Coronavirus, Napoli richiama il medico del colera: «Io, pensionato, torno in trincea»

Coronavirus, Napoli richiama il medico del colera: «Io, pensionato, torno in trincea»
di Gigi Di Fiore
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Giovedì 19 Marzo 2020, 08:26

Da ieri è operativo, richiamato dalla pensione e di nuovo in attività in una struttura ospedaliera pubblica. In trincea, in prima linea. Franco Faella, primario emerito dell'ospedale Cotugno di Napoli, in prima linea nel periodo dell'epidemia di colera, è il coordinatore del reparto allestito per i pazienti contagiati dal Covid-19 all'ospedale Loreto mare. È il suo primo giorno, dopo la designazione di giovedì scorso decisa dalla Regione.
Professor Faella, come è stato il suo primo giorno di servizio all'ospedale al Loreto mare?
«Anche se sono operativo da giovedì, ora è pronto e attivo il reparto di rianimazione realizzato ex novo. Devo dire che è una struttura pulita ed efficiente, che potrà svolgere al meglio il compito assegnato».

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Lei sarà il coordinatore di questa struttura realizzata per l'emergenza?
«Io sarò il consulente infettivologo, in un'attività che dovrà alleviare il carico di lavoro ai colleghi del Cotugno. Ora, qualche paziente potrà essere trasferito anche qui, dove ci saranno colleghi rianimatori, che affronteranno le insufficienze respiratorie provocate dal virus, e tutta la struttura sanitaria assegnata a questa emergenza».

Quanti sono i posti letto reali disponibili all'ospedale Loreto mare?
«Abbiamo già attivi, e in queste ore potremo già ricoverare i primi pazienti, 10 posti letto di rianimazione allestiti in tempo record. Poi, ci sono altri 20 posti di semi-intervento e 40 di terapia medica ordinaria legata al coronavirus. Una struttura pensata per alleviare il lavoro del Cotugno, dove dai primi giorni di diffusione dell'epidemia in Campania si sono accentrati tutti i casi dei contagi regionali».

È ottimista?
«Bisogna esserlo, affronteremo questa epidemia con tutto il rigore possibile come si è fatto finora, in attesa di raggiungere maggiori certezze sui farmaci. Per ora, su questo virus utilizziamo quei farmaci già usati per altre patologie infettive. Parlo dell'Hiv o dell'Ebola, ma anche del farmaco sperimentato dai colleghi del Cotugno adoperato di solito per l'artrite reumatoide».

Ha seguito la polemica di questi giorni su chi ha utilizzato per primo proprio il farmaco per l'artrite reumatoide?
«Sì, ma preferisco non entrarci. Ogni collega ha il suo carattere ma, in questa fase, va evitato ogni contrasto per affrontare il comune nemico che è questo nuovo virus su cui tutti gli infettivologi d'Italia e del mondo devono fare fronte comune».

Per ora, si procede a tentoni?
«Non si può pensare a nuove terapie certe, senza conoscere con sicurezza sperimentata le eventuali contro indicazioni dei singoli trattamenti farmacologici. L'unica strada da seguire, per ora, è provare farmaci usati per altre infezioni. Credo, lo hanno detto in tanti, che la prevenzione migliore sia l'isolamento, evitare i contatti sociali per non diffondere i contagi».

I bambini sono a minore rischio contagio?
«Così sembra dai primi dati e forse incide il fatto che nei bambini il virus non trova ancora una struttura fisica delineata e non può attaccarsi e riprodursi oltre le prime vie aeree. L'aggressione più pericolosa è quella diretta negli alveoli polmonari, che causa difficoltà respiratorie serie da trattare in rianimazione».

Ora, oltre al Cotugno, è pronto anche il Loreto mare?
«Sì, siamo operativi. Sono soddisfatto del lavoro fatto in poco tempo e della struttura messa in piedi. Anche il Loreto mare è attivo per i pazienti colpiti dal coronavirus. Una struttura mirata, su cui sono stato disponibile e pronto a fornire l'apporto della mia esperienza».

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