CORONAVIRUS

Coronavirus, Spallanzani: «In Italia non circola». Il sacco: «Solo un contagio cambierebbe tutto»

Venerdì 7 Febbraio 2020

«Abbiamo un italiano positivo al coronavirus, nel senso che è un paziente di cittadinanza italiana, ma non è un contagio italiano. Noi non abbiamo ancora un contagio "secondario", avvenuto cioè fra uomo e uomo sul nostro territorio». Evenienza che «cambierebbe il quadro da un punto di vista infettivologico». A fare il punto è Maria Rita Gismondo, responsabile della Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, punto di riferimento nazionale insieme allo Spallanzani di Roma. «La valenza di questo caso - tiene a puntualizzare l'esperta all'AdnKronos Salute - è uguale a quella dei due turisti cinesi ricoverati nella Capitale. Si tratta di casi importati dalla Cina, dall'area dove si registrano i focolai più attivi. Non avere al momento contagi avvenuti sul nostro territorio è segno che le misure adottate fino a oggi sono risultate valide ed efficaci».

Virus, primo caso italiano: ecco perché l'unico contagio possibile è la paura

Quanto agli altri connazionali rientrati da Wuhan, che hanno condiviso la quarantena alla Cecchignola a Roma con il ragazzo emiliano positivo al coronavirus, «il pericolo di contagio è praticamente pari a zero - concorda Gismondo - Se altri si positivizzeranno, sarà perché hanno importato il virus». Questo perché la 'convivenzà all'interno di questo gruppo è partita già con tutte le protezioni del caso. «Ognuno ha una stanza diversa e questo è già un contenimento importante - rileva la microbiologa - Quando si incontrano hanno le mascherine. E peraltro il paziente trasferito allo Spallanzani è all'inizio della sintomatologia. C'è una congiuntivite, e i coronavirus danno anche manifestazioni come questa, ma non c'erano ancora sintomi importanti, tipo la tosse. E il contagiato non è stato accanto a persone non difese».
 

A chi si chiede perché ora si prolungherà ulteriormente l'ospitalità degli italiani rimpatriati da Wuhan alla Cecchignola, Gismondo spiega che «è previsto da protocollo internazionale. Quando delle persone stanno insieme e c'è un caso positivo, anche in presenza delle dovute misure di sicurezza e prevenzione, il periodo di quarantena va fatto ricominciare dal momento in cui si trova un caso positivo, da quando il soggetto ha manifestato i sintomi. Sono tutte misure di cautela e non hanno un significato allarmistico. Le precauzioni devono essere di molto superiori rispetto alle necessità, per dare la massima sicurezza». 

EPIDEMIA 890% MEDIATICA, 20% REALE
«Condivido la preoccupazione dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che ha parlato di 'infodemià. Il coronavirus è per l'80% 'epidemia mediaticà e per il 20% un fenomeno reale infettivologico». È il monito lanciato da Maria Rita Gismondo, responsabile della Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano. La scienziata punta il dito contro il fiume di informazioni sul coronavirus cinese, riversate su più canali spesso da fonti inattendibili, precisando che va distinto e isolato l'aspetto scientifico di questa vicenda, che rischia di essere soverchiato da quello mediatico.

«Lavoriamo seriamente e non creiamo panico. Il nostro sistema sanitario nazionale sta tenendo molto bene», sottolinea all'AdnKronos Salute. E le misure di sicurezza e prevenzione adottate «stanno funzionando». Anche «in Lombardia ogni giorno testiamo pazienti per i quali riteniamo possibile da un punto di vista infettivologico un contagio da coronavirus, ma i dati finora sono stati sempre negativi. Non rendiamo noto ogni volta che abbiamo dei controlli in corso perché non ha senso allarmare inutilmente la gente. Per fortuna nel nostro Paese la stragrande maggioranza dei casi sospetti annunciati poi erano negativi».

GISMONDO: VOGLIAMO STUDIARLO CON SCIENZIATI ASIATICI
«Sul nuovo coronavirus c'è un grande fermento di ricerca. Stiamo cercando di intraprendere collaborazioni per poter studiare anche noi» il patogeno che si nasconde dietro l'epidemia originata in Cina. E proprio con scienziati del gigante asiatico «ci stiamo mettendo in contatto». A spiegarlo all'AdnKronos Salute è Maria Rita Gismondo, responsabile della Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano. Diversi studi sono in corso, «ma è troppo presto perché i primi dati vengano interpretati come risultati terapeutici accreditati», evidenzia la microbiologa. Al momento «i primi risultati ottenuti contro il coronavirus sono su linee cellulari e dobbiamo adesso trasferirli in vivo».

Per avere aggiornamenti sui lavori scientifici al riguardo, Gismondo spiega quali sono i punti di riferimento per i camici 'cacciatorì di virus. «Noi tecnici consultiamo due fonti: l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e le nostre riviste scientifiche di riferimento, come 'The Lancet' e 'Jamà. Il nostro laboratorio - spiega - sta cercando ora un'effettiva collaborazione. Ci stiamo mettendo in contatto con la Cina attraverso la mediazione dei rappresentanti della comunità cinese a Milano. L'obiettivo è collaborare direttamente con team di scienziati del Paese asiatico perché loro sono quelli che hanno il più grande numero di virus isolati e potremmo lavorare su più genomi».

55 PERSONE IN QUARANTENA ALLA CECCHIGNOLA
«Momenti di agitazione» tra le 55 persone in isolamento alla Cecchignola quando è stato loro comunicato che il ragazzo trasferito allo Spallanzani è risultato positivo al Coronavirus, ma poi sono state fornite comunicazioni sulla situazione e sul «rischio bassissimo» di contagio e «il clima è tornato più tranquillo». È quanto apprende l'ANSA da fonti vicine a una delle 55 persone in quarantena nella struttura militare. A prevalere è soprattutto «la noia», perché «le giornate sono lunghe». Viene inoltre confermato che le 55 persone, quando escono dalle proprie stanze, indossano tutte gli strumenti protettivi.

«In Italia non c'è circolazione locale del coronavirus». Lo ha detto Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Inmi, Istituto nazionale malattie infettive, Lazzaro Spallanzani nel corso di un punto con la stampa all'Inmi di Roma. Ippolito ha spiegato, in riferimento al nuovo caso di coronavirus accertato in Italia, che «abbiamo importato un soggetto che ha sviluppato i sintomi dopo il rientro in Italia, ha avuto pochissimi contatti e, come hanno detto le Autorità militari, non rappresentano casi acquisiti sul territorio nazionale», tuttavia sono in corso attività per «tracciare tutti i contatti» avuti dal giovane italiano risultato positivo al test del coronavirus.

Ultimo aggiornamento: 16:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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