CORONAVIRUS

Coronavirus, i giudici di pace: «Nelle udienze per le espulsioni dei migranti rischiamo il contagio»

Mercoledì 5 Febbraio 2020
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Coronavirus, i giudici di pace: «Nelle udienze per le espulsioni dei migranti rischiamo il contagio»

Coronavirus, allarme dei giudici di pace, che denunciano che durante le udienze per le espulsioni dei migranti rischiano il contagio. «La pericolosità di un contagio» da coronavirus è «tangibile durante le udienze celebrate dai giudici di pace» per la «convalida delle espulsioni di migranti clandestini, che si tengono nei Centri di permanenza e rimpatrio» e cioè di chi ha «violato l'ordine di allontanamento dal territorio dello Stato od anche per i reati di clandestinità». Perciò l'Associazione nazionale giudici di pace chiede con urgenza al «governo e alle autorità competenti», con una nota, misure idonee per la loro tutela.

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I giudici di pace : «Dateci le mascherine». L'Unione Nazionale dei giudici di pace ha chiesto ai ministeri di Giustizia e Salute che «siano fornite maschere idonee a schermarsi da eventuali contagi, previa autorizzazione all'uso durante l'udienza» e «che siano apprestate immediatamente le tutele relative alle indennità di malattia e di rischio e per i giudici di pace e i magistrati onorari che si trovano in medesime situazioni». Lo si legge in una nota del sindacato dei giudici di pace di tutta Italia.

Nella nota dell'Unione nazionale dei giudici di pace si legge ancora che «giudici di pace e le loro famiglie sono seriamente preoccupati per il continuo rischio personale, corso anche dal punto di vista sanitario, cui sono sottoposti, lavorando senza alcuna tutela ed essendo abbandonati dallo Stato in caso di malattia, poiché ancora privi di assistenza anche sanitaria, non percependo neppure alcuna indennità di rischio». E ancora: «Neanche la fantasiosa qualifica di 'volontari' imposta dalla normativa nazionale in evidente contrasto con quella europea in tema di lavoro, giustifica la desolata condizione in cui li ha relegati il Ministero di appartenenza». Il sindacato sottolinea infine: «Si auspica un riscontro urgentissimo essendo difficile continuare a garantire il pubblico servizio svolto a queste condizioni ormai non più procrastinabili essendo relative alla sicurezza in ambiente pubblico di lavoro, considerando che in caso contrario i magistrati onorari e le loro famiglie, in caso di contagio, sarebbero esposti ai medesimi rischi, ritenendo in tal caso responsabile il Governo italiano».

 

Ultimo aggiornamento: 17:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA