CORONAVIRUS

Coronavirus, Conte prepara nuova stretta per scongiurare le proteste. Vertice oggi con i sindacati

Martedì 24 Marzo 2020

Oggi alle undici, quando Stefano Patuanelli e Roberto Gualtieri avvieranno la videoconferenza con i leader di Cgil, Cisl e Uil, non getteranno sul tavolo una proposta preconfezionata per provare a scongiurare l'ondata di scioperi prevista per domani in tutta Italia e per cercare di interrompere le proteste spontanee già scattate da Nord a Sud.
L'intenzione del ministro dello Sviluppo economico e del responsabile dell'Economia, è ascoltare nel dettaglio le richieste di Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. E poi «provare a trovare insieme una soluzione che garantisca la salute dei lavoratori e allo stesso tempo non interrompa in alcun modo le filiere produttive che garantiscono la fornitura di prodotti e materie indispensabili a combattere l'epidemia e ad assicurare una vita quasi normale a milioni di italiani chiusi nelle loro casa», spiega una fonte di rango che segue il dossier.

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Le ipotesi allo studio non sono molte. Anzi, sono essenzialmente due. La prima è modificare e sforbiciare, nell'ultimo momento utile, l'elenco Ateco delle aziende da lasciare aperte allegato al Dpcm che entra in vigore domani. E che di fatto chiude, fino al 3 aprile, il 65% delle imprese e delle fabbriche italiane, per una perdita di «100 miliardi al mese», secondo Vincenzo Boccia, leader di Confindustria. «Controlleremo di nuovo, una ad una», spiega un alto funzionario del Mise, «tutte le filiere produttive, andando a individuare quelle produzioni presenti nell'elenco Ateco che potrebbero non rispondere completamente ai requisiti di necessità e indispensabilità. E queste verranno tolte dall'elenco. Ma l'operazione non è facile. Alcune produzioni che sembrano marginali a prima vista, come la produzione della plastica, poi si scoprono indispensabili perché di plastica sono fatti ad esempio i tappi delle medicine...».
La seconda mossa allo studio di Patuanelli e di Gualtieri (il ministro dello Sviluppo può modificare il Dpcm sentito il responsabile dell'Economia) - che respingono i sospetti dei sindacati secondo i quali tra sabato notte e domenica mattina la lista è stata ampliata per venire incontro alle richieste degli industriali - sarà quella di garantire ulteriori tutele per i lavoratori delle aziende che resteranno operative. Traduzione: più controlli e sanificazioni sui posti di lavoro, nelle mense, nelle toilette, nei trasporti, per ridurre quanto più possibile i rischi di contagio.
Insomma, la parola d'ordine sembra essere «più chiusure e più tutele». Se così fosse, Giuseppe Conte - descritto dai suoi collaboratori in stretto contatto con Patuanelli - potrebbe riuscire a disinnescare un'ondata di scioperi che a giudizio del premier rischia di rendere ancora più precaria la tenuta sociale ed economica del Paese.
Nella direzione di un accordo con Cgil, Cisl e Uil si muove compatto il Pd, oltre a Leu. Il partito di Nicola Zingaretti ha rispolverato l'anima operaista e con il vicesegretario Andrea Orlando, il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta e decine di parlamentari sollecita Patuanelli e Gualtieri a trovare un «punto di equilibrio», chiedendo esplicitamente la modifica del Dpcm, «varando in modo più stringente un nuovo elenco Ateco per mettere in sicurezza i lavoratori delle aziende non strettamente necessarie ed essenziali per fronteggiare l'epidemia». Esattamente ciò che invocano Landini, Furlan e Barbagallo.

AIUTI NEL DECRETO DI APRILE
Più prudente Conte, che ha lottato fino all'ultimo sabato notte per evitare il giro di vite sulle attività produttive, temendo «danni economici incalcolabili». A palazzo Chigi e all'Economia già si studiano però nuovi interventi, nel decreto di aprile, a sostegno delle imprese che saranno costrette a chiudere. Intanto Italia viva, nella riunione con i capigruppo, è tornata a chiedere modifiche al decreto cura Italia. Ma senza toni ultimativi garantisce un alto esponente renziano

Ultimo aggiornamento: 12:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA