CORONAVIRUS

Coronavirus, la Russia chiude i confini con la Cina. Italiani, sabato arrivo a Pratica di Mare

Giovedì 30 Gennaio 2020
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Coronavirus, la Russia chiude i confini con la Cina. Italiani, domani arrivo a Pratica di Mare

Il volo per Pratica di Mare è pronto e, salvo intoppi, decollerà da Wuhan per rimpatriare entro sabato la sessantina di italiani, su un totale di settanta, che ha scelto di tornare in Italia e fuggire dall’epicentro del coronavirus. Le frontiere cinesi sono sigillate, la burocrazia di Pechino una muraglia e trovare un varco non è stato semplice: «Abbiamo messo in atto una collaborazione con il comitato interforze, il ministero della Difesa, il ministero della Sanità e l’ospedale Spallanzani», spiega il capo dell’unità di crisi della Farnesina, Stefano Verrecchia. E ora da Pechino si attende solo il via libera definitivo per l'atterraggio a Wuhan dell'aereo charter allestito dall'Italia.

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L’INFEZIONE AVANZA
Il rimpatrio degli italiani. Il salvataggio aereo supera la soluzione più complessa prospettata all’inizio, quella via terra, che avrebbe obbligato i nostri connazionali a una penosa quarantena da una città all’altra. Un volo civile li porterà direttamente alla base dell'Aeronautica militare, Pratica di Mare, da qui dovrebbero essere trasferiti in una caserma: la sorveglianza sanitaria tuttavia «non sarà automatica, verrà decisa caso per caso» e durerà 14 giorni. La stessa base di Pratica di Mare, alle porte di Roma, ha ampi spazi che da ieri sono vagliati per ospitare eventualmente gli evacuati dalla Cina. La scelta di questa base è legata alla vicinanza con lo Spallanzani e inoltre in questa struttura da anni sono pronti allestimenti ad alta tecnologia delle forze armate per accogliere nella massima sicurezza (biocontenimento) appunto vittime di pandemie giunte in aereo da ogni scenario del mondo: più volte sono state tenute esercitazioni nell'ambito della "difesa da minacce chimiche, batteriologiche, radiologiche e nucleari" (Cbrn). Qui sono stati presi in carico altri italiani colpiti ad esempio dal virus Ebola in Sierra Leone. In questi casi vengono utilizzate speciali barelle aviotrasportabili e ambulanze modificate: risorse che tutavia non dovrebbero essere necessarie nel caso degli italiani in arivo dalla Cina.

Nuovi casi in Giappone. Tre giapponesi tra gli oltre 400 rimpatriati da Wuhan sono stati contagiati dal coronavirus, apparso proprio nella città cinese. Lo hanno reso noto le autorità nipponiche. Queste tre persone saranno trattate in un ospedale di Tokyo, dove è stato allestito un centro specializzato per questi pazienti, ha riferito al Parlamento il primo ministro del Giappone, Shinzo Abe. Il ministero della salute Giapponese ha portato a 14 i casi confermati nel Paese, di cui due ancora non mostrano i sintomi della malattia. Tra i 14 casi sotto esame nel Paese del Sole Levante, due persone risultano essere state contagiate sul posto e non in Cina: un autista della regione di Nara che ha portato dei turisti cinesi di Wuhan e la guida che li accompagnava.
  
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Da Wuhan i cittadini italiani potranno partire solo dopo visita medica che escluda problemi, quindi solo se sani. In viaggio useranno la mascherina e una volta atterrati saranno subito messi in isolamento. Se in questo periodo dovesse manifestarsi il virus 2019-nCoV verranno ricoverati nel reparto di malattie infettive dell’ospedale della regione dove si trovano, solo in caso di aggravamento sarebbero trasferiti allo Spallanzani o al Sacco di Milano. L’unica via d’uscita da Wuhan, per gli stranieri, sono gli aerei organizzati dai singoli governi. 
 

Non solo perché è proibito partire, ma anche per il fatto che la maggior parte delle compagnie aeree del mondo ha sospeso i voli: gli annunci arrivano in successione da Air France e Klm, Lufthansa, American Airlines, British Airways (fino a febbraio) e Cathay. 

Resta il problema delle altre tratte dalla Cina e Fiumicino è l’aeroporto italiano dove si concentra il maggior numero di voli, ben dieci destinazioni garantite da cinque compagnie locali (Alitalia non copre più la rotta). Un eventuale stop, fa sapere l’Enac, «spetta al gruppo di lavoro presso il ministero della Salute». Si tratta di decisioni da valutare in fretta: nelle ultime ventiquattr’ore i decessi da coronavirus sono saliti da 106 a 170; i contagiati sono 7.800 di cui 1.40o gravi.

Il conto complessivo supera quello raggiunto dalla Sars nel 2003, anche se con una mortalità inferiore. L’infezione, seppur lentamente, avanza anche in Europa: i casi sono 10, il primo in Finlandia e il quinto in Francia, in Italia una donna è in isolamento ad Alessandria. Un caso sospetto si è registrato a Lecce: una cinese è andata al pronto soccorso con la febbre, ha detto di essere preoccupata perché nei giorni scorsi è stata a Roma dove ha incontrato connazionali che erano stati in Cina. E sempre a Roma una coppia di turisti cinesi è stata soccorso da un’ambulanza in un albergo.

Si registra anche un contagio in Medio Oriente, con quattro persone trovate positive negli Emirati Arabi e uno in India. «Fuori dalla Cina abbiamo avuto finora solo 68 casi di coronavirus, pari all’1% del totale, e nessuno morto. Tuttavia la trasmissione da uomo a uomo è stata accertata in tre casi e questo mi ha spinto a convocare il comitato d’emergenza», annuncia il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Oggi l’Organizzazione deciderà se dichiarare l’epidemia un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale e quali raccomandazioni debbano essere formulate per gestirla. Ad avvalorare la gravità della situazione, le parole del presidente cinese Xi Jinping: «La situazione della prevenzione e controllo dell’epidemia rimane cupa e complicata e richiede che le forze armate debbano fronteggiare la loro responsabilità», è l’ordine di mobilitazione inviato all’esercito.

DUBBI SULLE CIFRE
Il sospetto, tra l’altro, è che la Cina non stia fornendo i dati completi per nascondere il problema. «I numeri sono relativi solo ai casi accertati, sfuggono sicuramente tutti i casi più lievi. I contagiati sono di più», rileva Gianni Rezza, direttore malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. «Soprattutto nelle città il virus corre più velocemente che nei villaggi». Già adesso, in ogni caso, bastano a giustificare il blocco di molte attività. La Toyota ha interrotto la produzione in Cina fino al 9 febbraio, Starbucks e McDonald’s hanno abbassato le saracinesche in metà punti vendita del Paese. La direzione dei Conservatori di Santa Cecilia, a Roma, e di Como, che hanno molti allievi asiatici, prendono provvedimenti. Imposte «visite mediche agli studenti orientali» al Santa Cecilia.

I PRIMI CONTAGI
Risalgono a metà dicembre i primi casi di trasmissione da uomo a uomo del coronavirus 2019-nCoV e sono quindi precedenti perfino alla notifica dei primi casi dell'infezione. Lo indica l'analisi che ricostruisce le prime fasi dell'epidemia, nelle quali i contagi sono raddoppiati ogni 7,4 giorni. Pubblicata sul New England Journal of Medicine, l'analisi si deve al Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc).

LA SITUAZIONE
Conte: «Italia in prima linea per le misure di prevenzione» 
«Italia è in prima linea per le misure di prevenzione e contrasto a questo virus. Confermiamo la nostra massima attenzione, ci manteniamo aggiornati per intensificare, se necessario, le nostre cautela. Già adesso, senza necessità di diffondere allarmismi e che si alimenti alcuna forma di panico, noi stiamo adottando tutte le iniziative per fronteggiare i rischi connessi al coronavirus. Non siamo preoccupati, ma siamo vigili». Lo dice il premier Giuseppe Conte da Soffia soffermandosi sull'emergenza coronavirus.

Speranza: «Coronavirus trattato come colera e peste»​
Per quanta riguarda le misure volte ad arginarne la diffusione, il nuovo coronavirus, «pur essendo classificato per ora come di classe B, al pari di Sars, Aids e della Polio, viene gestito come se fosse un virus di classe A, ovvero la stessa del colera e della peste». A ribadirlo è stato oggi il ministro della Salute, Roberto Speranza, durante l'informativa alla Camera sul coronavirus.
Il ministro ha poi aggiunto: «Nel pomeriggio di mercoledì ho incontrato l'ambasciatore cinese in Italia e ho rappresentando la disponibilità a partecipare, attraverso le nostre istituzioni scientifiche, in particolare l'Istituto Superiore di Sanità (Iss), agli sforzi avviati per una rapida la realizzazione di strumenti diagnostici, terapeutici e di prevenzione vaccinale dell'infezione». Lo ha spiegato il ministro della Salute riferendo in aula alla Camera. Inoltre, ha aggiunto, è stato concordato con l'ambasciatore di attuare un collegamento «affinché la comunità cinese sia tempestivamente messa a conoscenza» di tutte le misure in atto.
 

700 telefonate
Il numero di telefono 1500, potenziato per fornire informazioni 24 ore su 24 sul coronavirus e per raccogliere eventuali segnalazioni di casi sospetti «è pienamente operativo» e «nella sola giornata ieri 28 gennaio, dalle 8 alle 22, ha gestito 700 telefonate per un tempo medio di conversazione di 6 minuti 30 secondi». Lo ha spiegato il ministro Speranza. «In un caso si è provveduto, dopo un primo triage telefonico, a trasferire la segnalazione alle strutture sanitarie della regione di provenienza della chiamata». Il personale del call center è stato sottoposto a formazione specifica e, ha precisato, «sta risultando importante la presenza di mediatori linguistici, che hanno affrontato diverse telefonate in lingua cinese, contribuendo a eliminare la possibilità di fraintendimenti e migliorando la conoscenza».

Unità nazionale
«Nel contesto nazionale, ritengo fondamentale un dialogo costate e costruttivo tra Governo e Parlamento, anche come segno visibile di Unità nazionale su una materia così delicata». Questo l'appello del ministro.  «L'attuale situazione - ha sottolineato Speranza - può esser gestita al meglio attraverso una piena e fattiva collaborazione tra istituzioni internazionali e, all'interno del nostro Paese, tra Ministero, Istituti scientifici, Regioni e ordini». In questo momento, «dobbiamo perseverare e intensificare la collaborazione, potenziando lo scambio di informazioni a tutti i livelli e attuando, con rigore e tempestività, le migliori prassi ritenute idonee a contenere il virus». Il ministro ha ricordato, infine, di essere «in costante collegamento con i colleghi europei per uno scambio costante di informazioni in attesa di un confronto», da lui stesso «proposto con lettera formale».

Il sottosegretario Zampa
«Nelle prossime 24 ore saranno rimpatriati 60 italiani che stanno a Wuhan, mentre 15 di loro devono ancora decidere cosa fare perché sono persone con un matrimonio misto». Lo ha detto il sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, in merito al coronavirus. «Per tutti loro vale la situazione della asintomatologia quindi non risultano infetti. Comunque rientreranno con un volo militare. Questi connazionali verranno sottoposti agli accertamenti. Sono originari del Lazio, Abruzzo, Piemonte, Veneto, Campania, Puglia, Molise e Lombardia. Il loro arrivo era già stato pianificato ed è questione di poche ore». «Già ora - ha ribadito Zampa - risultano non infetti. E' evidente che per la loro tutela e anche per la nostra saranno fatti gli accertamenti del caso. Mi sento di tranquillizzare tutti. «L'Italia - ha concluso - resta il Paese in Europa dove non c'è alcun caso, abbiamo un sistema di controlli che nessun altro ha predisposto così rapidamente. Tutti i giorni c'è una task force e il ministro è stato sempre presente». 

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LO SCENARIO

La Russia chiude i confini con la Cina
Il premier russo Mikhail Mishustin ha firmato un ordine per chiudere la frontiera in estremo oriente per evitare il propagarsi del nuovo coronavirus. Lo riportano la Tass e Russia Today. La Russia confina con la Cina per un totale di 4.250 chilometri di cui 55 a ovest della Mongolia. Per dare un'idea le coste solo della penisola italiana sono lunghe poco più di 4mila chilometri. Nel corso di una riunione del governo, Mishustin ha spiegato che per prevenire la diffusione del coronavirus dalla Cina «oggi è stato firmato un ordine pertinente la cui attuazione è già iniziata. Più avanti nel corso della giornata informeremo tutti, attraverso una procedura stabilita, sulla chiusura del confine nella regione dell'Estremo Oriente e su altre misure che il governo ha implementato». Sospeso dalla Russia anche il rilascio dei visti elettronici per i cittadini cinesi.

 


Coronavirus, i numeri del contagio: oltre 6mila casi in Cina, dieci in Europa. I morti sono 132


 

 

Il bilancio: 169 morti. Il numero di decessi confermati per l'epidemia virale cinese è salito a 169, con 37 morti ieri nello Hubei. Lo rende noto oggi il governo cinese. I nuovi casi registrati nella provincia focolaio dell'infezione sono stati 1.032, in ulteriore rallentamento rispetto ai 1.459 di due giorni fa e ai 2.077 di lunedì.


Contagio anche in Finlandia. Cinque casi di coronavirus in Francia e quattro in Germania. Attualmente ci sono stati cinque casi in Francia, quattro in Germania e un caso appena confermato in Finlandia di contagio dal coronavirus. La commissaria europea alla Salute Stella Kyriakides in giornata aveva confermato il numero di 9 casi in Europa informando il Parlamento Ue riunito in plenaria a Bruxelles. La commissaria si è detta «certa che sono state prese le misure giuste per evitare il contagio».
 

British Airways sospende i voli sulla Cina

Intanto le compagnie British Airways e Lufthansa hanno sospeso tutti i voli per il paese e Starbucks annuncia la chiusura temporanea di oltre 2mila punti vendita. Secondo i dati dell'Oms, il contagio del coronavirus di Wuhan ha superato in Cina quello del 2002-2003 legato alla Sindrome respiratoria acuta grave (Sars). Le prove di Coppa del mondo di sci, previste in Cina a febbraio, sono state annullate per via del nuovo coronavirus. Lo riferiscono le autorità di Pechino.

Seicento europei da rimpatriare. Oggi ci sono «circa 600 cittadini europei in Cina che vorrebbero lasciare la Cina» a causa dell'epidemia di coronavirus. Lo ha comunicato il commissario Ue per la gestione delle crisi, Janez Lenarcic. Al momento però solo la Francia ha chiesto assistenza per il rimpatrio. Tuttavia, 14 Paesi hanno comunicato di avere cittadini in Cina da rimpatriare, fra cui l'Italia. Il Meccanismo europeo di protezione civile «può coprire fino al 75% dei costi di trasporto», ha precisato Lenarcic.
 

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Negativo il caso di LecceLa cittadina cinese, residente in Salento, ricoverata a Lecce e poi a Bari per sospetto Coronavirus risulterebbe, secondo quanto si è appreso, positiva ad un'altra infezione. Una situazione che ridurrebbe la probabilità che sia stata infettata dal virus cinese. Si aspettano come sempre gli esisti degli esami che saranno realizzati allo Spallanzani.

Negativo il caso di Napoli. Non era da Coronavirus l'infezione che ha colpito un uomo cinese rientrato dal suo paese e ricoverato al Cotugno di Napoli. Lo confermano le analisi realizzate all'Istituto Spallanzani di Roma che aveva fatto scattare le procedure di controllo. Il sospetto caso di coronavirus a Napoli, che oggi si è rivelato un falso allarme, riguarda un uomo cinese di 28 anni, che era i viaggio di nozze in città. L'uomo è arrivato nove giorni fa dalla provincia di Ubei, la cui capitale è Wuhan, la città dove è esplosa l'epidemia. Il 28nne era in viaggio di nozze a Napoli e ha accusato alcuni sintomi assimilabili al coronavirus tra cui febbre e polmonite. L'uomo è stato portato all'ospedale Pellegrini e poi subito ricoverato all'ospedale Cotugno, specializzato in malattie infettive, dove è stato sottoposto al tampone test per capire se si trattasse di coronavirus. Le analisi realizzate all'Istituto Spallanzani di Roma a scopo cautelativo hanno escluso il virus. Il giovane cinese è attualmente in isolamento al Cotugno. Al momento tutti i casi sospetti segnalati in Italia si sono rivelati negativi ai test per il coronavirus 2019-nCoV. Lo riferisce il ministero della Salute in una nota. L'ultimo caso segnalato quello a Napoli di un uomo cinese rientrato dal suo paese e ricoverato al Cotugno. La conferma è arrivata poco fa dopo le analisi realizzate all'Istituto Spallanzani di Roma che aveva fatto scattare le procedure di controllo.

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Sono cominciati i lavori per la costruzione del secondo ospedale d'emergenza di Wuhan, il centro dell'epidemia di coronavirus in Cina centrale, che ospiterà 1.600 posti letto, 300 in più rispetto al progetto iniziale, in seguito all'aumento del numero di pazienti locali. Secondo China Construction Third Engineering Bureau Co., Ltd. che si occupa del progetto, l'ospedale, denominato Leishenshan Hospital, sarà grande 60.000 metri quadrati e potrà ospitare oltre 2.000 medici. Seguendo il modello di trattamento della SARS di Pechino, Wuhan sta costruendo due ospedali di fortuna per curare esclusivamente i pazienti affetti da polmonite, infettati dal nuovo coronavirus. Si prevede che le due strutture entreranno in funzione il 3 e il 5 febbraio. Nella cura e nel controllo della SARS, o Sindrome Respiratoria Acuta Grave, che si è diffusa rapidamente in Cina continentale nel 2003, Pechino costruì lo Xiaotangshan Hospital, un centro medico temporaneo nella periferia nord della città.

Due casi in India. Uno studente serbo che ha soggiornato in una città cinese a 750 km da Wuhan è stato messo in quarantena nella località indiana di Goi insieme alla madre per sospetta infezione da coronavirus. Nel darne notizia, i media a Belgrado riferiscono che i due sono giunti in India dalla Cina il 13 gennaio scorso. Sono in corso le analisi per accertare la presenza eventuale del virus.

Le gare di Coppa del Mondo di sci alpino a Yanqing, in Cina, in programma il mese prossimo sono state annullate a seguito della diffusione del coronavirus. Lo ha reso noto l'organo di governo mondiale dello sci (Fis), sottolineando che la decisione è stata presa congiuntamente con l'Associazione cinese di sci. In programma a Yangging c'erano la discesa libera e il SuperG maschile il 15 e 16 febbraio, il primo test in vista dei Giochi Olimpici Invernali del 2022 a Pechino. Nei prossimi giorni verranno comunicati dalla Fis gli eventuali recuperi.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il loro primo caso del nuovo coronavirus cinese. Il caso è stato rilevato all'interno di una famiglia proveniente da Wuhan, ha annunciato oggi il ministero della Salute emiratino citato dall'agenzia di stampa ufficiale Wam. Non si esclude che possano essere infetti anche gli altri membri della famiglia. «La salute delle persone colpite è stabile», ha aggiunto il dicastero senza specificare il numero di persone colpite dal coronavirus.

La catena statunitense Starbucks ha chiuso «più della metà» dei suoi 4.300 coffee shop in Cina a seguito dell'epidemia di coronavirus e ha avvertito che la situazione del gigante asiatico avrà un impatto sui suoi conti annuali, anche se ha espresso la sua fiducia che ogni potenziale effetto sia «temporaneo». «Attualmente abbiamo chiuso più della metà dei nostri negozi in Cina», ha sottolineato il responsabile dello sviluppo internazionale di Starbucks, John Culver, aggiungendo che la società sta valutando la situazione con le autorità cinesi ogni giorno. Il CFO di Starbucks, Patrick Grismer, ha riconosciuto che «circostanze straordinarie» successive allo scoppio del coronavirus in Cina hanno indotto l'azienda a non rivedere al rialzo le previsioni annuali, come originariamente previsto, ma a mantenere le proiezioni fino a quando non ci fosse stata una maggiore visibilità dell'impatto dell'epidemia.

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Ultimo aggiornamento: 17:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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