CORONAVIRUS

Coronavirus, genitori positivi, a Perugia nasce Margherita, abbracci solo via Skype

Mercoledì 1 Aprile 2020 di Michele Milletti e Egle Priolo
Stefania Troiani e Margherita

«Non vi dimenticherò mai». Sono passate poche ore dal suo parto speciale, ma Azzurra ha voluto ribadire ai medici che l'hanno seguita per il lungo travaglio l'affetto e la stima per esserle stati così vicini. Perché Azzurra, tra le poche in Italia e prima in Umbria, il 31 marzo al Santa Maria della Misericordia di Perugia ha partorito la sua secondogenita Margherita nonostante le difficoltà legate al suo essere positiva al coronavirus.

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Positiva lei e ricoverato in Malattie infettive da quasi due settimane il marito per lo stesso motivo. Con un altro bambino piccolo a cui pensare e il resto della famiglia da tutelare. E «dopo quattro giorni di inferno» da quando ha ricevuto i risultati del tampone, finalmente Azzurra è riuscita a tornare a respirare. «Sono contenta, è un'emozione fortissima», ha detto ai medici, prima di essere ricoverata da Ostretricia a Malattie infettive. Margherita ancora non l'ha abbracciata: l'ha potuta vedere solo tramite Skype, grazie al personale di Terapia intensiva diretto da Stefania Troiani in cui è stata invece ricoverata la piccola. Le sue condizioni sono soddisfacenti, così come i test eseguiti secondo le linee guida di casi analoghi, comunica l'Azienda ospedaliera.

Gioia ed emozione anche nelle parole del ginecologo che ha aiutato Margherita a venire alla luce, insieme a due ostetriche coraggiosa. «Alla fine, tornato a casa, ho pianto. È stata un'esperienza bellissima. Grazie a tre donne straordinarie. Anzi, tre e mezzo», dice infatti il medico Saverio Arena. «La mamma è stata eccezionale – racconta il medico -, non si è lamentata mai e si è dimostrata molto forte, nonostante la situazione. Nonostante fosse sola e col pensiero del marito malato e del figlio piccolo rimasto a casa con un parente».

Lunedì, alla chiamata di Azzurra, 34enne incinta di 40 settimane, la macchina sanitaria si è messa in moto: il 118 è andato a prenderla a casa, ha fornito all'anziano parente i dispositivi di protezione per ospitare in casa l'altro bambino e ha pianificato il ricovero della futura mamma in Ostetricia, in un’area appositamente organizzata per garantire la massima sicurezza alle altre gestanti e al personale sanitario. Con un coordinamento e contatto continuo con la sala parto e gli anestesisti allertati per tutto. Un gioco di squadra reso possibile anche dall'impegno del direttore del reparto Giorgio Epicoco e delle coordinatrici delle ostetriche Simona Freddio, Loretta Ramacciani e Rosa Maria Garofoli, più la dottoressa Chiara Antonelli in sala parto.

Poi il parto indotto e l'emozione di scoprire come si sia formata l'equipe che l'ha seguita per quasi dodici ore: le ostetriche Silvia Valigi e Lara Luchetti «si sono offerte volontarie – racconta Arena -, hanno pensato ad altre colleghe, incinte o con genitori anziani in casa e si sono proposte. Per stare tutta la notte bardate di calzari, tute, maschere, camici e ben sei paia di guanti. Tutta la notte senza poter uscire dalla zona Covid, neanche per andare in bagno. Due donne affiatate, due professioniste in gamba e molto preparate, che hanno rischiato su loro stesse. Sono state incredibili». Arena non lo sottolinea, ma in realtà anche lui si è offerto volontario. E si è rilassato solo alla fine di tutto, quando Margherita è venuta alla luce («Una bimba tosta, è stata bravissima», dice) e ha chiesto «La mandiamo una foto al papà?». L'unico modo per vedere la piccola Margherita, alimentata grazie al personale della Banca del latte dell'ospedale, che neanche la mamma ha potuto, ancora, abbracciare. In attesa che tutta la famiglia possa ritornare sotto lo stesso tetto, ma non di un ospedale.  Perché questa Margherita faccia presto primavera. 

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