Corinaldo, le intercettazioni: «Senza morti rapinavo anche Sfera Ebbasta»

Sabato 3 Agosto 2019
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Strage Corinaldo, la banda incrociò all'Autogrill Sfera Ebbasta: «Se non era per i morti, gli rubavo la collana»

Una banda strutturata. Ognuno, con un compito da assolvere. Chi doveva distrarre la vittima, chi spintonarla. Due dei 6 giovani arrestati per la strage di Corinaldo erano già stati arrestati in Francia lo scorso 6 luglio dopo il furto di alcune collane a Disneyland. È quanto scrive il gip di Ancona nell'ordinanza di custodia cautelare. I due, Moez Akari e Andrea Cavallari, erano con 2 ragazze: i 4 sono stati bloccati e, dopo esser stati processati davanti al giudice di Chessy con il rito direttissimo, sono stati rilasciati. Il 9 luglio, dice ancora il Gip, «sono rientrati in Italia ed hanno ripreso la loro attività illecita».  Grazie alle rapine compiute con lo spray al peperoncino la banda di giovanissimi che ha provocato la strage nella discoteca di Corinaldo riusciva a mettersi in tasca circa 15mila euro al mese.

Sono sei i ragazzi modenesi giovanissimi, arrestati per la strage di Corinaldo. Si tratta di Ugo Di Puorto, 19 anni di San Prospero (Modena), Andrea Cavallari, 20 anni di Bomporto (Modena), Moez Akari, 22 anni residente a Castelnuovo Ranone (Modena), Raffaele Mormone, 19 anni di San Cesario sul Panaro (Modena), Badr Amouiyah, 19 anni residente a San Prospero (Modena) e Sohuibab Haddada, 21 anni residente a di Bomporto (Modena). Agli arresti, accusato di associazione anche Andrea Balugani, 65 anni di Castelfranco Emilia.  Un business criminale che frutta alla banda 15 mila euro al mese. Sono circa 60 le rapine che vengono addebitate ai sei, in 9 regioni italiane e all'estero.

L'ODIO CONTRO "GLI SBIRRI"
Uno degli arrestati, Ugo Di Puorto, 19enne nato ad Aversa e residente a San Prospero (Modena), si fa chiamare Hugo su Facebook e come immagine di copertina ha la scritta ' Acab', ovvero All Cops Are Bastards (in italiano 'tutti i poliziotti sono bastardì). In un post pubblicato il 16 luglio il suo odio per le forze dell'ordine si palesa con un commento «Sbirri figli di p...».

Secondo quanto si legge nell'ordinanza della procura di Ancora in merito all'inchiesta sui morti della discoteca di Corinaldo, gli indagati erano soliti «in occasione dei viaggi effettuati per raggiungere le discoteche o per ritornare a casa», commettere «furti all'interno di esercizi commerciali ubicati nelle aree di servizio autostradali ovvero hanno omesso di saldare i conti presso strutture ricettive, ristoranti, autonoleggi e tassisti»

I RAID IN MEZZA ITALIA
Avevano colpito anche a Verona e a Padova due delle sei persone arrestate dai carabinieri in relazione alla strage nella discoteca «Lanterna Azzurra» di Corinaldo, tra il 7 e l'8 dicembre scorsi. La coppia, si apprende dalla Polizia, sarebbe responsabile anche di due raid notturni nei luoghi del divertimento estivo del Veneto, in particolare una discoteca a Verona e un parco per concerti a Padova.

A Verona a tra il 9 e il 10 marzo un tunisino con residenza in provincia di Bologna e un modenese, avevano rubato gioielli e portafogli ad alcuni ragazzi in un locale. Tre mesi dopo la stessa coppia si era presentata a Padova, al Parco della Musica, la notte tra l'1 e 2 giugno, per derubare due studenti che si stavano godendo un concerto. I ladri avevano strappato loro una catenina dal collo e un orologio dal polso.

La squadra Mobile di Padova, attraverso le testimonianze delle vittime, è riuscita a individuare i due e a denunciarli. Ma solo i carabinieri di Ancona avevano il quadro investigativo complessivo sott'occhio, e, al termine delle indagini, li hanno arrestati, assieme ad altri 4 individui, per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti con strappo e rapine, omicidio preterintenzionale, lesioni personali e singoli episodi di rapine e furti con strappo.

