Chiara sorprende il vicino in casa, lui la spinge e la uccide: «Un raptus, non volevo»

Chiara sorprende il vicino in casa, lui la spinge e la uccide: «Un raptus, non volevo»
di Giuseppe Scarpa
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Lunedì 6 Settembre 2021, 22:25 - Ultimo aggiornamento: 7 Settembre, 10:20

Emanuele Impellizzeri, 38 anni, domenica pomeriggio entra di nascosto a casa di Chiara Ugolini, 27 anni. Dal terrazzo, come un ladro. Un appartamento al secondo piano in una palazzina a Calmasino di Bardolino (Verona), una zona collinare sopra il lago di Garda. Impellizzeri vive al piano terra, nello stesso piccolo condominio. All’improvviso l’uomo si trova di fronte la ragazza. Lei è sola, il compagno con cui vive, Daniel Bongiovanni, il quel momento non è con lei. «Un raptus», ha detto agli investigatori il 38enne accusato di omicidio volontario aggravato. L’avrebbe spinta con violenza. Anche se, solo l’autopsia, potrà ricostruire con precisione la dinamica. 

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La spinta

La 27enne sarebbe caduta a terra, avrebbe battuto violentemente la testa. Poi sarebbe morta. Il motivo per cui Impellizzari, che ha precedenti per reati contro il patrimonio (un condanna per rapina) ed è in affidamento in prova ai servizi sociali, si sia introdotto in casa della vittima non è chiaro. L’uomo è uscito di carcere a giugno. Lo stesso 38enne esclude l’ipotesi sessuale. Ovvero un tentativo di violenza. Ma i carabinieri vogliono approfondire. La pista seguita dagli investigatori porta per adesso, visto anche il passato dell’assassino, ad un tentativo di furto. Non si esclude anche il “rancore”: la 27enne, pochi giorni fa, sarebbe intervenuta a difesa della compagna dell’uomo, dopo una lite furibonda tra i due.

Il ritrovamento

Chiara Ugolini è riversa sul pavimento di casa quando il compagno la trova. La 27enne è a pancia in giù, con una piccola chiazza di sangue vicino alla fronte. 
Da una prima ispezione del cadavere non compaiono segni evidenti di ferite provocate da armi da taglio o da fuoco. Daniel Bongiovanni era subito rincasato, preoccupato, perché la compagna non gli rispondeva al telefono. Era in ritardo al lavoro. Commessa nel negozio di abbigliamento del suocero. Nel frattempo Impellizzari a bordo della sua moto è già lontano. A tutta velocità pensa di seminare gli investigatori. I carabinieri sono già sulle sue tracce. Convocano tutti i residenti del piccolo condominio. All’appello, guarda caso, manca proprio lui. È irrintracciabile. I sospetti si concentrano sull’uomo. I militari dell’Arma allertano i colleghi della polizia stradale. 
Il 38enne molto probabilmente stava andando in Sicilia, dov’è nato, a Catania. Fermato alle 23 di domenica sull’autostrada A1 all’altezza di Firenze dalle forze dell’ordine ammette quello che ha fatto. «L’ho spinta» dice. «È stato un raptus», prosegue. «Non volevo che succedesse». Chiara Ugolini, 27 anni, però, è morta. E poco importa se lui non «voleva». La procura di Verona, il pubblico ministero è Eugenia Bertini, dispone lo stato di fermo in attesa che il gip convalidi l’arresto già oggi. 

Chi era

La ventisettenne era una sportiva. Una ragazza appassionata di pallavolo sin dall’infanzia, militava nel Palazzolo Volley, squadra veronese di prima divisione. Sul profilo Facebook del club compare una scritta con accanto un cuore «Ciao Chiara». Sotto, tantissimi i commenti commossi. La vittima dell’efferato omicidio era anche allenatrice nelle giovanili della stessa formazione: «Una preghiera per Chiara, sentite condoglianze e un abbraccio alla famiglia», dicono i colleghi. 

La giovane lavorava in una boutique di abbigliamento a Garda, sul lago, di proprietà del padre del fidanzato. Si era laureata a Padova nel 2020, come dimostrano le numerose istantanee pubblicate dalla stessa 27enne sul suo profilo Instagram dove viene ritratta sorridente in compagnia degli amici. Chiara Ugolini si era trasferita di recente a Calmasino per vivere insieme al fidanzato: era originaria di Fumane dove abita la sua famiglia. La donna aveva un fratello mentre il padre aveva lavorato a lungo in un’azienda scaligera nel settore enologico mentre la mamma è impiegata in un mobilificio della Valpolicella. La sua famiglia la piange disperata. I genitori, il fidanzato. Uccisa, molto probabilmente, per un tentativo di furto andato male. 
 

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