CORONAVIRUS

Coronavirus Italia, fabbriche aperte, governo sotto accusa. Gli operai: «Scioperiamo»

Venerdì 13 Marzo 2020 di Diodato Pirone
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Negozi chiusi e fabbriche aperte. Di fronte a questa decision di massima del governo è scattata un po' in tutto il Paese una domanda di fondo: e la salute degli operai? Seconda domanda: siamo sicuri che un blocco a metà delle attività produttive accorci i tempi dell'emergenza? La chiusura ieri e per cinque giorni di alcuni dei più importanti stabilimenti di Fiat Chrysler destinati a riaprire lunedì (alcune fabbriche di camion e trattori riapriranno il 18), non ha calmato gli animi.

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Pochi sanno che in Italia le fabbriche danno lavoro a oltre 4 milioni di persone e che costituiscono il grosso dei 463 miliardi esportazioni che tengono in piedi il Paese. Le proteste per una maggiore sicurezza hanno fatto riemergere dal dimenticatoio la strategicità e il peso del mondo industriale mettendo in evidenza che se le fabbriche non chiudono la lotta al Coronavirus è di fatto dimezzata.
E così scioperi e proteste ieri sono dilagati. Da Marghera a Taranto, a Terni, a Genova il lavoro si è fermato in diversi stabilimenti. In Piemonte ad Asti, Vercelli e Cuneo fermate e scioperi alla Mtm, Ikk, Dierre, Trivium. I 50 lavoratori della Cnh Industrial di San Mauro, si sono fermati dopo che si è diffusa la voce di un caso sospetto di Covid-19 tra i colleghi. A Marghera gli operai della Fincantieri hanno anticipando di due ore la fine del turno mentre si è fermato per 8 ore l'impianto di La Spezia.

LA TENUTA NERVOSA
In Emilia Romagna blocchi alla Bonfiglioli di Bologna e alla Gardner Denver di Parma, mentre alla Material Handling Manifacturing si è concordato uno stop di 2 giorni. Fermi fino alle 17 di venerdì i lavoratori della Riparazioni Navali di Genova. Ubs e Fim proclamano lo sciopero anche allo stabilimento ex Ilva, mentre Fiom e Uilm annunciano un incontro con il prefetto dopo il quale decideranno. L'acciaieria tarantina però respinge le accuse e dice di aver già attuato tutte le misure anti Coronavirus.
I racconti che arrivano da molte fabbriche indicano un cedimento della tenuta nervosa di una larga fascia di operai di fronte a un fenomeno spaventoso e immateriale come il Coronavirus di cui ormai la televisione parla ininterrottamente da 15 giorni. E' noto che moltissime imprese hanno adottato le regole dei decreti governativi (lavoro a un metro di distanza) ma molte altre non riescono a fornire guanti sanitari e mascherine perché la Protezione Civile le sta requisendo a milioni di pezzi, comprese quelle già acquistate da varie industrie per i propri dipendenti
A poco sono valse le rassicurazioni delle imprese. I sindacati però segnalano che in alcuni casi si è registrata scarsa sensibilità per il doveroso aumento del livello della pulizia degli ambienti di lavoro e la riorganizzazione delle mense. Tranne eccezioni, gli imprenditori non hanno raccolto l'appello rivolto loro da più parti di chiudere le fabbriche subito per accelerare la fine della diffusione del virus anche se ieri varie associazioni confindustriali regionali hanno ribadito la volontà di attenersi alle disposizioni del governo anche a costo di ridurre la produzione. Ma Cgil, Cisl e Uil e i sindacati metalmeccanici sono in allarme. I metalmeccanici hanno chiesto unitariamente di chiudere gli impianti fino a domenica 22 marzo per permettere una generale riorganizzazione del lavoro e la sanificazione degli ambienti.
Di qui la richiesta di un incontro con il premier Giuseppe Conte che si terrà oggi in videoconferenza. Il governo consulterà così sia i sindacati che gli imprenditori. Analoghi confronti si sono svolti o si svolgeranno a breve un po' in tutte le Regioni italiane.
Il confronto governo-sindacati-imprese è molto atteso. Ieri il ministro delle Regioni, FRancesco Boccia, ha ribadito che le Regioni hanno il potere di fermare gli impianti che non rispettano le regole. Il ministero della Salute presenterà alle parti una serie di linee guida preparate dal Comitato scientifico del dicastero che dovrebbero costituire una sorta di Bibbia condivisa da applicare negli stabilimenti. In base a queste linee guida si dovrebbe capire quali fabbriche devono chiudere e quali resteranno aperte e a quali condizioni.
Fra gli industriali serpeggia un notevole malessere anche per il comportamento dell'Austria che di fatto al Brennero sta bloccando gran parte delle nostre esportazioni verso la Germania.
Federmeccanica chiede di continuare l'attività produttiva e assicura: «intendiamo proteggere la salute dei dipendenti». E il Centro studi di Confindustria ammonisce: «fabbriche chiuse vuol dire supermercati vuoti, prospettive di ripresa in pericolo». Resta il fatto che la salute della collettività non può correre rischi e che tagliare subito l'erba sotto i piedi al virus potrebbe accelerare i tempi della futura ripresa.

Ultimo aggiornamento: 14:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA