Virus, focolai in Italia, caso a Roma. Le pagelle dell’Iss sulle regioni: Lombardia al limite

Virus, focolai in Italia, caso a Roma. Le pagelle dell Iss sulle regioni: Lombardia al limite
di Lucilla Vazza
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Domenica 7 Giugno 2020, 08:32 - Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 12:03

L'epidemia da Covid-19 è al momento sotto controllo nel paese, ma restano focolai attivi un po' ovunque e per questo l'invito del ministro della Salute Roberto Speranza è di tenere alta la guardia, perché «siamo sulla strada giusta», ma «occorre ancora prudenza e gradualità». L'aggiornamento della situazione è contenuta nel terzo report di monitoraggio settimanale rilasciato ieri mattina dalla cabina di regia del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di sanità, che fa il punto dell'andamento regione per regione.

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L'INDICE RT
Agli antipodi la Basilicata che può fregiarsi a buon diritto di essere la prima regione Covid-free avendo indice Rt pari a zero e la Lombardia che, malgrado il miglioramento, raggiunge ancora il valore di 0.91, con un leggero rialzo rispetto allo 0,75 della settimana scorsa.

Non ci sono dunque più situazioni critiche, ma restano sotto osservazione i vari cluster attivi, tanto che gli esperti nella nota di accompagnamento al report hanno parlato di situazione «epidemiologicamente fluida in molte Regioni italiane». Quanto fluida e dove si annidino i focolai non è però dato sapere, visto che dopo ripetute richieste al ministero della Salute e all'Iss, nessuno ha voluto dare il quadro fornito obbligatoriamente da ciascuna regione, perché previsto dal decreto che ha istituito il monitoraggio. Sono dati pubblici che però non vengono forniti al cittadino, e che rendono nebulosa l'intera operazione. Ci basti sapere che in nessuna regione l'Rt, ossia l'indice di replicazione, supera il valore di 1. Tuttavia bisogna essere cauti nell'ottimismo, consapevoli che il report si basa sui dati dei giorni compresi tra il 25 e il 31 maggio e dunque, visti i tempi necessari allo sviluppo dei sintomi dopo il contagio e quelli della successiva diagnosi «verosimilmente molti casi notificati in questa settimana hanno contratto l'infezione 2-3 settimane prima, cioè durante la prima fase di riapertura tra il 4 e il 18 maggio». Il che ci riporta all'interrogativo dei focolai: dove cova il contagio?

Dal monitoraggio, che i tecnici continuano sempre a spiegare di non considerare una pagella, i dati sono grosso modo coerenti con quello che ogni giorno emerge dai bollettini della Protezione civile: nel nord a Trento e Bolzano l'indice è 0.86; in Campania l'indice è a 0,58, uguale a quello del Piemonte e simile a quello del Veneto (0,61). Più alto l'Rt in Toscana (0,72), Lazio (0,75), Puglia (0,78); in coda la Calabria (0,37), la Sardegna (0,14), ma va sottolineato che sono migliorati anche i valori di Valle d'Aosta (0.47) e Molise (0.59) che avevano fatto preoccupare per un piccolo focolaio nelle settimane scorse. «Persiste in alcune realtà regionali un numero di nuovi casi segnalati ogni settimana elevato seppure in diminuzione. Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di Sars-CoV-2 è ancora rilevante» si legge nella nota al report, in quell'aggettivo «rilevante» così indeterminato da apparire generico, la chiave che manca a tracciare il quadro completo. Il Lazio per esempio ha informato con trasparenza del nuovo cluster di contagi che si è sviluppato a Roma negli ultimi giorni e non si capisce perché non si debba sapere quello che succede in tutte le altre regioni.

LA MAPPA
Una mappa fluida che certamente spinge a pensare positivo, ma l'epidemia sotterranea continua a richiedere il rispetto rigoroso delle misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l'igiene individuale e il distanziamento fisico, come hanno ribadito i tecnici secondo i quali è necessario mantenere elevata «la resilienza dei servizi territoriali per continuare a favorire la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva ed accertamento diagnostico di potenziali casi, l'isolamento dei casi confermati, la quarantena dei loro contatti stretti».

Appare chiaro insomma che il trend positivo è ancora il buon raccolto delle settimane di lockdown. Oggettivamente però il numero dei casi è in diminuzione e non sono segnalate situazione di stress del sistema sanitario, né focolai fuori controllo.

 

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