CORONAVIRUS

«Coronavirus, il contagio sta rallentando»: il risultato in uno studio sui dati italiani

Venerdì 13 Marzo 2020

Il contagio da coronavirus sta rallentando. A sostenerlo uno studio pubblicato da Enzo Marinari, professore di fisica teorica alla Sapienza, Enrico Bucci della Temple University, Giuseppe De Nicolao dell'Università di Pavia e Giorgio Parisi dei Lincei. I dati aggiornati al 12 marzo e relativi a Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Marche, mostrano «un primo rallentamento generale dei tempi di raddoppio del contagio, ovvero un aumento del numero di giorni in cui si raddoppiano ricoverati, ricoverati in terapia intensiva e morti: nelle fasi iniziali dell'epidemia era pari a circa 2,5 giorni, mentre ora è salito a 3-4 giorni», spiega Marinari all'ANSA.

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«È troppo presto per dire che questo sia un effetto del lockdown; appare piuttosto un risultato compatibile con l'inizio della presa di coscienza da parte della popolazione, che almeno in parte ha iniziato ad applicare misure di buon senso». Il rallentamento del contagio è più significativo nelle Regioni in cui l'epidemia è in fase iniziale: Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna hanno un tempo di raddoppio pari a 4 giorni. «In Lombardia invece è pari a 3 giorni: il rallentamento è dunque minore e non sappiamo quanto il dato sia influenzato degli effetti saturativi del sistema sanitario», sottolinea Marinari. Stranamente anche le Marche hanno un raddoppio dei casi ogni tre giorni come la Lombardia, «ma è probabile che l'anomalia sia riconducibile a una fluttuazione statistica» Per ridurre i margini di incertezza, i ricercatori hanno focalizzato le analisi sul numero di decessi, considerato più affidabile rispetto a quello dei ricoveri per valutare l'andamento dell'epidemia. Anche in questo caso si conferma un trend che fa ben sperare, con il tempo di raddoppio complessivo passato dagli iniziali 2,4 giorni a 3,4 giorni.
 

Un altro dato interessante emerge dal confronto delle curve dei decessi nelle varie Regioni, che evidenzia il ritardo dei diversi focolai epidemici rispetto a quello lombardo: l'Emilia Romagna è indietro di 7-8 giorni, il Veneto di 14 giorni, il Piemonte di 15-16 e le Marche di 16 giorni. «Il ritardo va di pari passo con la distanza geografica - sottolinea Marinari - suggerendo che il contagio sia iniziato in Lombardia per poi diffondersi nelle Regioni via via più lontane, in accordo con l'ipotesi di un'epidemia partita da un'unica sorgente». Secondo Marinari «bisognerà attendere almeno un'altra settimana per vedere gli effetti delle misure restrittive imposte dal Governo».

 

Ultimo aggiornamento: 14 Marzo, 07:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA