Le mamme potranno lavorare fino al nono mese e prendere il congedo dopo il parto

Venerdì 13 Dicembre 2019
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Ok dell'Inps: le mamme possono lavorare fino al nono mese e prendere il congedo dopo il parto

Le donne potranno lavorare fino al nono mese di gravidanza e prendere il congedo di maternità obbligatorio di cinque mesi «esclusivamente dopo il parto». Lo prevede una norma della legge di Bilancio per il 2019. L'Inps chiarisce in una circolare che le mamme che vorranno usufruire di questa possibilità dovranno presentare domanda prima dei due mesi che precedono la data presunta del parto. Ci deve essere un parere medico che certifichi che sia la mamma che il bambino stanno bene e il lavoro fino al nono mese non arreca alcun danno al nascituro. Fino ad ora le domande arrivate sono state sospese in attesa dei chiarimenti quindi di fatto da oggi è possibile presentare telematicamente la domanda.
 
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Le lavoratrici hanno facoltà - afferma la legge di Bilancio 2019 - «di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l'evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro». La documentazione sanitaria deve essere acquisita dalla lavoratrice nel corso del settimo mese di gravidanza. Le certificazioni mediche dovranno, «attestare esplicitamente l'assenza di pregiudizio alla salute fino alla data presunta del parto ovvero fino all'evento del parto qualora dovesse avvenire in data successiva a quella presunta».

L'interdizione dal lavoro per gravi complicanze della gravidanza «è compatibile» con la possibilità di lavorare fino al nono mese purché i motivi alla base dell'interdizione cessino «prima dell'inizio del congedo di maternità ante partum». È invece incompatibile con l'opzione l'interdizione al lavoro legata alle condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla salute. L'insorgere di un periodo di malattia prima dell'evento del parto, tra il settimo e il nono mese, «comporta l'impossibilità di avvalersi dell'opzione».

Qualora, tuttavia, la lavoratrice manifestasse la decisione di non volersi più avvalere dell'opzione dopo l'inizio del periodo di maternità ante partum, il congedo di maternità indennizzabile sarà computato secondo le consuete modalità (due mesi prima del parto e tre mesi dopo). Quindi i periodi prima del parto lavorati prima della rinuncia saranno comunque computati come periodo di maternità, ma non saranno indennizzati poiché la futura mamma ha lavorato. Solitamente il congedo di 5 mesi prevede che la mamma non lavori nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre successivi. C'è anche la possibilità che la donna continui a lavorare fino a 1 mese prima del parto e poi i 4 mesi successivi. La scelta di avvalersi del congedo di maternità flessibile è della lavoratrice, purché vi sia un attestato del medico che certifichino l’assenza di rischio per la salute. In nessun caso la lavoratrice può rinunciare al congedo di maternità. Con la legge di bilancio del 2019 è stata introdotta la possibilità di usufruire dei cinque mesi di congedo dopo il parto.  maternità per il 2019 è, come accennato in premessa, la possibilità di fruire del congedo obbligatorio nei 5 mesi successivi.

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Ultimo aggiornamento: 17:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA