Ancona, strage di Corinaldo: il pm chiede la proroga delle indagini per 17

Mercoledì 16 Ottobre 2019
E' necessario approfondire e sviluppare «gli spunti investigativi offerti dalle relazioni tecniche dei consulenti incaricati il 20 dicembre 2018». Nuovi accertamenti, quindi. È con questa motivazione che il pm di Ancona Paolo Gubinelli ha chiesto una proroga di altri sei mesi - fino ad aprile 2020 - per le indagini relative al primo filone d'inchiesta che coinvolge 17 persone per la strage di Corinaldo in cui, la notte tra il 7 e l'8 dicembre scorsi, nella Lanterna Azzurra, morirono cinque adolescenti che attendevano l'esibizione in dj set del trapper Sfera Ebbasta e una madre 39enne. Sotto inchiesta in questo fascicolo ci sono proprietari e gestori del locale, un dj, un addetto alla sicurezza e i membri dello Sportello unico delle attività produttive (Suap) dell'Unione dei comuni Misa - Nevola, tra cui il sindaco di Corinaldo, Matteo Principi, che nel 2017 rilasciò l'autorizzazione per l'attività di pubblico spettacolo. I reati contestati a vario titolo vanno dall'omicidio colposo plurimo al disastro colposo, dalla falsità ideologica all'apertura abusiva di locali pubblici d'intrattenimento.

La Procura di Ancona ha disposto nuovi accertamenti per verificare la rispondenza dei luoghi rispetto all'autorizzazione rilasciata dal Suap (Sportello unico attività produttive), anche in riferimento alla comparazione del piano d'emergenza e di evacuazione, alle vie di esodo esistenti, «così come risultano dal verbale della riunione Suap del 12 ottobre 2017
», spiegano gli inquirenti. Il filone principale dell'inchiesta, però, è quello che lo scorso agosto ha portato all'arresto di sette persone, tra le quali sei ragazzi del Modenese, di età compresa tra i 19 e 22 anni, accusati di omicidio preterintenzionale: avrebbero spruzzato spray al peperoncino all'interno della discoteca come diversivo per rubare collanine d'oro ai ragazzi che aspettavano il concerto. Era stato porprio lo spray a generare la calca in cui persero la vita in sei subito fuori del locale, anche a causa del crollo di una ringhiera arrugginita e non adeguata. Dalle intercettazioni telefoniche raccolte dagli investigatori era emerso un quadro choc: giovani senza scrupoli che non avrebbero esitato a colpire neanche durante la ressa mortale. Le consulenze tecniche evidenziarono invece l'inidoneità al pubblico spettacolo del locale, risultato insicuro in condizioni d'emergenza e con destinazione urbanistica di magazzino agricolo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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