CORONAVIRUS

Coronavirus, il 40% dei ristoranti non riapre ora: negli alberghi stanze vuote al 70%

Venerdì 24 Aprile 2020

Nuda e cruda la domanda è la seguente: con la riapertura graduale prevista dalla Fase Due ci saranno abbastanza clienti per consentire a bar, ristoranti e alberghi di rialzare le saracinesche e sbloccare gli ingressi?
La domanda è tutt'altro che oziosa. Perché è chiaro che dopo due/tre mesi di bombardamento sull'importanza del distanziamento sociale, per gli italiani chiedere un cornetto e cappuccino al bar sarà più avventuroso di una missione impossibile. E dunque quanti pubblici esercizi riapriranno davvero anche quando la legge lo consentirà? Gli addetti ai lavori prevedono fino a un 40/50% di pubblici esercizi che preferiranno restare chiusi almeno per un po'.

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Tutti i circa 150.000 imprenditori che gestiscono un bar o un ristoranti e le 34.000 famiglie che possiedono un albergo o una pensione stanno impiegando questi giorni di ozio forzato per farsi i conti sulla punta del naso e cercare una via d'uscita al rebus dei rebus: quale livello di incassi potrebbe consentirmi di restare in piedi al tempo del Covid 19?.
Una cifra media di incasso annuale accettabile non può esistere in questo settore così polverizzato perché il bar famoso nel centro di una città turistica è da sempre una macchina da soldi che non ha nulla a che fare col sonnacchioso locale di una paesino spopolato del Sud. Comunque la media di incasso dei bar italiani è di poco superiore ai 450.000 euro annui e il margine di una attività correttamente gestita oscilla fra il 15 e il 25%.
LIVELLI PAZZESCHI
Il settore dei pubblici esercizi sarà sicuramente quello più colpito fino al punto che una quota di imprese non troveranno conveniente riaprire. Parzialmente diverso il discorso su altri settori come quello industriale che vedrà aumentare i costi e diminuire la competitività ma che in linea di massima mantiene intatte le supply chain e solo parzialmente intaccati i mercati di sbocco. Secondo gli addetti ai lavori nell'industria la produttività è destinata a diminuire per via della nuova organizzazione del lavoro ma non in misura tale - almeno all'inizio - da determinare mancate ripartenze.
Ma torniamo ai pubblici esercizi: i conti si faranno solo alla fine dell'anno ma è chiaro che il fatturato medio nel 2020 sta precipitando a livelli ben inferiore a quota 200.000 euro. Un livello pazzesco. In tempi normali un'azienda che perde più della metà del fatturato ha una sola prospettiva davanti a sé: il fallimento.
Dunque il bivio davanti al quale moltissime piccoli imprenditori della ristorazione si trovano è il seguente: come faccio ad affrontare spese fisse (affitto, macchinari, etc.) parametrate al tempo pre-Covid con un ambiente economico sconosciuto? «Mi piange il cuore a dirlo ma per molti di noi non conviene riaprire», spiega Roberto Calugi della Fipe, l'associazione dei gestori dei locali pubblici di Confcommercio.
«Il bar è uno dei simboli di una qualità della vita che per il momento abbiamo perso», aggiunge Calugi. Come uscirne? In attesa del vaccino o di qualche tecnologia ammazza-Covid, la formula vincente per riaprire i bar sembra essere una sola: meno caffé più asporto. Gli imprenditori del settore chiedono di ridefinire le regole sugli affitti e di togliere di mezzo quante più tasse possibile ma poi stanno iniziando a lavorare a un nuovo profilo di offerta basata sul take away veloce..
Per gli alberghi invece è buio pesto. «Anche la stagione estiva sta evaporando», dichiara un preoccupatissimo Alessandro Nucara di Federalberghi. E' giustificato tanto pessimisìmo? «il 50% della nostra offerta è indirizzato a turisti stranieri. Se non si riattiva questo canale non ci sarà un sufficiente flusso di denaro per mantenere in piedi una gran parte delle strutture», è la sua replica. Che si chiude con una previsione: il fatturato alberghiero italiano dovrebbe evaporare quest'anno con una caduta verticale del 73%. Non era successo neanche durante la guerra.
Diodato Pirone
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