Coronavirus Roma, arrivi da Paesi a rischio: tampone e albergo per 24 ore

Roma, arrivi da Paesi a rischio: tampone e albergo per 24 ore
di Mauro Evangelisti
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Lunedì 6 Luglio 2020, 01:01 - Ultimo aggiornamento: 17:04

Tamponi in aeroporto. Alla Regione Lazio stanno lavorando sull’ordinanza. Anche ieri sono stati trovati sei cittadini del Bangladesh positivi al coronavirus, di questi tre erano appena tornati da Dacca e atterrati all’aeroporto di Fiumicino. Ormai è evidente che il sistema dei controlli alle frontiere non è efficace; le quarantene non vengono rispettate o, magari, sono controproducenti, perché l’immigrato da Dacca che torna a Roma si isola in una casa dove vivono anche altri connazionali, che così vengono contagiati. Bisogna controllare il flusso, tenendo conto che una parte consistente dell’incremento di nuovi casi nel Lazio è stato causato, in forma diretta o indiretta, da persone arrivate da Paesi extra europei in cui c’è ancora una intensa circolazione del virus. Non solo dal Bangladesh, sia chiaro, ma anche da Brasile, Messico, Stati Uniti, Somalia. Come funzionerà il meccanismo che si sta preparando? Chi atterra a Fiumicino e proviene da Paesi a rischio, anche se magari è su un volo che arriva dall’area Schengen perché ha fatto scalo (esempio: Brasile-Lisbona, Lisbona-Roma), dovrà sottoporsi al tampone molecolare. 

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Poiché servono almeno 24 ore per avere il risultato, nel frattempo questi passeggeri saranno ospitati in alcuni alberghi affittati vicino all’aeroporto o in altre strutture già utilizzate per le quarantene in passato. Se l’esito del tampone sarà negativo, dopo 24 ore il passeggero potrà proseguire il suo viaggio, anche se comunque dovrà comunicare spostamenti e residenze perché c’è sempre la possibilità che, a causa del periodo di incubazione, la presenza del virus non sia stata rilevata dal tampone, ma l’infezione arriverà dopo pochi giorni; se invece è positivo, sarà accompagnato in un Covid-hospital o comunque in una struttura dove restare in isolamento fino a quando non si sarà negativizzato. Oggi il meccanismo è frammentario, perché, teoricamente, le autorità di polizia che svolgono i controlli in aeroporto devono comunicare alle aziende sanitarie l’arrivo di una persona da Paesi extra europei che deve restare in isolamento domiciliare per quattordici giorni. Non di rado questo passaggio di informazioni non funziona. Inoltre, se chi arriva a Fiumicino dice che si isolerà, ad esempio, a Viterbo, nel viaggio verso la Tuscia incontrerà molte persone. Ha messo in guardia contro le falle del sistema anche l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, in un’intervista rilasciata al Messaggero. Ieri per richiedere misure differenti e controlli più efficaci in aeroporto, è intervenuto in prima persona il presidente della Regione Lazio (nonché segretario del Pd), Nicola Zingaretti, che ha detto: «I nuovi dati sui contagi ci dicono che la riapertura delle frontiere da molti Paesi ancora ad alto rischio richiede nuove e tempestive misure di prevenzione e controllo degli arrivi. Urgono decisioni per prevedere tamponi in aeroporto per le persone che, nei giorni precedenti all’arrivo, hanno soggiornato in questi Paesi». La sintesi: si spera in un intervento nazionale del governo, altrimenti il Lazio si organizzerà per conto suo.

Ovviamente questa misura riguarderà non solo gli stranieri, ma anche gli italiani che arriveranno da nazioni extra europee con un’intensa circolazione del virus, quali Brasile, Stati Uniti, Russia, India e Bangladesh, per fare alcuni esempi.

I casi di importazione hanno riguardato soprattutto i cittadini del Bangladesh. Per questo è stata decisa un’altra operazione, del tutto inedita, che prenderà il via questa settimana: d’intesa con le associazioni degli immigrati del Bangladesh, sarà data la possibilità, su base volontaria, a tutti i cittadini provenienti dal Paese asiatico di effettuare il tampone in una postazione mobile. Si prevedono migliaia di esami. Il Lazio ieri ha registrato una riduzione, rispetto al giorno prima, di nuovi casi (14) e zero decessi, ma preoccupa il fatto che siano aumentate le persone ricoverate e gli “attualmente positivi”.
 

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