CORONAVIRUS

Coronavirus Lombardia, Gallera: «Rimasti 20 posti in terapia intensiva». A Milano il virus accelera

Domenica 15 Marzo 2020 di Claudia Guasco e Cristiana Mangani
Coronavirus Lombardia, Gallera: «Rimasti 20 posti in terapia intensiva». A Milano il virus accelera

Dopo Bergamo e Brescia, la frontiera del focolaio di Covid-19 avanza verso Milano. Qui il contagio cresce inesorabile e costante, tra venerdì e ieri si registrato 244 nuovi positivi, che salgono da 1.307 a 1.551. «Stiamo facendo di tutto perché il virus non conquisti la città», afferma il professor Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive al Sacco. Le disposizioni di distanziamento sociale si intensificano, dopo scuole, uffici e negozi chiudono i parchi. «Ricordiamoci che i casi diagnosticati riguardano persone sintomatiche, che sono solo una parte del reale», avverte Galli.

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PUNTO DI NON RITORNO
E già così la Lombardia è allo stremo delle forze, con 11.685 positivi (1865 in più in un giorno), 4.898 pazienti ricoverati di cui 732 in terapia intensiva. E i morti sono quasi mille. Per capire la portata del dramma basti pensare che sull'Eco di Bergamo ieri c'erano udici pagine di necrologi, che il Comune di Milano ha messo a disposizione cento posti all'obitorio e ha cambiato il regolamento riducendo da trenta a cinque i giorni per decidere dove seppellire i defunti. Un'emergenza che ha spinto il governatore Attilio Fontana a una scelta drastica: reclutare Guido Bertolaso come «consulente» per reperire «sul mercato internazionale monitor e respiratori» destinati a un nuovo ospedale alla Fiera. Perché i presidi di tutta la regione, avverte l'assessore al Welfare Giulio Gallera, «sono vicini al punto di non ritorno. Abbiamo pochissimi posti liberi nelle terapie intensive, ormai siamo nell'ordine di quindici, venti a disposizione. Se ogni giorno arrivano 85 persone in terapia intensiva e ne escono due o tre, è evidente che tutto questo non è sufficiente». Non ci sono ambulanze abbastanza per smistare i pazienti tra i vari ospedali e soprattutto mancano i medici, tanto che la regione ha lanciato una campagna di assunzioni internazionali. «Avremo personale dal Venezuela, dalla Cina, da Cuba, a cui daremo ovviamente anche una casa. Chiediamo solo che siano iscritti all'albo nel Paese di provenienza». L'unico dato positivo rispetto a un quadro sempre più preoccupante arriva a livello nazionale: a quasi un mese dall'inizio dell'emergenza il numero dei guariti dal coronavirus fa registrare l'incremento più alto, 527 persone in un solo giorno, il 36,7% in più rispetto a venerdì scorso.
 


 
AUMENTANO I MALATI
Nel frattempo però anche il Sud comincia ad accusare il colpo, mentre le altre regioni sembrano mantenere il trend delle ultime settimane. I contagi non mollano: 2.795 in sole 24 ore, il maggior incremento da quando a Codogno è stato ricoverato il paziente uno. Più guariti ma anche più malati, dunque, con 17.750 positivi, 1.518 dei quali ricoverati in terapia intensiva, e altri 175 morti in un giorno - compreso il primo operatore sanitario, un 47enne del 118 di Bergamo - che fanno salire il totale a 1.441. Tra i positivi anche i primi due esponenti del governo: i viceministri alla Salute Pier Paolo Sileri e all'Istruzione Anna Ascani. Che la situazione sia grave lo conferma anche la decisione della ministra De Micheli di eliminare i treni notturni - dopo che oltre 400 persone sono partire da Milano per il sud Italia (tutte controllate, avevano le «giuste motivazioni» dice la Polfer) - e di bloccare i collegamenti da e per la Sardegna per tutti i passeggeri e il nuovo appello ai cittadini di palazzo Chigi. «Limitate gli spostamenti ai soli motivi essenziali e alle sole esigenze realmente indifferibili, lavoro, salute e stato di necessità».

Ultimo aggiornamento: 18:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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