Milano, coppia down denuncia: «Nessuno vuole affittarci casa a causa della nostra sindrome»

La coppia lavora ed è assistita nella ricerca da un'associazione

La denuncia di Marta e Paolo: «Nessuno vuole affittarci casa perché siamo down»
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Martedì 27 Settembre 2022, 11:07 - Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 15:25

Paolo, 35 anni e Carlotta, 39, hanno un lavoro a tempo indeterminato e un'associazione che li segue e fornisce tutte le garanzie del caso per il pagamento dell'affitto, compresa la caparra, e altro, ma da quasi un anno la coppia sbatte contro un muro di gomma e una casa non riesce a trovarla a Milano: perché entrambi sono affetti dalla sindrome di Down. Da 12 mesi va avanti così: c'è la proposta, la trattativa è avviata, arriva alla stretta decisiva ma quando il proprietario, che magari si è anche avvalso di un'agenzia immobiliare, scopre che che i due fidanzati sono Down, si tira indietro e dice no.

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La coppia down che non trova casa a Milano: la denuncia

 Paolo e Carlotta preferirebbero un appartamento a Milano con due camere nella zona di piazzale Lotto o vicino a corso Vercelli o in zona Wagner. dove l'associazione che li segue, il Circolo Culturale giovanile di Porta Romana, ha un'altra casa e così potrebbero frequentare i loro amici. Sarebbero comunque assistiti da educatori ma fino a ora il loro, normale desiderio di un alloggio in cui vivere insieme, è rimasto una chimera. Carlotta lavora in una famosa agenzia per il lavoro, Paolo in un fast food. Il contratto d'affitto sarebbe intestato al Circolo Culturale giovanile di Porta Romana il quale è nato nel 2000 per iniziativa di un gruppo di genitori di giovani con sindrome di Down, come proposta alle esigenze d' inserimento e integrazione dei loro figli nel tessuto sociale milanese. 

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Nel 2009 è nato il 'Progetto Casà che - spiega il Circolo - permette a giovani adulti con sindrome di Down d'iniziare il percorso per un'autonomia abitativa curata che li porterà a divenire uomini e donne con capacità di pensiero e di decisioni proprie, la possibilità di vivere una vita il più possibile normale«. E al Circolo si chiedono quali siano le difficoltà, che sembrano però non essere una caratteristica prettamente milanese ma anche di altre realtà: problemi di sicurezza? rapporti con i vicini? Questioni che non si dovrebbero porre, considerata l'assistenza costante degli educatori. Paolo e Carlotta qualche tempo fa sembravano avercela fatta ed erano in procinto di versare la caparra di 3.600 euro. Dissero loro che, invece, non si poteva procedere. Se ne andarono con l'assegno e il loro carico di amarezza.

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