari governi interessati a velocizzare ulteriormente lo sviluppo e la produzione industriale del vaccino».

Ultimo aggiornamento: 20:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA