CORONAVIRUS

Coronavirus, il virologo Pregliasco: «Il virus non è scomparso, ora troppi comportamenti irresponsabili»

Sabato 4 Luglio 2020 di Mauro Evangelisti
Il virologo Fabrizio Pregliasco

«Io sono fondamentalmente ottimista, ma se non c'è buon senso, se ci sono comportamenti imprudenti, allora i rischi aumentano notevolmente. E comprendo perché il governatore del Veneto, Luca Zaia, sia così preoccupato». Il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano, da giorni sta ripetendo che sui focolai bisogna vigilare con attenzione ed essere pronti a intercettarli e isolarli. Il caso di Vicenza, che ha fatto andare alle stelle l'indice Rt del Veneto, però, va perfino oltre i normali allarmi: c'è una serie di comportamenti irresponsabili che sembrano rientrare nella categoria più vasta della disattenzione incosciente che sta prendendo piede in tutto il Paese.

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Professore, lei non rientra nella corrente dei catastrofisti. E, in fondo, neanche Zaia. Perché preoccupano gli ultimi episodi che hanno causato una serie di focolai?
«Sono ottimista, ma prudente. Quello che dobbiamo in qualche modo fare è trovare il modo di vivere una vita che tenga conto dei rischi. Esistono e lo dobbiamo comprendere».
Da cosa sono determinati?
«Spesso si combinano con situazioni ambientali e professionali notoriamente insidiose, penso al macello della Germania. Ma ci sono anche aspetti sociali in cui questi pericoli esistono. In Italia abbiamo avuto esempi dell'uno e dell'altro tipo».
Secondo Zaia una parte della popolazione non comprende che il virus ancora sta circolando.
«Sono d'accordo. Questo tana liberi tutti è poco saggio: ci troviamo in una situazione oggettivamente migliorata, con una riduzione del contagio, ma non dobbiamo esagerare nell'imprudenza dei comportamenti. Guardi, non mi aspetto che quest'anno ci resti il segno della mascherina dopo che ci siamo abbronzanti, però allo stesso tempo il buon senso nei comportamenti sociali deve essere mantenuto, altrimenti i rischi di nuovi focolai permangono. Serve, diciamo, un buon senso continuativo».
Cosa si può fare per essere certi che, come avvenuto in Veneto, le persone positive non violino l'isolamento?
«Per Covid, l'isolamento fiduciario è indispensabile. Se non lo rispettano, potrebbero essere necessari anche interventi più coercitivi. Ma non è così semplice, non siamo in Cina. Ma in Veneto, in questo caso, abbiamo a che fare con l'esempio peggiore: un paziente che risulta positivo al tampone, rifiuta il ricovero e invece di restare in isolamento domiciliare, continua a girare per strada».
Secondo una ricerca, Sars-CoV-2 è mutato ed è diventato più contagioso. Cosa ne pensa?
«Si tratta di uno studio ancora senza revisione paritaria che mostra una cosa vista anche in Italia: una mutazione ha reso più contagioso il virus, ma è meno cattivo. Se così sarà confermato, deve comunque preoccuparci. Perché se circola con più facilità, aumentano le possibilità che raggiunga anche i soggetti più fragili».
Le istituzioni dovrebbero essere più severe nei controlli su assembramenti e comportamenti imprudenti?
«Non è semplice, non abbiamo sistemi coercitivi; ciò che sarebbe importante è fare passare messaggi che invitino alla responsabilità di tutti i cittadini. Non dobbiamo chiuderci in casa, ma neppure possiamo pensare che il virus sia scomparso».

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Ultimo aggiornamento: 15:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA