CORONAVIRUS

Coronavirus, meno reati e più truffe online: ecco come cambia la criminalità

Domenica 15 Marzo 2020 di Giuseppe Scarpa
Coronavirus, meno reati e più truffe online: ecco come cambia la criminalità

Ai tempi del Covid-19 anche i computer corrono il rischio di essere infettati da un virus pericoloso. Un'email con importanti comunicazioni dell'Oms sul coronavirus è stata inviata sulla casella postale di diversi utenti. Si clicca per avere più informazioni e un hacker si impossessa dei dati del pc. Sequestra le informazioni e chiede un riscatto, possibilmente da pagare in criptovaluta.

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Truffe on line, malware inviati per controllare da remoto i pc. La mappa del crimine si modifica. E lo fa rapidamente. Come in un'altalena che oscilla da una parte all'altra, se i reati, per così dire, tradizionali, spaccio e rapine, attraversano un momento passeggero di crisi, altri criminali sfruttano l'occasione. Milioni di italiani sono a casa dietro un pc o a utilizzare, molto più del solito, lo smartphone. E allora i professionisti delle truffe online si sfregano le mani e lavorano. Una tendenza che avevano già intuito gli specialisti della polizia postale del Cnaipic che, per tamponare l'attacco degli imbroglioni del web, stanno garantendo un servizio h24 dal loro quartier generale in via Tuscolana, nella Capitale.

POLIZIA POSTALE
Sono indaffarati più del solito gli specialisti della postale, impegnati a bloccare siti fasulli che vendono prodotti sanitari o finte campagne di raccolta fondi a favore degli ospedali per il Covid-19. «In questo momento la superficie d'attacco - spiega un investigatore - è molto più ampia perché si stanno moltiplicando le transazioni home banking e tutte le pratiche commerciali che si appoggiano alla rete».

Di numeri, ancora, non si può parlare perché le denunce fioccheranno, probabilmente, più numerose del solito a fine quarantena, quando le persone potranno uscire. Intanto, però, l'attività preventiva del Cnaipic è stata spinta ai livelli massimi. Non solo per i truffatori del web che si infilano nelle transazioni di compra-vendita, inviando mail con nuove coordinate bancarie modificate all'ultimo per dirottare i soldi di ignari compratori, ma anche per chi semina il panico. Nei giorni scorsi è stata fatta circolare una fake news, con il logo di un'agenzia di stampa, in cui si diceva che per il «contenimento biologico l'esercito controllerà le strade e soltanto un soggetto per famiglia potrà uscire». In questo caso più che di truffatori si tratta di matti. Ma non per questo non rischiano di finire in cella. Il codice penale prevede una sanzione non da poco, se vengono scoperti per loro c'è il reato di procurato allarme: con la possibilità di finire in carcere fino a sei mesi.

LE DIRETTISSIME
Sono i tribunali, o meglio i processi per direttissima, le migliori testimonianze del cattivo momento che vive la malavita in questi giorni di quarantena nazionale. Occorre tuttavia non abbassare la guardia, suggeriscono gli inquirenti, anche se il termometro dei reati tradizionali è quasi sotto lo zero. Le aule dei palazzi di giustizia, di solito affollate di piccoli e grandi spacciatori, truffatori, rapinatori, ladri e molestatori arrestati in flagranza, sono deserte.

A Roma quotidianamente si registra il tutto esaurito, con quattro aule e decine di imputati che sfilano di fronte a giudici e ai vice procuratori onorari per essere giudicati. Giovedì solo una era aperta, con un magistrato e un vpo, a beneficio di un'unica persona scoperta a vendere cocaina. Stesso copione andato in scena venerdì, con l'aggiunta di un uomo che ha sfondato il vetro di un'auto per cercare di rubare qualche cosa. Il pusher, oltre all'accusa di spaccio, si è aggiudicato anche l'inosservanza dei provvedimenti dell'autorità, proprio per essere stato scoperto a zonzo senza un valido motivo. Vendere la polvere bianca, ovviamente, non rientra tra le comprovate esigenze lavorative che autorizzano gli spostamenti, indicati dal governo nel decreto.

Eppure le forze dell'ordine si chiedono, proprio sul fronte dello spaccio, come reagiranno i tossicodipendenti nei prossimi giorni, quando finiranno le scorte. Limitati, come tutti gli italiani, nei loro movimenti, alla fine rischieranno e si riverseranno in strada? Magari saranno, invece, proprio i mercanti della droga a studiare nuove strategie per venire incontro ai loro clienti, implementando uno dei loro già collaudati metodi di vendita: la consegna a domicilio. Di certo così correrebbero un bel rischio, perché le strade deserte e le pattuglie di carabinieri, polizia e finanza, rappresentano un grande disincentivo. Ne sa qualcosa Cesare Antonio Cordì, tradito dal decreto resto a casa. Il 42enne boss latitante della ndrangheta è stato arrestato venerdì a Bruzzano Zeffirio, piccolo centro della Locride, in Calabria, proprio durante uno dei controlli dell'Arma per verificare il rispetto del provvedimento emanato dal governo.
 

 
 

Ultimo aggiornamento: 15:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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