CORONAVIRUS

Coronavirus, Alessandra Di Castro: «Meno burocrazia per rilanciare l'antiquariato dopo l'emergenza»

Venerdì 15 Maggio 2020 di Umberto Mancini
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Alessandra Di Castro

L’emergenza coronavirus che ha colpito un Paese già in difficoltà ha toccato duramente il settore dell'antiquariato. Un'eccellenza italiana che difende e diffonde cultura, arte, storia. Creando nuove emozioni, disegnando sogni, regalando poesia e passione. E che chiede, come tanti altri comparti economici, di essere ascoltata.

«La crisi legata a Covid-19 - spiega Alessandra Di Castro, presidente dell’Associazione Antiquari d’Italia - ha investito tutti, cancellato mostre, fiere internazionali, bloccato il turismo, e ci pone di fronte a nuove sfide. Prima tra tutte quella che riguarda il futuro, il modo di lavorare, di “raccontare” le opere d’arte, di parlare con i collezionisti».

«Noi pensiamo di farlo con nuovi strumenti, ma mantenendo quel rapporto caldo, diretto, che un tour virtuale, una vendita on line non riescono di certo a ricreare fino in fondo». «Il nostro - dice la Di Castro - è un mestiere unico, antico, che oscilla tra tradizione e innovazione, e che deve evolversi, rinnovarsi anche alla luce di questa nuova situazione».

Perché anche il mondo dell’antiquariato, che dà lavoro ad un indotto importante, dai bronzisti ai corniciai, dai trasportatori ai restauratori, vuole ripartire puntando anche ma non solo sulle piattaforme web.

«Vanno ripensate - spiega la presidente - rese delle vetrine in grado di suscitare lo stesso stupore che si prova quando si entra in una galleria, in un museo». Se il superamento dei limiti del digitale è un sfida tecnologica, quella più ardua è invece di natura politica, riguarda le scelte legislative da compiere. «Vogliamo soltanto essere messi in grado di competere ad armi pari con gli altri operatori europei e mondiali - sottolinea la Di Castro dallo storico negozio di Piazza di Spagna - invece abbiamo le mani legate, siamo penalizzati da regole e procedure che ci frenano».

E in effetti, scendendo nel tecnico, solo in Italia non ci sono delle soglie di valore al di sotto delle quali esportare i beni culturali. «Chiediamo al Mibact, con cui abbiamo da tempo un dialogo costruttivo, di applicare immediatamente la riforma Franceschini, approvata nell’agosto 2017, in attesa di attuazione da quasi due anni. L’applicazione della riforma darebbe finalmente la possibilità di poter introdurre il passaporto elettronico e di poter esportare opere il cui valore viene dichiarato tramite autocertificazione al di sotto di 13.500 euro. Questo consentirà di sburocratizzare e semplificare moltissimo il lavoro degli Uffici Esportazione. Non intaccando naturalmente i principi di tutela, che condividiamo e intendiamo far rispettare a tutti i livelli».

In questo momento di crisi - aggiunge la presidente - serve un grande rilancio, una svolta, per dare impulso ad un mestiere che mette al centro la cultura, le conoscenze, la tradizione e le competenze ereditate dalle generazioni passate». Del resto non a caso gli antiquari italiani sono considerati e ritenuti a livello mondiale tra i migliori conoscitori, i più esperti, con un know how tramandato di generazione in generazione e un amore per il proprio lavoro unico. Ma c’è il rischio concreto, se non verranno messi in grado di lavorare con gli stessi strumenti e le stesse regole degli altri colleghi europei, di una forte erosione, visto che tutti i Paesi, tranne l’Italia, fanno sistema, supportano i mercanti, li agevolano. «Il rischio di estinzione culturale c’è - conclude la presidente - perchè una elite professionale come la nostra va tutelata. In fondo siamo i primi scopritori di tesori nascosti e ci misuriamo ogni giorno con un collezionismo internazionale con le armi spuntate».

Degli Indiana Jones lasciati soli che ora chiedono al ministro Dario Franceschini di andare avanti con la riforma per dare forza ad un settore che è anche un presidio di legalità sul territorio. E che porta alla luce, in primo piano, le ricchezze del passato e quelle contemporanee, il genio e l’invenzione. Valorizzando un patrimonio immenso, sconosciuto ai più, che è assurdo pensare di disperdere o, peggio, lasciare nell’oblio.

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