Corinaldo, il “patto di silenzio" della banda alla prova degli interrogatori. Uno di loro nega tutto

Lunedì 5 Agosto 2019
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Corinaldo, il “patto di silenzio

La banda dello spray aveva siglato una sorta di «patto di silenzio» per affronatre compatti i vari interrogatori. L'accordo di riserbo doveva servire a comprire i vari elementi che sono stati raccolti dagli inquirenti dopo la tragedia di Corinaldo, quella maledetta sera in cui hanno perso la vita sei persone. 

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Il patto era stato deciso da Ugo Di Puorto con l'amico Eros Amoruso, morto a fine aprile durante le indagini, e col cugino Raffaele Mormone, anch'egli indagato per la tragedia d'Ancona. A distanza di mesi però quest'accordo è arrivato alla prova degli interrogatori cui i due indagati saranno sottoposti domani. Ed è proprio questo silenzio a segnare la linea di confine con l'altra parte della banda dello spray al peperoncino, quella cui fanno capo Andrea Cavallari, Moez Akari, Aouhaib Haddada e Badr Amouiyah, tutti indagati.

Al patto fanno riferimento Ugo ed Eros, che, ntercettati a telefono il 5 marzo, parlano del comportamento di Raffaele Mormone. Raffele, dopo un litigio con Di Puorto per un'errata ripartizione degli utili dopo una seratà, aveva deciso di non partecipare più ai furti , per poi tornare immediatamente sui soi passi.
 

I due parlano anche di un episodio che li ha uniti: «Siamo noi», dice Eros, «noi tre frà perché da quella sera e come se fossimo solo noi tre frà», «non è che lo abbiamo scelto ci siamo trovati quella notte frà ridendo e scherzando abbiamo detto quelle cose ed io le sto rispettando quella cosa cioè e pure lui la sta rispettando».

Ugo ed Eros confermano che avrebbero rispettato questo accordo, «frà la rispettiamo da allora non ti preoccupare», dice Di Puorto. Per gli inquirenti, l'esistenza di un segreto inconfessabile si evince anche da un'altra conversazione, intercettata nell'auto di Di Puorto l'11 maggio, a pochi giorni dalla morte di Eros (il 23 aprile) a causa di un incidente. Di Puorto confida a Souhaib Haddada, altro indagato, qualcosa di importante, raccomandandosi affinché non riveli a nessuno quanto appreso. 
 


Intanto, Andrea Cavallari, uno dei giovani arrestati, ha negato il suo coinvolgimento: «Non c'entro nulla con Corinaldo. Sono arrivato lì pochi minuti prima della tragedia, ma non ho fatto nulla. È stato un altro gruppo a farlo». Il 20enne è rinchiuso nel carcere genovese di Marassi dopo essere stato fermato mentre era in vacanza in Liguria. Ma suglia altri episodi, circa una ventina di furti, il giovane ha fatto scena muta davanti alle domande del gip per l'interrogatorio di garanzia.

Il suo legale ha dichiarato che Cavallari è «sconvolto e dispiaciuto per quanto successo alle sei persone morte alla Lanterna Azzurra. Ma non ha spruzzato lui lo spray. Non sapeva nulla». Il giudice genovese nelle prossime ore trasmetterà gli atti ai colleghi di Ancona.

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