Cogne, Taormina vuole pignorare la villetta: «Annamaria Franzoni non mi ha mai pagato»

Mercoledì 4 Dicembre 2019
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Cogne, Taormina vuole pignorare la villetta: «Annamaria Franzoni non mi ha mai pagato»

È forse diventato il luogo del delitto per antonomasia, al centro di un caso che ha cambiato la storia della cronaca nera in Italia. La casetta nella frazione di Montroz (Cogne), in Val d'Aosta, è stato terreno di accesi scontri tra periti di accusa e difesa, aspre battaglie combattute prima nelle sue stanze, poi nelle aule di giustizia e spesso traslate davanti a plastici in scala, riprodotti per i salotti televisivi. 

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Ma anche meta di turismo macabro e casa dei tanti misteri irrisolti, tra chi cercava un'arma mai trovata o tracce utili a risolvere un giallo che ha diviso gli italiani in colpevolisti e innocentisti, ma che ha avuto, alla fine, una sola responsabile, per i giudici: Annamaria Franzoni. La mamma di Cogne ha ormai pagato il suo conto con la giustizia e da circa un anno è una donna libera. Ha scelto di vivere in silenzio circondata e protetta dalla sua famiglia e dalle montagne dell'Appennino bolognese. 

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Ma per lei non c'è mai pace. La villetta dove viveva all'epoca e dove il 30 gennaio 2002 fu ucciso il piccolo Samuele, è di nuovo al centro di una contesa giudiziaria. Come appreso dall'ANSA, l'avvocato Carlo Taormina, che difese la donna fino a quando non lasciò l'incarico mentre era in corso il processo di appello, sta infatti cercando di pignorarla. Il penalista, ex parlamentare, vanta un credito con la Franzoni, sancito da una sentenza del tribunale civile di Bologna. Franzoni deve risarcire Taormina con 275mila euro, gli onorari mai pagati, che sono aumentati, nell'atto di precetto: oltre 470mila per la somma di Iva, interessi e cassa previdenza avvocati. La sentenza non è mai stata appellata, è esecutiva dal 2017 e nelle scorse settimane, il 22 ottobre, il penalista ha notificato un atto di pignoramento a Franzoni, che ora risiede a Monteacuto Vallese, in provincia di Bologna. 
 

 

Ma proprio a Cogne la donna era voluta tornare, per qualche giorno, un anno fa, dopo aver concluso la pena, scontata negli ultimi anni in detenzione domiciliare, ma col divieto appunto di rientrare nel comune della Val d'Aosta. Il pignoramento riguarda metà della proprietà immobiliare che, a quanto pare, è l'unico bene aggredibile. Ma l'11 novembre Franzoni, assistita dagli avvocati Maria Rindinella e Lorenza Parenti del foro di Bologna, si è opposta, iscrivendo a ruolo, in tribunale ad Aosta, la procedura. In pratica, oltre a un vizio nella notifica dell'atto (che sarebbe stato indirizzato solo a lei mentre la casa è di proprietà anche del marito) si sostiene che la villetta non è pignorabile perché è all'interno di un fondo patrimoniale, costituito a maggio 2009, dopo che la sentenza penale divenne irrevocabile, da Franzoni e dal coniuge Stefano Lorenzi. Il giudice dell'esecuzione Paolo De Paola ha fissato un'udienza per l'11 dicembre. Taormina, assistito dal figlio Giorgio e dall'avvocato Giuseppina Foderà di Aosta potrà costituirsi.

Ultimo aggiornamento: 19:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA