CORONAVIRUS

Coronavirus, barese morta in Sri Lanka duranta una crociera: il magistrato ordina il tampone

Mercoledì 11 Marzo 2020

La Procura di Bari ha aperto un'indagine sulla morte di una 63enne di Sannicandro di Bari avvenuta il 4 febbraio scorso in un ospedale in Sri Lanka durante una crociera. Sul corpo, crioconservato da allora e arrivato in Italia il 19 febbraio, il pm Gaetano De Bari ha disposto come primo accertamento il tampone, per escludere che la donna avesse contratto il coronavirus, all'esito del quale sarà eseguita l'autopsia. Nell'inchiesta è ipotizzato il reato di omicidio colposo a carico di ignoti. Gli accertamenti medico legali saranno eseguiti domani nel Policlinico di Bari. Stando alla denuncia della famiglia, assistita dall'avvocato Damiano Somma, la donna aveva iniziato a stare male, con problemi respiratori, il 21 gennaio, quando era in crociera da tre giorni, ed è stata curata prima a bordo, poi in un ospedale in India, poi di nuovo a bordo e infine in una struttura sanitaria in Sri Lanka, dove è deceduta il 4 febbraio. 

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La 63enne era in viaggio con alcuni familiari. Si erano imbarcati a Mumbay (India) il 18 gennaio. Tre giorni dopo la signora aveva accusato i primi sintomi, febbre e dolori bronchiali. Il medico di bordo, stando alla denuncia, le avrebbe diagnosticato una bronchite, somministrandole cortisone e antibiotico. Il giorno successivo, con l'aggravarsi delle condizioni di salute, sarebbe stato consigliato di effettuare ulteriori esami diagnostici nell'ospedale di Cochin, in India, luogo in cui era approdata la navigazione. Le sarebbero stati quindi prescritti altri farmaci da somministrare a bordo. Il 28 gennaio, poi, dopo un apparente miglioramento, la donna avrebbe accusato disturbi neurologici. Sarebbe stato quindi disposto un nuovo sbarco nell'isola dello Sri Lanka, «imposto» dicono i familiari dalla compagnia crocieristica. A quel punto, dopo alcune ore di attesa, la paziente è stata ricoverata nell'ospedale di Colombo, dove il 2 febbraio è stata trasferita in terapia intensiva per il peggiorare delle condizioni respiratorie e lì è morta due giorni dopo, il 4 febbraio.

Nella denuncia i familiari evidenziano che se non fosse stato «disposto lo sbarco forzato» a Colombo, sarebbe rimasta a bordo per fare rientro in Italia il primo febbraio, «dove - dicono - avrebbe sicuramente ricevuto adeguate cure». I familiari che erano in viaggio con la donna sono rientrati in Italia il 6 febbraio, mentre la salma è arrivata il 19 ed è attualmente conservata in un cimitero della provincia in attesa di essere trasferita nell'istituto di medicina legale del Policlinico di Bari.

Ultimo aggiornamento: 17:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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