Coronavirus in Lombardia, i medici: «Terapie intensive al limite», pazienti trasferiti in altre regioni

Coronavirus, Lombardia in sofferenza negli ospedali: posti letto in altre regioni
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Sabato 7 Marzo 2020, 18:30 - Ultimo aggiornamento: 8 Marzo, 03:28

Oltre mille contagiati in più da coronavirus in Italia, che portano il totale sopra i 5 mila, anche se i morti sono stati di meno nelle ultime 24 ore, 36, e ora risultano in tutto 233. I guariti invece sono 589, 66 in più di ieri. Ma esplode il caso della Lombardia, arrivata ormai al limite delle proprie capacità di assistenza, con oltre 2.700 malati, 359 dei quali in terapia intensiva. E dalla regione più colpita saranno trasferiti pazienti con altre patologie nelle regioni vicine, Piemonte e Liguria, preannuncia il capo della Protezione civile Angelo Borrelli. Questo per svuotare i reparti di terapia intensiva e lasciare posti disponibili. 

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L'allarme arriva infatti dagli intensivisti che arrivano a paventare «una catastrofe sanitaria in assenza di tempestive e adeguate disposizioni». Anche il governatore lombardo Attilio Fontana invoca «misure stringenti e rigorose» in tempi «rapidissimi». Mentre l«assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera, sottolinea, che »le misure nella zona rossa danno risultati«. I provvedimenti del governo sono attesi anche per le zone rosse già esistenti. I positivi al virus sono saliti a 5.061, ben 1.145 in più in tutto il Paese.

Un'impennata spiegata dal presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro perché »«si sono aggiunti in Lombardia più di 300 positivi non conteggiati nei giorni scorsi e provenienti dal laboratorio di Brescia». La regione più ricca d'Italia è sferzata dall'infezione e il coordinamento delle terapie intensive della Lombardia in un documento a Fontana denuncia che «una corretta gestione del fenomeno è ormai impossibile» e chiede «adeguate disposizioni». «Le misure della zona rossa del Lodigiano danno alcuni risultati», afferma l'assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera, ma i dati dicono che «il contagio in regione è cresciuto in modo esponenziale: il 28 febbraio le persone in terapia intensiva per Coronavirus erano 50, oggi sono 359». Numeri che spingono verso l'attivazione della Centrale remota per le operazioni di soccorso sanitario (Cross) della Protezione civile per trovare posti di terapia intensiva fuori della Lombardia e alleggerire il peso sui reparti. A essere trasferiti sarebbero per la maggior parte pazienti in terapia intensiva a causa di patologie diverse dal coronavirus. Più in generale, secondo la Società italiana di anestesia, «può rendersi necessario porre un limite di età all'ingresso in terapia intensiva», «riservando risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata».
 


Sulle nuove misure il commissario all'emergenza Angelo Borrelli ha rimandato alle decisioni del premier Giuseppe Conte, che sentiti i ministri dovrebbe emanare stasera un Dpcm. «Saranno adeguate e proporzionate», in particolare per la Lombardia, ha assicurato il capo della Protezione civile. E molti appelli oggi si sono moltiplicati richiamando alla responsabilità individuale. L'impressione è che specie nelle regioni ancora con pochi casi la gente non rispetti le prescrizioni. «Vinciamo questa guerra se cambiamo modo di vivere, specie le categorie più fragili» come gli anziani, sintetizza Borrelli. «Posso mandare 20 mila medici in più, ma se la gente non segue le prescrizioni come c... facciamo? - si lascia scappare il ministro della Salute Roberto Speranza in una pausa per interviste tv della sua estenuante giornate - Non ne usciamo...».
 
 

 

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