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Coronavirus, riparte la sfida per Gemelli e Spallanzani: «Non possiamo abbassare la guardia»

Coronavirus, riparte la sfida per Gemelli e Spallanzani: «Non possiamo abbassare la guardia»
di Simone Canettieri
3 Minuti di Lettura
Lunedì 27 Aprile 2020, 07:56 - Ultimo aggiornamento: 18:40

«La situazione ora è migliorata rispetto a qualche settimana fa, abbiamo ridotto anche i pazienti Covid. Al Gemelli adesso sono attivi solo quattro reparti dedicati ai pazienti sospetti, gli altri quelli che hanno un tampone positivo vanno al Columbus. Attualmente parliamo di un totale di 126 ricoverati, di cui 25 in terapia intensiva. Ma attenzione, in vista della fase due non possiamo abbassare la guardia. I macchinari per respirare e i letti di terapia intensiva sono un'assicurazione. Il rischio di ripercorrere quanto abbiamo vissuto 20 giorni fa, cioè il timore di non avere abbastanza macchinari, è sempre dietro l'angolo. Soprattutto adesso che ci avviciniamo a un allentamento delle misure, con tutte le incognite del caso». Loris Lopetuso è un dirigente medico dell'unità operativa complessa di medicina interna del Gemelli, da quando è scoppiata l'emergenza coronavirus fa parte della taskforce anti-Covid.

Coronavirus, «donare fa la differenza per Gemelli e Spallanzani»

E proprio al Gemelli e all'Istituto Spallanzani è rivolta la campagna di sottoscrizione del Messaggero. Una gara di solidarietà che ha raccolto i primi duecentomila euro con cui sono stati acquistati 12 respiratori e che prosegue senza sosta, che vede i nostri lettori in prima linea. Al fianco delle due strutture sanitarie per dotarle di più respiratori e posti letto in terapia intensiva per affrontare la pandemia.
Lo spirito dell'iniziativa lanciata da questo quotidiano è ormai chiaro: armare sempre di più i due ospedali di tecnologie in grado di salvare la vita alle persone. Per evitare, soprattutto in caso di una seconda ondata, che si ritorni anche solo a ragionare su chi dover salvare davanti a una possibile emergenza. «Le vostre donazioni - dice ancora Lopetuso - sono fondamentali: da un lato mostrano la vicinanza dei lettori a noi medici, un grande incoraggiamento; dall'altra, parte pratica e più importante, assicurano il supporto di nuovi macchinari. Che ora sono un'assicurazione contro la pandemia, ma che in futuro rimarranno come patrimonio della nostra struttura per aiutarci a curare i pazienti, al di là del coronavirus. Pensiamo per esempio ai politraumi o agli infartuati».
Intanto, però c'è da non farsi trovare impreparati davanti alla fase 2. Ecco perché la spinta dei lettori del Messaggero non si arresta. Anzi, prosegue con maggiore intensità. In ballo c'è la salute di tutti. E le donazioni raccolte finora vanno proprio in questa direzione: aiutare Gemelli e Spallanzani significa aiutare noi stessi.

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