Medicane, la Sicilia trema per il ciclone "rinforzato". I meteorologi: «Attesi nuovi nubifragi»

Medicane, la Sicilia trema per il ciclone "rinforzato". Il meteorologo: «Attese nuove piogge»
di Paolo Ricci Bitti
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Mercoledì 27 Ottobre 2021, 12:37 - Ultimo aggiornamento: 15:19

Dai nubifragi agli uragani Medicane, ovvero uragani del Mediterraneo: per dare un'idea di quello che è capitato in questi giorni e di ciò che capiterà di nuovo da domani in Sicilia, prendete un metro quadrato di terreno e versateci sopra 500 litri d'acqua, ovvero mezza tonnellata d'acqua, ovvero 55 casse (confezioni) da 6 bottiglie da un litro e mezzo ciascuna. Le immaginate 55 casse d'acqua ammonticchiate sopra a un metro quadrato di terreno? Ecco, ogni millimetro di pioggia equivale a un litro d'acqua per metro quadrato e l'altri ieri sull'Etna ne sono caduti 500 in 48 ore, mentre sulla piana di Catania - e questo è il dato più impressionante - ne sono arrivati 300 in due ore. 

Trecento millimetri, la quantità che da quelle parti, non proprio simili a una foresta pluviale tropicale, cade in sei mesi, ma solo quando le stagioni sono propizie. Nella vicina Calabria si è arrivati  a 451,6 millimetri in 48 ore nel Vibonese.

«E siamo ancora lontani dai quasi mille millimetri dei primi giorni di inizio mese in Liguria, dato che rappresenta il record assoluto per l'Italia», dice Edoardo Ferrara, laurea in Fisica teorica, indirizzo nucleare.

Dopo avergli garantito di non usare più "bomba d'acqua" («Definizione improprio e allarmistica»), il caporedattore di 3Bmeteo.com spiega che cosa sta avvenendo in Sicilia: «È tutto chiaro: in particolare in autunno zone della Sicilia e anche della Liguria sono soggette a nubifragi importanti. Ci sono sempre stati e sono dovuti alla conformazione del territorio: montagne vicine al mare. Mare che è ancora caldo e che investito dalle prime perturbazioni fredde restituisce molta energia "caricando" le perturbazioni. Poi, quando le perturbazioni finiscono contro le montagne, la pioggia si scarica con fenomeni imponenti che il territorio non può assorbire, soprattutto se non è stato tutelato con un'adeguata regimentazione dei corsi d'acqua e se è stato esposto all'abusivismo edilizio, questioni che riguardano molte zone dell'Italia,  un paese inoltre geologicamente fragile in molte sue parti». 

Edoardo Ferrara

Il maltempo che ha colpito il Catanese non può però essere definito normale?

«E infatti non lo è, ma non per l'intensità del singolo fenomeno, del singolo periodo di qualche ora o di qualche giorno. Ciò che è assolutamente preoccupante è che questi nubifragi si stanno intensificando mettendo allo stremo il territorio. Sono evidenti effetti del cambiamento climatico».

Si possono prevedere?

«Sì, e infatti le previsioni meteo avevano annunciato in gran parte ciò che è accaduto. Però non è ancora possibile individuare le zone ristrette in cui i nubifragi possono raggiungere queste intensità. Proprio per questo è necessario affiancare a previsioni accurate un'informazione, da parte dei siti meteo e dei media, altrettanto accurata, che non scada nell'allarmismo che finisce per far abbassare la guardia. Gli allerta meteo degli anti locali e nazionali non vanno mai sottovalutati».

A proposito, ma davvero fra giovedì e venerdì (28 e 29 ottobre) fra la Sicilia e la Calabria arriverà un uragano Medicane, sintesi di Mediterranean e Hurricane?

«Ci sono tutte le premesse di un uragano mediterraneo, un ciclone con caratteristiche tropicali con pesanti precipitazioni e venti oltre i 100 chilometri orari e, di conseguenza, forti mareggiate. Massima attenzione, quindi, nella Sicilia orientale e nella bassa Calabria ionica: fenomeni alluvionali saranno di nuovo possibili. Va detto tuttavia che se usiamo il termine "uragano" e ci vengono in mente quelli statunitensi o caraibici dobbiamo classificare Medicane nella scala più bassa, ovvero 1 con i gradi che sono 5».

Altre conferme arrivano da Andrea Giuliacci: il ciclone mediterraneo da domani potrebbe assumere caratteristiche tropicali diventando quello che mediaticamente viene chiamato uragano Medicane, con l'arrivo di forti piogge e nubifragi in particolare su ragusano, siracusano e catanese. Lo ribadisce il meteorologo di  Meteo.it.

«La possibilità che il ciclone mediterraneo possa assumere le caratteristiche di un Medicane in effetti c'è, ma non è neanche un evento eccezionale, nel senso che negli ultimi anni in più occasioni abbiamo visto, soprattutto nella prima parte dell'autunno, alcune intense perturbazioni trasformarsi in Medicane».

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Ma, sottolinea Giuliacci, «non diventerà un vero e proprio uragano, sono comunque perturbazioni che hanno delle differenze importanti rispetto ai cicloni tropicali. Alle nostre latitudini non si possono formare gli uragani perché la struttura di un uragano vero e proprio, quindi di un ciclone tropicale, ha bisogno di un'atmosfera con delle caratteristiche tipiche di quelle dell'atmosfera tropicale. Alle medie latitudini non è possibile». Però, sottolinea Giuliacci, «il problema è che comunque si tratta di perturbazioni molto concentrate, quindi rispetto alle perturbazioni delle medie latitudini portano maltempo su una zona meno estesa, ma dove portano il maltempo, di solito è un maltempo intenso. A parte i venti forti, che saranno anche di oltre 80 km/h, con delle raffiche superiori ai 100 km/h, ciò che è più preoccupante di solito sono le piogge, che possono essere molto intense e molto concentrate.

 

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Le previsioni parlano di venti burrascosi, raffiche di Levante e violente mareggiate sulle coste ioniche con onde talora di oltre 2-3 metri. Ciclone che in parte coinvolge anche la Calabria, in particolare il reggino. «Il termine tecnico più corretto, in realtà, è Tlc, Tropical Like Cyclone - osserva il meteorologo - perché avviene quando la perturbazione assume caratteristiche tipiche dei cicloni tropicali nel momento in cui i fenomeni causati dal riscaldamento dal basso, cioè dal riscaldamento delle acque del mare, tendono a prevalere sui normali processi che alimentano le perturbazioni delle medie latitudini».

Catania, la situazione. Nella tarda serata di ieri personale della Protezione civile regionale ha recuperato 200 persone che erano rimasta bloccate ai Maas di Catania, per partecipare a un concorso, poi sospeso e per liberare da detriti e acqua l'ingresso dell'ospedale Garibaldi Nesima. Per tutta la notte personale del Comune ha lavorato per liberare le strade e mettere in sicurezza la viabilità in città. Restano ancora criticità nella zona sud di Catania. Il fiume Dittaino risulta nella soglia, il Simeto scorre normalmente e il torrente Sortile è stato liberato dai detriti .È quanto emerge da un sopralluogo della Protezione civile regionale e comunale a Catania Rimangono chiusi al traffico il lungomare della Plaia di viale Kennedy e la via San Giuseppe La Rena fino all'incrocio con la base militare di Maristaeli. Liberata la tangenziale. Rimangono alcuni dissesti in via Etnea, diverse criticità alla viabilità interna e qualche allagamento ad immobili e cantinati. Tutta la notte e stamattina squadre di Organizzazioni di Volontariato, tecnici del Dipartimento e del Comune lavorano per il ripristino. Le autostrade sono percorribili, la Strada statale 114 benché sia stata riaperta presenta alcune criticità.

 

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