Fiumi di cocaina in Italia, arrestati due narcos colombiani: chiesta l'estradizione

Ora la decisione se concedere l'estradizione in Italia dei due narcos spetta alla Corte Suprema Colombiana

Arrestati due narcos colombiani che avevano fatto arrivare in Italia fiumi di cocaina. Chiesta l'estradizione
di Valeria Di Corrado
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Domenica 23 Ottobre 2022, 23:10 - Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 11:03

Sono stati arrestati i due narcos colombiani accusati di aver fatto sbarcare nel porto di Trieste fiumi di cocaina: Abel Castano Castano e Martinez Quiroz. Si trovano in carcere a Bogotà e il nostro ministero della Giustizia ha chiesto la loro estradizione. Un'istanza che rischia di cadere nel vuoto, visto che i rapporti di collaborazione giudiziaria tra i due Paesi non sono idilliaci, perché l'Italia non ha voluto consegnare alcuni ricercati colombiani. Lo scorso giugno sono state sequestrate 4,3 tonnellate di polvere bianca, per un valore di 96 milioni di euro, che sul mercato avrebbe fruttato 2.390 milioni. Già pagata dalla criminalità europea, era destinata all'intero continente: a cominciare dalle piazze di spaccio di Milano e Roma.

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È stata la più grossa operazione antidroga in Italia, la terza in Europa. L'inchiesta fa capo alla Procura di Trieste che è riuscita a infiltrare tre investigatori della Guardia di Finanza, sotto copertura, e ad arrestare 38 trafficanti di livello internazionale: sloveni, croati, olandesi, bulgari. Da una parte c'era il "clan del Golfo", i cosiddetti "Urabeños", il più potente cartello di narcotrafficanti attivo oggi in Colombia che conta fino a 2mila affiliati per lo più da gruppi paramilitari di estrema destra; dall’altra diversi gruppi di acquirenti est-europei e affiliati alla 'ndrangheta operativi in Lombardia, Veneto, Lazio e Calabria.

Convinto del successo della spedizione, il cartello colombiano aveva inviato in Italia un suo emissario, Ramon Abel Castano Castano (54 anni). Aveva già fatto un sopralluogo al porto di Trieste, prima dell’arrivo della cocaina, visitando l’ufficio del titolare di un servizio di import-export, che doveva garantire che la spedizione di trivelle da miniera, in cui era nascosta la cocaina, giungesse tra le banchine senza intoppi. Ma l’uomo era in realtà un finanziere sotto copertura del Gico. 

Ora la decisione se concedere l'estradizione in Italia dei due narcos spetta alla Corte Suprema Colombiana.“Il mio assistito è un serio uomo d’affari, sta per compiere 70 anni ed è incensurato - ha spiegato l'avvocato Alexandro Maria Tirelli, presidente delle Camere penali internazionali - È stato trascinato in una vicenda di cui si dice estraneo. Faremo valere le sue ragioni in un processo ordinario. Intanto faccio appello al presidente della Repubblica Colombiana a non ratificare un'eventuale decisione di estradizione della Corte Suprema. Il trattato firmato dall'ex ministro della giustizia Andrea Orlando andrebbe rivisto perché non è suffientemente garantista”.

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