Coronavirus, Arcuri: «Mascherine a 0,61 centesimi anche dal tabaccaio». Ira farmacisti: «Su di noi illazioni intollerabili»

Arcuri: Prezzo mascherine resterà 0,61 centesimi, no a speculazioni
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Martedì 12 Maggio 2020, 12:31 - Ultimo aggiornamento: 20:47

«Il prezzo delle mascherine resterà quello e cioè 0,61 centesimi. Inclusa l'Iva e non cambierà. È il prezzo giusto. Purtroppo per gli speculatori e per le categorie a essi simili, che se ne devono fare una ragione. La giungla non tornera». Così il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus Domenico Arcuri in occasione della conferenza stampa settimanale alla Protezione civile.

Nelle prossime settimane le mascherine a 50 centesimi si troveranno anche nei tabaccai., ha detto Arcuri annunciando la firma «nei prossimi giorni con l'associazione dei tabaccai, che ha 50 mila di punti vendita nel paese». «Abbiamo sottoscritto i primi due accordi non esclusivi (con la grande distribuzione e con la distribuzione dei farmacisti, ndr) e confidiamo di farne altri ancora con reti di distribuzione altrettanto massicce». 
 



«Nell'ultima settimana - ha detto poi Arcuri - abbiamo distribuito 36,2 milioni di mascherine alle Regioni, il 40% in più della settimana precedete e 208,8 milioni da inizio dell'emergenza. In tutto ce ne sono 55 milioni nei magazzini Regioni, sono sufficienti e continuiamo a distribuirli a personale sanitario, Forze ordine e Pa, trasporti pubblici locali, più Rsa e polizie locali. Da domani - ha aggiunto poi Arcuri - con le Regioni condivideremo la possibilità di inviare loro alcuni milioni di mascherine di comunità per distribuirli a categorie più deboli». 

 «Non è il commissario a dover rifornire le farmacie né i loro distributori, né si è mai impegnato a farlo. Né sono io a dover rifornire Confcommercio, Conad Federdistribuzione e Coop. Il commissario si è impegnato ad integrare le forniture, ove sia possibile, che queste categorie si riescono a procurare attraverso le loro reti»,  ha continuato Arcuri

«Lavoriamo nell'esclusivo interesse dei cittadini al fine di tutelare al meglio la loro salute. Qualche volta faccio degli errori, per i quali mi aspetto critiche e se serve reprimende», ma «solo dai cittadini». Così il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri è tornato sulle polemiche per l'assenza delle mascherine a prezzo calmierato. «Noi stiamo facendo la nostra parte - ha aggiunto - e lo facciamo mettendoci la faccia. Dunque benvenute le critiche» dei cittadini, «ma solo da loro». 

 I test sierologici su 150mila italiani sono in ritardo perché si è dovuta attendere la norma sulla privacy. Lo ha detto il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri in conferenza stampa alla Protezione Civile. «Il 26 aprile il nostro compito era concluso: abbiamo bandito e accelerato la gara e trovato il fornitore, giudicato il più eccellente dagli scienziati che ha messo a disposizione gratuitamente 150mila test. Oggi è il 12 maggio, cosa è successo? Si è dialogato - ha spiegato - con l'Agenzia per la privacy che ha il dovere di tutelare la privacy dei cittadini e si è attesa la norma». Sabato quella norma è stata emanata, ha aggiunto, «e da ieri sono iniziate le operazioni per avviare i test sierologici».

I FARMACISTI
«In questa crisi abbiamo pagato un pesante tributo in termini di colleghi contagiati e uccisi dalla COVID-19, mentre lavoravamo per i pazienti, e voglio credere sia stata messa la parola fine a illazioni e sospetti assolutamente intollerabili sul nostro operato». Lo afferma il presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti (Fofi), Andrea Mandelli, «prendendo atto della precisazione del Commissario Arcuri, che ha confermato come la responsabilità della emergenza mascherine non possa essere in alcun modo attribuita ai farmacisti».

La Fofi, afferma Mandelli in una nota, «ben conosce la complessità e la gravità del problema della fornitura alla popolazione delle mascherine chirurgiche, e la necessità che si arrivi al più presto a una soluzione. Fin dall'inizio della pandemia, la FOFI, quale rappresentante della professione ed ente sussidiario dello Stato, aveva denunciato che il mercato era fuori controllo e che le farmacie non erano in grado di garantire l'offerta di questi dispositivi attraverso i canali tradizionali». Nei mesi del lockdown, conclude, «pur tra crescenti difficoltà, i farmacisti italiani hanno continuato a garantire l'assistenza farmaceutica ai cittadini, nei giorni feriali come nelle festività, nelle ore diurne e di notte. Hanno garantito la massima sicurezza possibile all'interno dei presidi e operato per risolvere criticità come la carenza di ossigeno per i pazienti domiciliari e l'applicazione delle nuove regole sulle ricette elettroniche».(ANSA). ​

«Sin dal primo momento della crisi - ricostruisce il presidente di Federfarma Roma e Federfarma Lazio - il forte aumento di domanda di mascherine, oltre a causare una drammatica carenza su tutto il territorio nazionale, ha comportato un aumento vertiginoso dei prezzi alle farmacie, che si sono trovate a dover acquistare dai fornitori le mascherine a un costo 10 volte superiore a quello usuale - prosegue -. Questo fatto ha comportato inevitabilmente un aumento del prezzo delle mascherine anche all'utente finale che, ignaro della speculazione a monte della filiera, se la prendeva con i farmacisti al banco, sempre che fosse così fortunato da trovare una farmacia che ne fosse provvista». «Successivamente sono arrivati i necessari controlli da parte dei Nas e della Guardia di Finanza, a tappeto in tutta Italia, anche più volte a farmacia, al fine di controllare i prezzi e le modalità di dispensazione delle mascherine». E «poi è arrivata la querelle dei certificati: veri, falsi, verosimili, non autentici, non accreditati. Ma chi fa entrare in Italia queste mascherine non dovrebbe avere il compito di controllare questo aspetto? Nel frattempo, i farmacisti si ammalavano e morivano, perché costretti a lavorare senza protezioni in situazioni drammatiche. Sì, perché le mascherine non le avevamo nemmeno per noi», ricorda. Nelle scorse settimane è stato siglato l'accordo con il commissario Arcuri, ma la querelle sulle mascherine non si è conclusa, anzi. 

«Sono una farmacista, da 3 mesi sto dietro a un banco nella regione più colpita d'Italia» sotto i colpi del nuovo coronavirus, ma anche a nome dei colleghi di tutte le altre regioni «dico solo una cosa: stracciamo tutti gli accordi, ma fateci arrivare le mascherine. Mandatecele perché la gente ce le chiede. Mandatecele presto, mandatecele subito, perché è da 2 settimane che va avanti questa querelle». È accorato l'appello di Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, che in videocollegamento con la trasmissione 'Coffee Break' su La7 tiene soprattutto a chiarire un punto: «Non accetto che si dia la colpa a noi farmacisti. Mi sento offesa se si dice che noi non vogliamo dare le mascherine. Noi siamo con la gente e per la gente».

Dopo che ieri la Federfarma nazionale ha segnalato che «le mascherine a 0,50 centesimi sono già finite e sono introvabili», Racca conferma che in alcune città «delle mascherine sono arrivate, però in quantità assolutamente insufficienti di fronte a una domanda fortissima». La trattativa continua, quindi «mi auguro che qualcosa si sblocchi e che i grossisti possano inviarcele nelle farmacie». La presidente dell'associazione titolari lombardi ripete: «In questo momento noi abbiamo bisogno di quelle mascherine. Se quelle importate dalla Cina non vanno bene, se ci sono delle aziende italiane che le devono produrre, se devono essere autorizzate dall'Istituto superiore di sanità e le devono dare ai grossisti, per piacere si faccia in fretta perché noi siamo senza». Quanto al prezzo calmierato «sono ben contenta che ci sia. A me non interessa questo: mandateci le mascherine», insiste.

«Benissimo il prezzo calmierato, siamo per i cittadini», continua la presidente di Federfarma Lombardia che evidenzia come le farmacie abbiano «contribuito veramente in maniera determinante in questa emergenza. Del resto - osserva - tutti noi dovevamo stare chiusi nelle nostre case e potevamo andare solo in farmacia o nei negozi di alimentari. Non abbiamo mai fatto mancare i farmaci, ci siamo aumentati gli orari, abbiamo aiutato le persone a comportarsi bene» per contenere la diffusione dei contagi, «nei primi momenti abbiamo cercato di procurare mascherine importate dalla Cina, così come gel e tutto ciò che doveva aiutarci a difenderci».

«Abbiamo stampato le ricette quando i cittadini non potevano andare dal medico, abbiamo portato a casa loro le medicine attraverso la Croce Rossa o personalmente», ricorda ancora Racca. «Molti di noi purtroppo ci hanno anche lasciato la pelle», ma «continueremo a essere aperti, a lavorare il sabato, la domenica e a essere in prima linea». Però adesso «sto aspettando queste mascherine e come me le stanno aspettando tutti i miei colleghi». E allora «al Governo, alla Protezione Civile ai grossisti dico sblocchiamo questa situazione. E molto facile: abbiamo bisogno di mascherine, ce le deve mandare la distribuzione intermedia, quindi devono arrivare nelle farmacie. Di questo noi abbiamo bisogno perché questo ci è stato detto: questo virus si combatte anche avendo le mascherine in faccia». 

INDUSTRIALI
Le "mascherine di Stato"? «Un flop i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: farmacie a secco, approvvigionamenti a singhiozzo, distributori quasi fermi, importatori a corto di rivenditori dall'estero per il prezzo troppo basso imposto in Italia e imprese che, dopo essere state spinte dal governo a riconvertire le proprie produzioni, si trovano adesso alle prese con costi che non riusciranno a coprire». È il duro atto d'accusa di Sicindustria, che per bocca del vice presidente vicario Alessandro Albanese punta il dito contro «il governo degli annunci».

«Ha colpito ancora - dice -: quando si procede con gli editti, senza una preventiva analisi dei fabbisogni, dei costi, delle coperture e delle dinamiche di mercato, purtroppo gli effetti sono sempre negativi. Così oggi ci troviamo di fronte a una situazione paradossale, con le farmacie senza dispositivi, i piccoli imprenditori che hanno interrotto le produzioni perché non più sostenibili e i rivenditori esteri che non trovano conveniente vendere il proprio prodotto in Italia. A questo punto il governo ci dica entro 24 ore dove reperire le mascherine chirurgiche a 50 centesimi - conclude -. In caso contrario sarebbe più saggio dominare l'impulso dell'annuncio, piuttosto che poi riversare sugli altri la responsabilità delle proprie inefficienze». 

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