PRONTI A COLPIRE ANCORA
«I dati, inquietanti, emersi nel ricostruire il quadro indiziario...dimostrano chiaramente che...vi è non tanto il pericolo quanto la certezza che, se non fermati» i sei giovani «continueranno, imperterriti, a derubare gli avventori delle discoteche di tutta Europa». È quanto scrive il gip di Ancona nell'ordinanza di custodia cautelare per i fatti avvenuti nella discoteca di Corinaldo. «Il fatto che, non paghi di quanto accaduto a Corinaldo, gli esecutori materiali dei furti insistano ad utilizzare anche lo spray urticante (o, come si dirà, altre forme di violenza) - prosegue il giudice - rende altresì non remota la possibilità di ulteriori atti lesivi ai danni dei clienti dei locali depredati». A conferma di ciò, il gip elenca i colpi realizzati dalla banda, divisa in «squadre» in meno in mese: 18 in tutto, dalla notte del 21/22 giugno a quella del 20 luglio.

LE INTERCETTAZIONI
«Me la so messa in bocca (dopo il furto la collana viene occultata in bocca) sentivo i peli, perché sono andato in bagno me la sono andata a sciacquare...ah! L'ho vista adesso ci sono i peli arancione anche, porca troia ho fatto tutto quel casinò. (...):
«Ma io cosa ti ho detto a te dall'inizio teniamo quello li da trenta (30 grammi)». Sono le intercettazioni dei dialoghi tra i sette indagati per la strage nella discoteca di Corinaldo (Ancona) contenuti nell'ordinanza emessa dal gip del tribunale di Ancona.

LA BANDA INCONTRO' SFERA EBBASTA: "DERUBIAMOLO"
La sera della tragedia di Corinaldo i componenti della banda dello spray al peperoncino che scatenarono il panico alla Lanterna Azzurra incontrarono Sfera Ebbasta, l'artista atteso alla discoteca della strage, in un'area di servizio. È quanto si legge nell'ordinanza del gip di Ancona, che riporta un'intercettazione ambientale tra alcuni degli indagati in cui ricordano l'episodio. I ragazzi, si legge nel provvedimento, «rammentano il fatto che, durante il viaggio di ritorno, presso un'area di servizio, avevano incontrato l'artista Sfera Ebbasta» e uno di loro era quasi intenzionato a rubargli la collana: «Se non era stato per i morti te lo giuro (...) lì, gliela faceva».

Nella conversazione si sente uno degli indagati dire «Sfera Ebbasta è solo un pagliaccio (...) lo schifo è una m..., ha rovinato tutto fra». E un altro: «Pensa fra che affamato quella sera lui è andato all'Altro Mondo e poi doveva venire lì» ; «doveva fare due serate (...)». A un certo punto i ragazzi ricordano l'incontro con il trapper: «io lo schifo proprio come persona.., ci stavo per litigare in autogrill lo stavo per bussare quel figlio dì (...) diceva con quella faccia da (...) e la collana così fuori». E la replica: «la collana quella con la chitarra fra... li se non era stato per i morti te lo giuro (....) lì gliela faceva, lo guardava in un modo...».

LA CONCORRENZA CON UN'ALTRA GANG
«Nonetto di m... ti giuro su Dio adesso vengono i Carabinieri mi controllano, non ho la collana, ti taglio la gola a te ed a quel ciccione pòrco di m... del c...», recita la conversazione trascritta nell'ordinanza del gip, facendo emergere la
«concorrenza con il gruppo dei genovesi». La conversazione è stata registrata il 13 aprile scorso dentro l'auto di uno degli indagati che con tre complici era appena uscito dalla discoteca Mojito di Città di Castello (Pg) all'interno della quale era presente anche «il gruppo rivale dei genovesi».
 

«Se avessimo avuto lo spray (...), però fra li bucavamo: tipo se gli tiro un pugno in faccia la colpa è nostra». E ancora: «loro lavorano, noi li asfissiamo gli prendiamo le le balze». E poi, ancora il 21 aprile, dentro l'auto, uno degli indagati commenta un'azione di quattro anni prima alla discoteca le Rotonde di Garlasco: »Li mi hanno beccato e noi siamo scappati gli sbirri mentre scappavo spruzzavo, ne ho fatta una c'era...tipo mi hanno preso - e aggiunge - Fra io so scappato eiù...oh! I buttafuori...! borghesi quelli in mezzo alla pista io correvo e spruzzavo».

 

Ultimo aggiornamento: 4 Agosto, 21:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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