Disabile perde l'equilibrio in treno e tira il freno di emergenza: condannato a pagare 3.750 euro

Disabile perde l'equilibrio in treno e tira il freno di emergenza: condannato a pagare 3.750 euro
di Denis Barea
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Giovedì 14 Febbraio 2019, 11:17 - Ultimo aggiornamento: 14:58

CONEGLIANO - Manca qualche centinaio di metri all'arrivo alla stazione di Treviso quando il treno, diretto a Venezia, si blocca improvvisamente. Il passeggero di una carrozza di coda aveva attivato l'allarme collegato al freno di emergenza. È quanto accadeva in un pomeriggio della primavera 2015. Il perché il viaggiatore, un 43enne salito sul treno a Conegliano, avesse azionato freno emergenza è stato chiarito dagli inquirenti che gli avevano contestato l'accusa di interruzione di pubblico servizio. Una ricostruzione che il 43enne, portatore di disabilità fisica, ha sempre contestato. Ieri il 43enne è stato condannato a 15 giorni di reclusione, convertiti in una ammenda di 3.750 euro. Il disabile, assistito dall'avvocato Fabio Busnardo, era stato colpito da decreto penale di condanna che è stato confermato nella sentenza del giudice Michele Vitale.

LA DIFESA
«Stavo cadendo e mi sono afferrato alla prima cosa che mi è capitata sotto mano», la giustificazione. E la prima cosa era il freno di emergenza, che in realtà è posto in una posizione elevata e, a prima vista, facile da raggiungere per un disabile. Ma non per un uomo alto più di un metro e ottanta come l'imputato. La versione della difesa è che il 43enne aveva accusato un lieve malore e un rallentamento del treno gli avrebbe fatto perdere l'equilibrio. E istintivamente si s'aggrappò al freno di emergenza? «Da anni - spiega l'avvocato Busnardo - il cliente vive con un protesi dopo che gli è stata amputata parte di una gamba. Quando è avvenuto il fatto l'uomo non viaggiava con le stampelle e questo avrebbe reso ancora più precario l'equilibrio». Il 43enne non ha mai negato di essere stato lui ad azionare il freno, cosa che ha comportato un ritardo sul viaggio stimato tra i 7 e i 13 minuti.

LA DENUNCIA
Quando è il 43enne è arrivato a Mestre si è trovato davanti gli agenti della Polfer che lo identificarono. Di lì a poco a casa gli arrivò il decreto penale di condanna. «Ma io ho solo cercato di non cadere a terra», si è giustificato, affidandosi a un legale per il ricorso. Durante il processo la difesa ha documentato la disabilità del 43enne e ha provato a chiarire la dinamica, esibendo le fotografie sull'esatta collocazione del freno in quel tipo di treno. Ma le prove della difesa non hanno convinto il giudice. Ora per capire perché i certificati medici e le ricostruzioni della difesa non abbiano fatto breccia, non resta che attendere le motivazioni, attese entro i prossimi 60 giorni.

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