CORONAVIRUS

Coronavirus Fase 2, bimbi e adolescenti "dimenticati": 1 su 3 è depresso, ecco come aiutarli

Martedì 28 Aprile 2020 di Veronica Cursi
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Bambini e ragazzi non si citano ormai da tempo. In nessun decreto. È come se fossero scomparsi, chiusi nelle loro case. E mentre si discute di tutto, dal come faremo le vacanze al quando vedremo di nuovo una partita di calcio, loro rimangono segregati h 24. Senza scuola, senza amici, con l’unica compagnia (virtuale) di una chat o di un videogame che in molti casi diventa un’ancora di salvezza. Il risultato? Un adolescente su tre è colpito da sintomi depressivi a causa del lockdown e la cosa che manca loro di più è proprio la scuola. A rivelarlo uno studio dell’associazione di psicologi “Donne e qualità della vita” che ha raccolto le segnalazioni di oltre 600 ragazzi dai 12 ai 19 anni. Sono in particolare le ragazze a manifestare più sintomi depressivi (nel 68% dei casi) rispetto ai ragazzi (42%). La depressione è più diffusa al Nord, con il 44% dei casi, mentre al Sud si scende al 33%. Ma lo stesso vale per i più piccoli, i bimbi sotto ai 14 anni, ormai disabituati ad avere una vita sociale. E noi genitori cosa possiamo fare per aiutarli?

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La fase 2, che partirà dal 4 maggio, apre uno spiraglio anche per loro, seppur con qualche perplessità. Si potrà uscire, ad esempio, per andare a trovare i “congiunti”. Il che significa - come ha precisato ieri il governo - non solo parenti e affini ma anche conviventi e fidanzati stabili. E l’amore si sa - specie nell’adolescenza - è sempre una buona cura. Ma attenzione: perché ritrovarsi con gli amici è ancora vietato. Quasi la metà dei ragazzi intervistati infatti ha confessato di sentire la mancanza di uscire, incontrare compagni o fidanzati, vedere i propri nonni. Un’inversione di tendenza. «Stare forzatamente chiusi in casa, in famiglia e con delle regole da seguire, ha fatto riscoprire ai ragazzi la bellezza di uscire - spiega Monica Terribili, neuropsichiatra infantile dell’ospedale Tor Vergata di Roma - Fino a qualche tempo fa infatti avevamo il problema opposto, i giovani erano confinati nella loro stanza inchiodati davanti allo schermo di un cellulare. Oggi invece, non solo sono più responsabili, ma hanno anche capito che il mondo là fuori vale la pena di essere vissuto pienamente. Quindi non sottovalutate la loro voglia di incontrarsi».

ARIA APERTA Riapriranno anche i parchi, il che ovviamente è una buona notizia. Non solo per gli sportivi. «L’aria aperta è importantissima per i bambini, soprattutto quelli più piccoli, che hanno bisogno di sfogarsi - continua la dottoressa - In questi mesi di quarantena molti bimbi sono diventati apatici e demotivati, travolti dalla noia e senza più voglia di uscire: spronarli e fargli ritrovare la normalità è fondamentale. Quindi sì a passeggiate, con tutte le dovute precauzioni ovviamente». Ma attenzione: perché se le aree verdi saranno riaperte nelle città dovrà essere mantenuto il distanziamento di almeno 1 metro tra le persone. Giustissimo. Però come si fa a spiegare a bimbi di 3,4 anni che non si può giocare con gli amichetti? «E’ ovvio che cambierà il modo dei più piccoli di rapportarsi con gli altri - continua la neuropischiatra- Va spiegato loro, senza ansie, che è una situazione momentanea. I piccoli hanno molta più capacità di adattarsi degli adulti». A questo proposito il ministro per le pari opportunità Elena Bonetti sta studiando un piano «per attrezzare nei parchi aree di gioco individuali».

LE ATTIVITA’ Ad eccezione di alcune concessioni anche nella fase 2 bambini e ragazzi passeranno la maggior parte del tempo in casa. Come? «Organizzare la giornata per i piccoli che vanno a scuola è fondamentale. Bisogna darsi degli orari. È bene dedicare una prima fascia oraria alla scuola. Ma anche sui compiti bisogna ricordare che per loro è uno stravolgimento. Non essere troppi rigidi se per un giorno non hanno voglia di dedicarsi alla scuola. Poi diversificare le altre attività. Giochi manuali, per i piccoli, come pongo o disegni. Giochi da tavolo per i bimbi che sanno già leggere o scrivere. Mentre gli adolescenti possono sbizzarrirsi con attività da condividere con la famiglia come cucina o giardinaggio. Importante rispettare anche i momenti di solitudine dell’adolescenza o lo smart working dei genitori. «Il coronavirus ci ha fatto riscoprire lo stare in famiglia. Dobbiamo cercare di trasformare la quarantena in un'occasione - dice Virginia Locatelli, psicoterapeuta dell’età evolutiva presso in Centro ergo sum e il Consultorio “la famiglia “di Lodi - riscoprirsi come mamme e papà: cominciare a giocare con i nostri figli, creare dei momenti esclusivi con loro e soprattutto non chidere troppo a noi stessi: tra didattica a distanza, figli e lavoro le famiglie stanno facendo i salto mortali. Diamoci del tempo: la serenità del genitore si ripercuote su tutto il nucleo familiare». 

I SOCIAL E’il momento del loro riscatto. Telefonini, social, computer un tempo demonizzati dai genitori sono diventati l’unico contatto con il mondo esterno per i ragazzi. Questi strumenti sono diventati un’occasione per condividere giornate e reinventarsi. Ma ai ragazzi ora mancano gli amici della vita reale. Quei quattro ragazzi in carne e ossa, di frequentazione quotidiana, si sono rivelati più importanti dei millecinquecento amici che possono avere sui social. «Il web di per sé non è negativo - spiega la dottoressa - basta che non diventi l’unica attività della giornata». E lo stesso vale per tv e cellulare. Ma di videochiamate, balletti su tik tok, videolezioni i giovani ne hanno abbastanza: di loro si è parlato solo per capire come valutarne il percorso scolastico eppure nel giro di poco tempo la loro vità è cambiata e chissà per quanto. E le famiglie lo sanno bene: «I ragazzi sono semplicemente scomparsi - si sfogano - Esistono perché esiste la didattica a distanza. I diciottenni chiuderanno il loro percorso scolastico senza il viaggio d’istruzione dell’ultimo anno, senza le lacrime dell’ultimo giorno di scuola, senza sentire l’odore dell’aula per l’ultima volta e provarne già nostalgia, senza il viaggio di maturità. Forse noi, gli adulti, quelli che l’esame di Stato ormai lo sognano da decenni, dovremo cominciare a dire loro qualcosa, dimostrare a noi e a loro che ci sono, che esistono».

Ultimo aggiornamento: 09:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA