Coldiretti, indagato il segretario generale. L'accusa: tentata estorsione. È bufera

Vincenzo Gesmundo avrebbe ritirato gli incarichi a un contabile che aveva segnalato ammanchi

Coldiretti, indagato il segretario generale. L'accusa: tentata estorsione. È bufera
di Giuseppe Scarpa
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Lunedì 20 Dicembre 2021, 07:19 - Ultimo aggiornamento: 17:21

Il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, è indagato dalla procura di Roma per tentata estorsione. L'inchiesta nasce all'indomani della denuncia di un commercialista che gestiva la contabilità di alcune società satelliti di Coldiretti. Il professionista, Enrico Leccisi, avrebbe rilevato dei pesanti ammanchi. Li avrebbe successivamente segnalati, durante una riunione nell'autunno del 2020, al vertice del sindacato. Per tutta risposta Gesmundo gli avrebbe ritirato ogni incarico.

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LA QUERELA

È questa la tesi di fondo della querela presentata dai legali del commercialista a marzo del 2021. Da qui è nata un'indagine per cui il magistrato titolare del fascicolo, il pm Antonino Di Maio, ha richiesto una proroga al gip.
Insomma gli inquirenti romani vogliono comprendere nel dettaglio ciò che è accaduto all'interno della più importante associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana.
È questa un'inchiesta complicata, anche perché Leccisi veste i panni dell'indagato in un altro fascicolo aperto da una diversa procura, quella di Santa Maria Capua Vetere, su denuncia dell'entourage di Gesmundo.
In questo caso gli inquirenti accusano il commercialista di autoriciclaggio e infedeltà patrimoniale in relazione alla gestione di Agricentro Nord e Sud. Le stesse due società, che si occupano di prestare le fideiussioni agli agricoltori soci di Coldiretti, da cui il liquidatore Leccisi sarebbe stato rimosso da Gesmundo con violenza e minaccia. La presunta estorsione del numero uno del sindacato si sarebbe consumata al termine di una riunione di fuoco nell'autunno dello scorso anno. Secondo la ricostruzione di Leccisi il segretario di Coldiretti gli avrebbe ritirato gli incarichi dopo che il commercialista gli avrebbe segnalato degli ingiustificati buchi contabili nei bilanci delle due società. È questa l'ipotesi al vaglio del sostituto Di Maio.

LE REAZIONI
 

«Il dottor Leccisi - sottolinea il suo avvocato Alessandro Diddi - si è rifiutato di lasciare la fase liquidatoria, a lui assegnata in virtù di un mandato assembleare unanime. Il mio assistito avrebbe messo in luce pesanti ipotesi di mala gestio, con perdite d'esercizio per oltre 19 milioni e mezzo l'anno dal 2015 in poi».
Ma se i pm della procura di Roma devono ancora decidere sul da farsi nei confronti di Gesmundo, che è appunto iscritto per tentata estorsione, i colleghi di Santa Maria Capua Vetere hanno nel frattempo proceduto contro Leccisi (lo scorso 6 ottobre) con un sequestro preventivo da decine di milioni di euro proprio in relazione alla gestione di Agricentro Nord e Sud.

«C'è un procedimento in corso quindi aspetteremo che i competenti organi svolgano le attività che ritengano opportune - spiega l'avvocato Diddi - Certo, bisogna dare atto che dopo l'iniziativa del dottor Leccisi, lo stesso è stato bersagliato da una serie di pesanti iniziative giudiziarie, tutte provenienti da professionisti che orbitano attorno alla cabina di regia di Coldiretti, le quali sembrano animate da un comune scopo ritorsivo nei confronti di un professionista che non ha inteso avallare determinate logiche».

Di parere diametralmente opposto è invece il penalista che rappresenta Gesmundo, l'avvocato Benedetto Marzocchi Buratti: «Sono dispiaciuto per la strumentalizzazione di una vicenda che non preoccupa il mio assistito. L'inchiesta che riguarda Gesmundo è nata su iniziativa, calunniosa, del Leccisi, che a breve per questo verrà denunciato - sottolinea il legale in accordo con Ettore Prandini, presidente di Coldiretti. Inoltre - precisa Marzocchi Buratti - due procure, Roma e Santa Maria Capua a Vetere, hanno ottenuto provvedimenti di sequestro per 50 milioni di euro nei confronti del Leccisi che è stato allontanato dalla Coldiretti, del tutto legittimamente, proprio in ragione delle sue condotte».
 

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