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Coronavirus, la fase 2 scaglionata per fasce d'età e per regioni: ipotesi mascherine e guanti per uscire di casa

Coronavirus, la fase 2 scaglionata per fasce d'età e per regioni: ipotesi mascherine e guanti per uscire di casa
di Alberto Gentili
5 Minuti di Lettura
Sabato 11 Aprile 2020, 08:14 - Ultimo aggiornamento: 15:07

ROMA Sette ore di vertice di maggioranza per analizzare punto per punto l'elenco degli ormai famosi codici Ateco. Per decidere, coltello tra i denti, quali settori produttivi potranno ripartire dopo Pasquetta. Sette ore anche per litigare sul Fondo salva stati e, soprattutto, per immaginare la ripartenza «prudente e graduale». Per provare a disegnare quella Fase 2 su cui è caduta, giovedì, la gelata imposta dal Comitato tecnico-scientifico e dal ministro della Salute, Roberto Speranza, «perché un allentamento affrettato del lockdown potrebbe far riesplodere l'epidemia, vanificando tutti gli sforzi fatti». Senza escludere però, e questa è la novità, che alcuni settori produttivi potrebbero riaccendere i motori anche prima del 4 maggio, «se le condizioni lo consentiranno».

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Nel lunghissimo vertice durante il quale sono stati ascoltati anche governatori di Regione e sindacati, come da copione ormai consolidato è stata Italia Viva con la ministra Teresa Bellanova a chiedere che si cominci a disegnare una road map del dopo 4 maggio, quando scadrà il nuovo Dpcm. Il più lungo per durata (gli altri hanno avuto validità bisettimanale) da quando è scattata la stretta. La Bellanova ha criticato l'elenco Ateco: «Troppo complesso, eccessivamente farraginoso». Ma soprattutto la ministra renziana ha lanciato un appello: «Non possiamo aspettare il rischio zero per far ripartire il Paese, così l'Italia muore», ha scandito in una discussione descritta «decisamente tesa».
L'appello della ministra di Italia Viva non è caduto del tutto nel vuoto. Il numero di settori produttivi che dopo Pasquetta saranno riaperti è rimasto pressoché invariato, ma Giuseppe Conte ha garantito che la task force guidata dall'ex ad di Vodafone Vittorio Colao, servirà proprio a indicare modi e tempi della Fase 2. «Anche perché», come dice un ministro, «i dati cominciano a essere buoni, da tre giorni scendono i ricoveri in terapia intensiva».

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CORREZIONI IN CORSA
Osservazione che porta il premier ad anticipare che «se prima del 4 maggio si creassero le condizioni, agiremo di conseguenza». Traduzione: tra qualche giorno, in ragione dei dati epidemiologici e del lavoro della task force, il Dpcm potrebbe essere corretto in corsa. «Se il quadro dei contagi migliorerà e si stabilizzerà», dice un ministro che cura il dossier, «alcune imprese potranno riaprire prima del 4 maggio, garantendo i protocolli di sicurezza, anche fuori dai codici Ateco già autorizzati. E' un'opzione che ci lasciamo aperta, del resto gli strumenti ci sono». Il riferimento è alla norma del Dcpm che consente ai ministri dell'Economia e del Lavoro, di integrare i codici Ateco. E i prefetti possono concedere deroghe su richiesta.

Durante il lungo dibattito tra i capidelegazione rosso-gialli è poi emerso qualche spunto per la Fase 2. Qualche indicazione. Per prima cosa è stato chiarito che a maggio non si tornerà alla vita com'era prima dell'epidemia. Fino al vaccino, le parole d'ordine resteranno «gradualità e prudenza», per evitare una nuova esplosione dei contagi.
 


Sul fronte produttivo, il governo ha intenzione di affidare a prefetti e sindacati la valutazione di quali aziende potranno riaprire finito il lockdown appena prolungato. Ciò avverrà in base all'indice di rischio di ogni lavoro, elaborato dall'Inail d'intesa con il Comitato tecnico scientifico. E ogni azienda dovrà garantire le condizioni di sicurezza: sanificazione degli ambienti, distanza tra lavoratori, protezioni personali. Turni in modo da non sovraffollare i luoghi di produzione e postazioni di lavoro più distanziate.
La ripartenza sarà poi «modulare»: probabilmente Regione per Regione (in base all'andamento dell'epidemia nei singoli territori). «Questo approccio non è ancora definito», dice un ministro che segue il dossier, «certo, se tra qualche giorno vedremo che in alcune Regioni i tassi di contagio sarà a zero e in altre rimangono stabili, potremo diversificare il ripartenza».
Sicuramente la ripartenza avverrà per fasce di età (saranno tenuti a caso gli ultra sessantenni) e per condizioni di salute (smart working per i soggetti a rischio). Poi, per garantire sicurezza a chi deve andare a lavoro, verranno potenziati i mezzi pubblici per evitare il sovraffollamento e su bus e metro si dovrà sedere distanziati. Con l'obbligo per chiunque esca di casa di indossare mascherina e guanti. Non sono poi escluse forme si sostegno a chi utilizzerà mezzi di trasporto privati. Infine sarà un'Italia in attesa: turni per entrare nei negozi, turni per entrare nei bar. E parrucchieri e centri estetici solo su appuntamento.

 

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