CORONAVIRUS

Coronavirus, dai centri anziani alle cliniche: tutti i focolai rimasti fuori controllo

Domenica 22 Marzo 2020 di Mauro Evangelisti

ROMA Sono sotto attacco le case di riposo e le rsa, le residenze sanitarie assistenziali, strutture dove vivono gli anziani, le persone più fragili. Qui il coronavirus sta entrando, in vari punti del Paese, qui è più difficile fermarlo. Non solo: la catastrofe sanitaria sta travolgendo la Lombardia, ma anche in diverse aree delle altre regioni, da nord a sud, si stanno manifestando dei focolai che, a tutti i costi, vanno fermati sul nascere, circoscritti. Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo, Calabria: ormai ovunque i governatori delle Regioni stanno ricorrendo allo strumento delle zone rosse, con limitazioni severe, proprio perché se c'è un incendio bisogna evitare che si diffonda in tutta la foresta. Ieri a Roma altro allarme: quattro rom sono ricoverati allo Spallanzani perché positivi, non è chiaro se provengano dai campi, realtà che destano preoccupazione.

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TIMORI
Ripartiamo dall'allarme nelle residenze degli anziani: a Forlimpopoli, in Romagna, nella casa di riposo Pellegrino Artusi, su 35 ospiti, 25 sono positivi. A Roma forte preoccupazione per la casa di riposo Giovanni XXIII perché due operatori sono positivi e la struttura ospita 66 anziani; a Cassino, in provincia di Frosinone, in una Rsa ieri sono stati trovati otto positivi, il numero totale ora è di 24 contagiati. A Prato otto ospiti di una casa di riposo in isolamento, due sono morti. Allarmi simili, in tutta Italia, mostrano che il coronavirus è entrato nelle case di riposo: a Messina, a Sassari, ovviamente in Lombardia. L'altro giorno il vicesindaco di Cingoli (Macerata), Filippo Saltamartini, ha lanciato un appello in tv: «Qui c'è una casa di riposo che è diventato un lazzaretto. Non abbandonateci». Simile la storia dei due monasteri di Roma (uno sulla Casilina, l'altro a Grottaferrata) dove in totale una sessantina di suore sono risultate positive, la maggior parte di loro è molto anziana.

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ALLARMI
C'è un altro tema: i focolai, più grandi, che spuntano uno dopo l'altro in molte regioni. Se non fermati in tempo possono esplodere e trasformare molte città in nuove Codogno. Ecco perché i governatori stanno ricorrendo all'istituzione delle zone rosse, dove non si può né entrare, né uscire. Lo ha fatto Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna: «Ho agito senza aspettare Roma». Medicina, 16mila abitanti, in provincia di Bologna, lunedì è stata isolata: «Divieto di accesso e di allontanamento». Si è registrato un numero anomalo di contagiati, tutti frequentatori di una bocciofila, una ventina di positivi trovati in un solo giorno. L'obiettivo è evitare che l'incendio del contagio si sposti verso Bologna. Misura simile, nel Lazio, a Fondi, in provincia di Latina, dove una festa di carnevale in un centro anziani ha alimentato il contagio: 700 persone circa saranno sottoposte allo screening, tramite la tac che sarà verificata con un sistema di intelligenza artificiale del Campus Bio-Medico. Altra zona rossa nella Valle del Fino, ai confini tra le province di Teramo e Pescara, decisa dal governatore dell'Abruzzo, Marco Marsilio: chiusi i comuni di Castilenti, Castiglione Messer Raimondo, Bisenti, Arsita, Montefino ed Elice. Ci sono decine di contagiati e già quattro morti; ieri il sindaco di Castiglione Messer Raimondo, Vincenzo D'Ercole, ha annunciato: «Sono positivo anch'io, devo restare in isolamento». Positivo pure il primo cittadino di Montefino, Ernesto Piccari, che è anche medico di base. Fermare subito i focolai, prima che la loro estensione li renda incontrollabili. Ormai l'imperativo è questo per tutte le regioni. Il presidente del Molise, Donato Toma, ha firmato il decreto che istituisce la zona rossa per i Comuni di Venafro e Pozzilli (Isernia). In precedenza analoghe misure per Riccia e Montenero di Bisaccia (Campobasso). In Calabria, la presidente Jole Santelli, ha chiuso il Comune di Cutro (Crotone) per il numero anomalo di casi, lo aveva già fatto a Montebello Jonico (Reggio Calabria) e San Lucido (Cosenza). In Irpinia il governatore De Luca, ha messo in quarantena cinque comuni (Ariano Irpino, Sala Consilina, Caggiano, Polla e Atena Lucana).

 

Ultimo aggiornamento: 12:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA